venerdì 11 ottobre 2019

IL TUO LATO OSCURO. (3)



E' arrivato il suo momento ma prima aveva un compito.



...Lei è la nostra latrina. 
Deve leccarci, pulirci tutti, te compresa. 
Tu mi guardi con occhi di fuoco, vuoi rifiutarti lo so, non ammetti che lei ti tocchi. 
Ho nella in mente quell'immagine di lei presa per i capelli e costretta a mettersi fra le tue gambe a leccare via la sborra che rifluisce copiosa dai tuoi buchi pieni. 
Lei tutta presa nella sua opera e tu che non riusci proprio a fartela piacere. 
E lui? Sembra davvero affascinato da te. Completamente dimentico di lei. 
Ti è sempre vicino, passa le mani sul tuo corpo in lunghe carezze. 
Si ferma sul tuo seno e lo tocca come fa uno scultore, lo plasma. Preme i tuoi globi sodi. Prende i tuoi capezzoli fra le dita e li strizza. 
Volutamente la ignora. 
Lei che cerca implorante i suoi occhi.
E io vedo il tuo sguardo intorbidirsi, il tuo corpo abbandonarsi, addirittura prendere piacere dalle lunghe leccate che lei porta sulla tua fica.
Stai godendo ma reagisci con rabbia, non vuoi che avvenga. 
Allunghi un braccio indicandomi i pantaloni caduti a terra.

-Dammi la tua cinta, dai... aiutami a farla godere come lei ti ha chiesto-

Lo faccio.
Ti do la pesante cintura con la fibbia in argento...


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Presi la tua cinta in cuoio e la feci scorrere tra le dita... voleva essere frustata, te lo aveva detto giorni prima, voleva essere frustata da te ma ti avevo chiesto di poterlo fare io e non me lo avevi negato.
Avrei potuto farle male anzi, avrei dovuto, per il suo piacere.
Non schiava di un uomo ma schiava di una donna!
Era lì ferma, desiderosa di essere punita... quello sguardo che invocava la penitenza, un castigo desiderato, "stupida" pensavo "vediamo quanto ti piace essere castigata" e via col primo schiocco.
Un segno rosso le comparve sui seni.
Non mi fissava in volto, la richiamai affinché alzasse la testa e mi guardasse negli occhi e lo fece.

-Allora ce l'hai ancora un po' di dignità se mi guardi in faccia!-

Calò subito gli occhi e mi chiese perdono, mi disse di meritare di essere punita ancora per aver osato guardarmi.

-Come???-

Quel modo di fare fomentava di più la mia rabbia. 
Lo aveva fatto solo affinché io la punissi ancora più duramente! 
Le sferzai un altro colpo sui seni, più forte del primo. 
E ancora altri colpi di cinta sempre più mirati. 
Voleva essere punita e io lo facevo. 
La punivo non per il suo sguardo ma per la sua sottomissione che odiavo, che sentivo estranea a me e mi evidenziava un lato di me che non conoscevo!
La crudeltà! 
E i miei colpi si susseguivano... rapidi... incessanti, l'ultimo sempre più forte del precedente, mentre il suo corpo si contorceva dal dolore. 
Urlava ora... e piangeva. 
Le urlai di aprire la gambe... che ora le avrei colpito direttamente la fica e mentre lei mi si mostrava oscenamente aperta la colpivo con tutta la mia forza!
E lei godeva, godeva in una maniera assurda e questo mi faceva infuriare. 
Volevo che mi chiedesse pietà!
E avevo paura di me, di quello che mi stava succedendo. Della mia trasformazione. 
Volevo farle male... sentivo che avrei potuto fare delle cose orribili se avessi continuato. 
Sarei arrivata persino ad ucciderla? 
Davvero non lo so! Ma credo di si.
Credo davvero che avrei potuto ucciderla. 
Ora la colpivo usando la parte della pesante fibbia e presto la sua pelle si riempì di lividi e di escoriazioni profonde e il suo sangue scorreva...
Colpivo, la colpivo senza poter più smettere!
Poi la tua mano, la tua mano... e la tua voce calma.
Tu che mi toglievi la cinghia che mi riportavi nel mondo della realtà. 
Che mi rimettevi al mio posto.
Si. Mi lasciai togliere la cinghia senza protestare. 
Mi abbassai di fronte a lei, piangente, guardandole il corpo segnato. 
Aveva i capezzoli durissimi, li toccai con l'indice e la vidi fremere di piacere, godeva in modo anomalo, estremo come mai vidi... mi venne voglia di morderglieli, di torturarla. 
Non li leccai, non le riservai alcuna preparazione... li strinsi solo forte tra i denti, quasi masticandoli e allentavo la morsa solo per sollevarmi da lei ad osservare i segni che le lasciavo. 
Li stringevo più e più volte, come in un giogo. 
Lei si divincolava agitata ma più strattonava per il dolore e maggiore era la sofferenza che le procuravo.

-Forza, scopami!- Ordinai al suo uomo.

Si inginocchiò dietro di me mentre la mordevo ancora e mi penetrò in un solo colpo, lo infilò tutto e iniziò a scoparmi violento.
Le mie urla... le sue... ora si confondevano.
Gemiti di dolore e gemiti di piacere.
Gemiti di piacere i miei, gemiti di dolore i suoi.
Smisi di morderla e voltai la testa ad osservarti.


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Quel tuo perdere la testa mi colpisce.
Non volevo cose irrimediabili, sono complicazioni che non voglio vivere.
Capisco che devo controllarti. 
Ma contemporaneamente la cosa mi eccita... è un aspetto di te che non conosco, assolutamente estraneo alla tua natura. 
Ora vorrei anche sapere dove potresti arrivare se ti lasciassi fare o se addirittura ti incitassi a diventare ancora più violenta.
Prendo lei e la tiro in piedi. La faccio voltare di spalle e accovacciare, testa a terra e culo all'aria.
Ti chiedo...

-Hai portato quello che ti avevo detto? Le ho fatto una promessa e intendo mantenerla.-

Un tuo cenno di assenso. 
Ora ho fretta di finirla questa cosa, come sempre passato l'attimo clou, diventa tutto una specie di routine, la novità era lui... ora disteso ansimante dall'ultimo congiungimento e che ci osserva... 
...e tu! 
La tua trasformazione in una Furia, in una Erinni. 
Ora l'avremmo fatta godere. 
Pienamente. 
Mi avvicino a lei e glielo mostro. Le faccio vedere cosa le abbiamo portato. 
Un grosso membro in lattice. 
Enorme, davvero enorme, il più largo mai visto, nero. 
Mentre glielo passa sulla labbra le dico quello che avremmo fatto. 
Le dico di bagnarlo bene... sa dove lo avrebbe preso? Tutto... fino in fondo? Senza nessuna facilitazione? 



-Si..!- dice... -mi volete rompere il culo...-

Ti sprono...

-Dai...! Ora mettiglielo nel culo quel cazzo! Tutto...! Spacca il culo a questa troia...!-



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