martedì 8 dicembre 2020

DOMINI CANES

 

Era gennaio dell’anno del signore 1323, appena passate le festività natalizie, quando la missiva del curato di Saint Cristol les Ales giunse al Convento dei Domenicani di Ales. Il paese distava poche ore di cammino dal Convento.

La Casa dei Domenicani di Ales era poco importante rispetto ai grandi Conventi dell'ordine ed era diretta da un semplice Priore, Jean Costant, un uomo vigoroso di 30 anni, fervido uomo di religione. 

I Domenicani avevano precipuamente il compito di combattere l'eresia ma si riconoscevano loro anche i compiti della predicazione e lo studio. Infatti, molto avanzata e di ottimo livello era l'attività culturale volta all'insegnamento. Inoltre a loro veniva affidato il compito di "pubblicizzare" le Crociate, di riscuotere i tributi, di compiere delicate missioni diplomatiche e solitamente erano i membri dell'ordine a formare i tribunali dell'Inquisizione. 

Il più famoso inquisitore domenicano fu lo spagnolo Torquemada, diventato poi celebre per la sua assoluta determinazione nel colpire eretici e peccatori in genere.

L'atteggiamento assunto da parecchi esponenti dell'ordine valse loro il soprannome di Domini Canes, poco simpaticamente tradotto in Cani di Dio che lascia intendere il loro accanimento.

Jean Costant, pur colto e intelligente, era un Domini Canes, a volte rasentava l'ossessione nella sua ricerca del maligno. Non aveva vissuto la Crociata contro i Catari avvenuta il secolo precedente, ma ne continuava l'opera nella ricerca e nel combattere quell'eresia.


Erano tempo difficili, dopo un periodo di abbondanza continue carestie colpivano l'Europa che vedeva ora anni di piogge continue e stagioni fredde. Era il preludio a quello che sarebbe stata la grande moria della Morte Nera, la pestilenza del 1347 che avrebbe trovato una popolazione fisicamente debilitata.

Ma questo era ancora da succedere quando Padre Jean lesse la missiva. Era una richiesta di aiuto da parte di chi non sapeva come fronteggiare una grave situazione, da un curato di un piccolo paese... uomo semplice e pieno di paura dell'ignoto.


Questi raccontava di come un morto ritornasse a trovare la giovane moglie, tornava sotto forma di fantasma ogni notte dal momento della sua dipartita. Raccontava di come tornasse ed esigesse di fare con la giovane atti non meglio specificati ma vergognosi. La giovane donna rifiutava di parlarne. Il curato diceva che mai lei o il marito, ambedue provenienti da ricche famiglie mercantili, ne avessero accennato in confessione. Non sapeva come fronteggiare la situazione che era diventata di dominio pubblico nel paese e causava un grave disagio.


Padre Jean ordinò che gli venisse preparata la sua mula, voleva andare a vedere di persona se i fatti erano quelli narrati e possibilmente porci rimedio.

Anche se il paese non era molto distante gli ci volle un pomeriggio intero per arrivare dato che la strada era ingombra di neve, così fu al tramonto che si presentò alla canonica. 

Durante la cena il curato gli raccontò i fatti e descrisse le persone coinvolte.

Gli disse che il marito era morto improvvisamente, era un uomo anziano ma in salute, e lasciava la giovane moglie... una donna di appena vent'anni, vent'anni e ora già vedova. Mai aveva mostrato prima segni di instabilità mentale. Già dalla prima notte, lei sola nella stanza, ricevette la visita del marito che pretese un rapporto sessuale, cosa che poi si ripeté per tutte le notti seguenti.


Padre Jean dispose che la mattina successiva il curato lo accompagnasse nella visita alla donna e si ritirò per la notte.

La casa che li accolse il giorno successivo era una dimora solida che mostrava tutti i segni dell'opulenza. Arazzi alle pareti. Grandi camini nei quali ardeva molta legna. Stoffe e pellicce per mitigare il freddo.

Venne chiamata la giovane vedova e presentata a Padre Jean, questi licenziò il curato e pregò la giovane di condurlo in camera, nel luogo dove si verificavano questi fatti straordinari. Mentre seguiva la giovane, la esaminò con cura.

Mostrava tutti i segni della tensione provata nella notte, pallore e occhi cerchiati ma nulla poteva diminuire la sua particolare bellezza. Bel viso e bei capelli e un corpo di donna seducente. Il seno che spingeva prepotente contro il tessuto del corsetto e la forma del sedere, ampio e rotondo.

