sabato 7 dicembre 2019

RICORDO.



Ricordo quella giornata di pioggia e tu... la ricordi?
Oh... si!
Non puoi dimenticare quel giorno.
L'acquazzone che ci sorprese in spiaggia.
Il temporale estivo che venne dal mare senza preavviso alcuno.
Eravamo senza possibilità di riparo e ridendo... ci abbracciammo sotto il diluvio.
Presto fummo zuppi, mentre le nostre bocche si scambiavano baci di fuoco.
Soli...
Soli... fuori dal mondo, soli nell'immensità, soli come i primi assoluti abitatori del mondo!
Che c'importava dei tuoi sedici anni?
Eravamo una donna e un uomo!
Senza pregiudizi, senza limiti.
La tua maglietta diventata trasparente!
I tuoi capezzoli puntuti in evidenza.
La mia mano che li accarezzava e che passava poi sotto il tessuto. Il tuo seno che batteva impazzito sotto le mie dita.
Presto... mentre ti tenevo contro di me e continuavo a godere della tua bocca... raggiunsi con la mano il tuo inguine.
Accarezzavo le tue labbra gonfie... mi chiedevo allora come adesso come possano essere così meravigliose.
E come era meraviglioso passarci le dita su quel solco deciso, premere... premere dal pube per tutto lo spacco.
Premere per vincere la tenue resistenza e sentire il tuo calore, il tuo umido...
Ricordo che portai le dita alla bocca, staccandola un attimo dalla tua, per sentire il tuo sapore, la fragranza esclusiva della tua conchiglia e mi ubriacai di te!
Di te!
Dio... vero era che non mi era mai importato della verginità in una donna! Non avevo mai perso tempo per ottenerla. Mi era indifferente!
Ma la tua?
La tua la volevo, come volevo te.
Sentivo che diventavi morbida, che ti scioglievi sotto le mie dita e te la chiesi.
Poi la corsa pazza verso quella casa sul mare.
Ricordi la stanza con le pareti intonacate di bianco?
Il letto sul quale ti misi?
Tu... stesa, le braccia sopra la testa e io fra le tue gambe che ti adoravo.
E le mie mani...?
Mai sazie di te, mai ferme... che volevano conoscere ogni piccolo particolare del tuo corpo, mani che frugavano curiose e ingorde i tuoi tesori!
La mia bocca sul tuo seno, la lingua che giocava con i tuoi capezzoli inturgiditi.
I morsi leggeri che ti facevano fremere.
E i tuoi gemiti...
E la nostra urgenza...
Di averci... di possederci.
Ricordi il tuo inarcarti? Mentre ti tenevo per i fianchi?
E la mia spinta...
Il mio entrare in te...
Il tuo sospiro forte...

Si... ho desiderato la tua verginità! Come mai è successo.
E' vero.
Come mai è successo.

-Sarà per sempre...?
Mi chiedesti...

-Per sempre, bambina mia... per sempre.
Risposi...



T.

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