La
lettera anonima era in viaggio verso il suo destinatario. Per i
misteri della burocrazia mai risolti, doveva, prima di raggiungere un
indirizzo situato a poche decine di metri dalla bussola postale dove
era stata imbucata, raggiungere il capoluogo di provincia, qui essere
smistata e poi rimandata per la consegna. Ci volevano tre giorni
lavorativi.
Il
capo della procura invitò a soprassedere. Per adesso dovevano
seguitare ad interrogare il prete bello, dovevano insistere nell'interrogatorio, farlo cedere, solo con una sua piena
confessione si poteva essere sicuri dell’incriminazione e della
condanna. Le prove erano solo indiziarie.
Il
maresciallo condivise questa decisione.
La
vedova del sindaco non si spiegava l’assenza del prete bello, non
sapeva che fosse stato trattenuto dai carabinieri. Nessuno sapeva
dove fosse, era preoccupata. Intanto era assediata dai giornalisti,
non poteva neanche lasciare casa.
Poi
la lettera arrivò a destinazione. Un carabiniere l’aprì e
immediatamente la consegnò al maresciallo, il quale capì che aveva
trovato il bandolo della matassa, aveva in mano l’assassino.
Stranamente
proprio in quell'attimo seppe chiarire anche la cosa che lo
angustiava da giorni.
Il
motivo che gli impediva di ritenere colpevole il prete bello!
L’armadio
delle armi del Sig. X.!!!!!!
Era
coperto di polvere, polvere di molti giorni, forse settimane! Nessuno
poteva averlo aperto! Il prete bello non poteva aver usato quel
fucile.
Il
parroco, il prete bello, era innocente.
La
lettera molto voluminosa, di diverse pagine, spiegava
dettagliatamente ogni cosa. Il perché, il come.
L’assassino
era tranquillo. Non era minimamente a conoscenza di quanto stava
accadendo e l’arrivo del maresciallo a casa non lo inquietò più
di tanto, ma mentre questi parlava la sua sicurezza andò scemando.
Ora era in assoluta fibrillazione. Come potevano sapere tutte queste
cose? Questi dettagli? Fu invitato a recarsi immediatamente in
caserma. Il maresciallo stesso lo accompagnò.
Quanto
può essere vendicativa una donna!
La
moglie dell’assassino, amante del sindaco, esultò di una crudele
gioia quando vide il marito dover seguire il carabiniere in caserma.
Aveva portato, con quella lettera anonima, tante e tali prove da
rendere schiacciante l’incriminazione. Le prove delle
malversazioni, i numeri di conti correnti dove erano state depositate
le somme e dove trovare una di quelle pallottole modificate dal
marito simile a quella usata per l’assassinio. L’uomo, messo alle
strette, crollò dopo poche ore d’interrogatorio, neanche era a
conoscenza della tresca della moglie con il sindaco, non era questa
la causa dell’omicidio. La vera causa era una consistente
appropriazione di beni del comune, veri e propri furti, reato
scoperto dal sindaco che voleva denunciarlo.
Questo
avrebbe causato la perdita di tutti i benefici faticosamente
raggiunti. Da qui il passo fino all'omicidio fu breve.
Il
prete bello?
E’
quasi naturale che non abbia potuto vivere felicemente e facilmente
la storia d’amore con la donna che amava. Lo scandalo, sia pur
circoscritto nell'ambito ecclesiale ci fu, e la minaccia di
trasferimento in chissà quale località lo fece decidere ad
abbandonare la tonaca. Questo fra mille difficoltà e minacce di
ritorsione varie. Lui non cedette e la scelta di cosa fare fu sua,
solo sua.
Il
prete bello vive ora con la sua donna. Vive con lei e con i figli di
lei. Forse gli manca qualcosa della vita da religioso ma non lo fa
mai pesare, ogni attimo le dimostra il suo amore con dei piccoli
gesti d’affetto. E’ felice per quanto è possibile. La sua
passione è ancora viva, arde di un fuoco perenne.
Sono
passati anni da allora e il tempo ha coperto solo parzialmente con la
sua polvere quanto è accaduto.
A
volte ricordano quei giorni ma non ne parlano mai.

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