Una volta in camera Padre Jean la pregò di chiudere la porta e prima ancora di dare ordine di non disturbarli per nessuna ragione, ne andava della sua vita l'essere interrotti durante la lotta contro il demonio.

Si sedette e fece inginocchiare la giovane donna su un cuscino presso di se... le prese le mani e iniziò...


-Figliola... io sono Padre Jean, Priore Domenicano di Ales.. sono qui per aiutarvi, per liberarvi da questo tremendo sortilegio... ditemi... quanti anni avete?

-Ventuno..- padre...

-Da quanti anni eravate sposata?

-Da quando ne avevo quattordici... padre... sono ormai sette anni...

-E ditemi figliola cara... non avete figli? Nessuno? 

Si accorse dell’attimo di smarrimento della giovane, evidentemente cercava qualcosa che spiegasse la cosa ma senza dover dire la verità.

-No... padre... il cielo non ci ha premiato...

-Ma cercavate la procreazione... figliola? Nei modi e nei tempi previsti dalle regole religiose?

-Si... si... abbiamo cercato... mai abbiamo peccato...

Padre Jean seppe, immaginò subito che mentiva ma al momento lasciò perdere la cosa.

-Figliola cara... raccontatemi delle visite notturne... è tornato anche questa notte?

-Si... padre... si... lui torna... appare all'improvviso... è

nudo come sempre e...

Padre Jean la incitò a parlare, a raccontare, ora il suo tono è paterno, la tratta come una figlia.

-Dimmi tutto figliola cara... ora io sono il tuo confessore, quello che dirai a me lo saprò solo Nostro Signore e nessun altro... lui vuole che io ti aiuti...

-Padre... lui appare ed è nudo... nudo e ritto... ha il suo membro virile ritto...

-Continua figliola..-

-Padre... io non sono consenziente... lui mi strappa i vestiti fino a spogliarmi completamente e poi...

-E poi? Continua figliola cara...

-Padre... mi vergogno a continuare...

-Fallo con fiducia... assieme potremo sconfiggerlo...

-Mi costringe in ginocchio, mi fa posare il capo su questo cassettone e... si appresta a...

-A prenderti... figlia mia? A possederti carnalmente?-

-Si padre... lo sento cercarmi e lo sento entrare... dentro... fino in fondo...

-E tu? Resti insensibile a questa violenza... oppure...?

La donna alzò gli occhi a lui come a pregarlo di capire...

-Mi ribello padre... davvero lo faccio con tutte le mie forze.. ma dopo un po' sento nascere una strana malia dentro me... e mi arrendo... e provo piacere. Non voglio... ma provo piacere...

-Figliola... dimmi ancora... quanto dura questa possessione? E tu? Quante volte provi piacere?

-Più e più volte... padre... lui non smette per buona parte della notte e provoca di conseguenza il mio piacere... quando mi lascia sono esausta...

-Figliola... ora riposa... dormi serena. Io ti aiuterò... tornerò nel pomeriggio...

Mentre ripercorreva la strada verso la canonica ripensò a cosa stava esaminando, un caso davvero particolare.

In chiesa esercitò l’esercizio divino assieme al curato e poi gli chiese carta e penna, doveva scrivere al Vescovo di Nimes e informarlo dell'accaduto. La missiva doveva partire al più presto.

Nel primo pomeriggio ritornò dalla vedova e si ritirarono nella stanza come nella mattina.

La donna era riposata e mostrava tutti gli aspetti della sua straordinaria bellezza.

Come la mattina si inginocchiò presso il frate seduto e iniziarono...

-Cara figliola... sono lieto di trovarti in migliori condizioni... raccontami tutto con fiducia... tutto...

Un lampo di paura passò veloce negli occhi della donna, fu un lampo ma il religioso lo notò.

-Dimmi figliola... questo essere ha le sembianze del tuo defunto marito?

-Si padre... è lui... lui in persona...

-E... parla? E se parla... che dice?

-I suoi versi sono grugniti... padre... solo prima di prendermi parla, mi offende pesantemente, mi tratta... da... donnaccia... dice che sono una prostituta... che l'ho dannato... che l'ho condannato all'inferno...

-Ha una qualche ragione a dire questo? Lo hai tradito durante il vostro matrimonio...?

-No... padre... assolutamente no! Neanche con il pensiero l'ho tradito... lo amavo molto... anche se...

-Anche se? Figliola... continua... apriti...

-Anche se... non condividevo la sua perenne ricerca del piacere. A volte era come un animale... mi prendeva continuamente... da vivo... e ora anche da morto...

-Figliola... ora ho una domanda molto imbarazzante... ma ti prego di considerare chi sono... il tuo confessore... il tuo tramite con il cielo...

-Si padre...

-Ti sembra che questi atti di possessione siano reali? O li vivi solo nella tua mente? Hai una idea? Una certezza magari?

-Non lo so... a me sembrano reali... sento lui che spinge per entrare nelle mie carni... lo sento sforzare e poi farsi largo... lo sento entrare e uscire... non lo so veramente... padre...

-Ma noti altri segni? Il suo seme? Trovi traccia di seme maschile su te... dentro di te?

Notò ancora una volta il suo imbarazzo... ma pensò che era dovuto all'argomento che stavano trattando.

-Non lo so padre... anche prima... da vivo intendo... a volte non arrivava a... sia pur che lo volesse...

-Intendi... che non completava l'atto con l’emissione del suo seme?

-Si padre... è così...

-Dimmi ancora... figliola cara... fai delle abluzioni dopo questi connubi? Ti lavi intimamente?

-Si padre... è un fatto che mi sento insozzata... mi lavo con acqua e erbe profumate...

-Ti chiedo una cosa... è determinante. Tornerò domani mattina..- non procedere a quelle abluzioni delle tue parti intime...

La mattina seguente si presentò molto presto, doveva verificare delle cose molto importanti.

Fu introdotto nella stanza e qui trovo la donna ancora a letto, esausta e fisicamente stravolta.

-E’ venuto anche stanotte... figliola...?

-Si padre... era come impazzito... mi ha posseduto come mai ha fatto... per ore...

-E tu? Hai provato il solito piacere...?

-Di più..- di più... davvero non riuscivo a smettere... era come concatenato... un piacere dietro l'altro...

-Figliola.. ascolta figlia mia.. devo verificare se questi atti avvengono veramente o se li vivi solo nella tua mente, ma prima dimmi se a volte ti concedi il piacere solitario..-

-A volte... si... l'ho confessato anche al nostro curato che mi ha dato molte penitenze e l'assoluzione...-

-Si figliola... ora... dovresti farmi verificare se gli atti avvengono veramente... dobbiamo essere certi o di una cosa o dell'altra... e non voglio far intervenire altre persone non interessate...

-Verificare... padre? E come potrete...?

-Esaminando la tua natura... figliola... ora... adesso... mentre sei stata fresca preda dell'essere...

-Cosa dovrei fare...? Ditemi...

-Denudati..- pensa che io non sia un uomo ma la presenza di dio, denudati e mettiti proprio nella stessa posizione nella quale l'essere ti prende...

La giovane donna si levò la pesante camicia che usava per dormire e si presento nuda... il frate non potè fare a meno di restare impressionato da quel corpo magnifico. Un seno pieno e il resto sinuoso e aggraziato. Fu come un colpo al suo basso ventre. Sentì crescere il suo membro... crescere fino a diventare un duro ramo di carne e ciò nonostante lui non volesse che accadesse...

Sentì la sua voce.. ora roca.. invitarla a mettersi come quando l’essere la prendeva. Lei si inginocchiò.. ma lui non poteva vedere quello che doveva vedere.. la pregò di mettersi in ginocchio a bordo letto.. sulle pellicce e appoggiare la testa.

Ora il suo splendido deretano era completamente offerto. Padre Jean.. eccitato.. portò vicino una candela accesa per poter vedere meglio.

La natura della donna, rosea come una pesca, era leggermente aperta.. umida e profumata. Era circondata da un tenero vello scuro. Non presentava tracce evidenti di penetrazioni violente..

Le dita di padre Jean presero a toccare la fessura. Cercava segni evidenti di seme maschile.. toccava e esaminava poi le dita. Prese ad inserirle.. aprì le labbra esterne gonfie e sode e spinse le dita dentro a fondo. Prese a strofinare forte l’interno.. mentre la donna ora mugolava e muoveva il bacino. Le dita da due divennero tre.. e si muovevano veloci. A volte lui le estraeva completamente per poi rimetterle con forza causando come un singulto in lei. 

Poi.. l’inizio del tormento. Il desiderio che iniziò a bruciargli tutti i suoi buoni propositi. Si alzò la tonaca, la fissò al cordiglio che aveva alla vita e appressò la sua verga dura.. sembrava che sapesse la strada da come facilmente entrò in lei. E lui prese a possederla.. forte e veloce. La prima volta il suo piacere arrivò presto.. lo inebriò e riempì il ventre della donna del suo seme.

Non perse l’erezione, continuava a possederla, quando il suo sguardo si fissò sul fiore che la donna aveva in mezzo alle polpose natiche.

E vide l’anello slabbrato.. usato.. aperto, capì subito dove l’essere prendeva la donna! Non nella sua natura di femmina, ma in un rapporto contro natura condannato dalla chiesa!

Ma ormai era ebbro di passione. Senza difesa. Combatté contro i suoi stessi principi e perse. Levò la verga dalla conchiglia della donna indirizzandola invece verso l’apertura fra le natiche. Qui entrò senza difficoltà.. spinse a fondo ritrovandosi infine con il ventre contro le natiche della donna. Era tutto dentro di lei.. tutto.

Ora anche il piacere della donna era diverso, più completo. Smaniava mentre il religioso la possedeva con forza.. urlando di libidine. Le loro urla belluine riempivano la stanza mentre rincorrevano il piacere. Piacere che poi sembrò esplodere in fuochi luminosi.

Poi.. l’attimo della disperazione per padre Jean. Si rese conto della enormità del fatto e si penti istantaneamente. Aveva fatto una cosa orribile e ne era consapevole.

Ora le cose erano diverse fra loro e ottenne immediatamente la piena confidenza della donna. Una confessione alla quale non concesse l’assoluzione.

Il marito da vivo amava prenderla contro natura, usando il suo fiore fra le natiche. Non voleva figli. Questo era una gravissima mancanza, parificata allora alla eresia e punita di conseguenza. Era previsto il rogo per chi la praticasse. Sia che fra soli uomini che fra uomo e donna.

Pretese dalla donna che non raccontasse nulla di questo al confessore. Questa situazione aveva causato un grave caso di coscienza che non era finito con la morte del marito. La sua ricomparsa con l’accusa che fosse lei la causa della sua dannazione eterna. Il suo senso di colpa faceva si che rivivesse ogni notte le copule vissute. Che immaginasse e vivesse come vere le continue profanazioni contro natura. Combatteva il piacere che aveva provato e provava ma non riusciva a farne a meno. Godeva nell’essere presa così. 

Era un uomo pensieroso e pieno di rimorsi quello che tornò alla canonica. Pensò a quanto diceva il libro Penitenziale di Teodoro, il monaco vissuto tra il VII e l’VIII sec. che prescriveva una pena variabile dai sette ai quindici anni per un rapporto non secondo le vie naturali che portano al concepimento, mentre prevedeva una pena di soli centoventi giorni per un aborto e sette anni per un omicidio premeditato! Poi le pene si inasprirono.. fino a diventare reati puniti con la morte, con il rogo.

D’altra parte.. era quello che si pensava allora, quello che poi il celebre predicatore Bernardino da Siena avrebbe affermato nelle sue prediche: 

..è meglio se una donna ha un rapporto in modo naturale col proprio padre, che contro natura col proprio marito.. (La religione cristiana 17,1,1). In questo modo, l’incesto, condannato severamente dalla Bibbia (cfr. Le 18:6ss) diveniva un peccato più accettabile rispetto a un rapporto contro natura. E per Bernardino da Siena i peccati contro natura sono tutti quegli atti di - emissione del seme qualunque sia il luogo e il modo in cui non sia possibile generare-(Prediche serafiche 19,1).

Scrisse nuovamente al Vescovo, una lunga missiva. 

Pensò di aver descritto bene l’accaduto. Il defunto e la moglie usavano praticare il coito contro natura.. sia per evitare gravidanze sia per motivo di libidine. Il nascondere ciò al proprio confessore aveva causato un grave movimento interiore di reazione nella donna. Tanto che era convinta che ciò avesse condannato il proprio marito al fuoco eterno dell’inferno. Chiedeva consiglio su come procedere..

Trascurò di dire che lui stesso aveva praticato lo stesso tipo di congiungimento.

A stretto giro di corrispondenza l’alto prelato lo convocò al Vescovado per un colloquio.

Nel frattempo non mancò di andare a trovare la vedova, assiduamente. Mattina, pomeriggio e ora anche la notte.

Il motivo era per combattere insieme, poi.. invece preso da passione continuava a possederla. Sia come prescritto dai canoni religiosi sia per altra via..

La notte si sedeva e aspettava. La donna ad un certo momento entrava in una condizione di parossismo erotico. Si spogliava.. si poneva sul letto e si comportava come se fosse davvero posseduta. Le mucose del suo ano si distendevano e il buco si allargava come se fosse davvero posseduta da un membro maschile.

E godeva.. lunghe serie di orgasmi. Tali da costringerla a urlare, a dimenarsi violentemente, tali e tanti da sfinirla fisicamente. 

Era in quel momento che padre Jean interveniva, aveva lasciato montare e crescere la sua libidine per poi lasciarla esplodere. Si liberava dagli indumenti e la prendeva, ora usava tutti i suoi buchi del piacere, la conchiglia fra le cosce, il fiore fra le natiche e le labbra profumate. 

La mattina li trovava stanchi ma non sazi. E riprendeva il loro cercarsi. La ricerca del piacere.

Fino al momento che si recò dal vescovo..

-Servo vostro.. Monsignore..-

E mentre in ginocchio baciava l’anello..

-Come sta la vostra famiglia.. Fratello Jean?-

Passarono alcuni minuti nei quali parlarono di cose non riguardanti il caso di Saint Cristol les Ales, ricordarono alcuni parenti delle loro casate.

-Padre Jean riassumetemi i fatti.. con i particolari prego..-

Mentre il Domenicano narrava.. l’alto prelato ascoltava ad occhi chiusi, teneva le mani giunte davanti a sé in un atteggiamento come di abbandono mistico e partecipativo.

Finito il racconto aprì gli occhi e li fissò in quelli del frate.

-Padre Jean.. viviamo tempi perigliosi, Dio non ci ama.. non sappiamo per quale motivo specifico ma non ci ama, sono anni che non abbiamo raccolti abbondanti. E in tempi simili.. voi sapete cosa fanno i nostri fedeli? Le pecorelle che noi abbiamo il compito di proteggere e guidare? Non fanno figli. Le donne non partoriscono più. Non vogliono mettere al mondo figli in questo momento. Ora è impensabile che manchi il desiderio... l’ardore fisico. E’ invece pensabile che non rispettino le regole divine che prevedono il contatto solo se destinato alla procreazione. Usano altri sistemi contro natura. Fellatio, masturbazione e sodomia. Dobbiamo dare l’esempio.. essere crudeli per necessità con qualcuno per ottenere l’ubbidienza di tanti..-

Il frate annuiva.. condivideva pienamente le ragioni del vescovo.

-Non solo.. Monsignore. E’ una famiglia molto ricca, mi sono informato.. possiede terreni e magazzini contenenti granaglie e altri generi il quale prezzo è in rapida ascesa e molti armenti in stalla, la donna interessata è l’unica proprietaria di tutto. E in virtù delle leggi vigenti.. in questo caso di manifesto congiungimento carnale con il demonio e sodomia.. la pena prevista è il rogo.. e l’intero patrimonio verrà diviso fra il delatore.. il parroco e quindi la chiesa, il secondo terzo al clero… a Voi Monsignore e l’ultimo terzo al potere laico.. il Conte vostro fratello.-

-Frate Jean.. siete investito della massima autorità, mi rappresentate. Debellate il demonio.. prendete alcuni dei miei armigeri, riunite una corte e procedete al giudizio..-

Il frate si buttò in ginocchio e abbracciò le gambe del vescovo..-

-Siate il mio confessore Monsignore.. ho peccato gravemente.. ho infranto l’obbligo della castità, ho copulato con quella donna, più volte e sotto l’influsso del demonio l’ho posseduta contro natura..-

-Siete pentito di ciò… figliolo?-

-Si.. Monsignore sono pentito..-

-Rispetterete l’obbligo di mangiare di magro fino a fine quaresima e moltiplicherete il vostro impegno nelle preghiere. Alzatevi ora..-

E mentre il frate si alzava..

-Ego te absolvo a peccatis tuis in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti.. andate in pace figliolo..-

La mattina seguente un piccolo gruppo di uomini prese la via per Saint Cristol les Ales.. erano Padre Jean, altri due Domenicani e alcune guardie. 


Era la giustizia che aveva preso strada e reclamava la pena per il colpevole. 

Poche settimane dopo la giovane e bella vedova salì la breve scaletta che la portava al rogo, la piazza di Nimes era strapiena di curiosi, venuti anche da distante per assistere all'autodafé. Nell'attimo nel quale la giovane presumibilmente morì, il Vescovo e Frate Jean che assistevano dal balcone del vescovado si fecero doverosamente il segno della croce...

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