E' arrivato il suo momento ma prima aveva un
compito.
...Lei è la nostra latrina.
Deve leccarci,
pulirci tutti, te compresa.
Tu mi guardi con occhi di fuoco, vuoi
rifiutarti lo so, non ammetti che lei ti tocchi.
Ho nella in
mente quell'immagine di lei presa per i capelli e costretta a
mettersi fra le tue gambe a leccare via la sborra che rifluisce
copiosa dai tuoi buchi pieni.
Lei tutta presa nella sua opera e
tu che non riusci proprio a fartela piacere.
E lui? Sembra
davvero affascinato da te. Completamente dimentico di lei.
Ti è sempre
vicino, passa le mani sul tuo corpo in lunghe carezze.
Si ferma
sul tuo seno e lo tocca come fa uno scultore, lo plasma. Preme i tuoi
globi sodi. Prende i tuoi capezzoli fra le dita e li strizza.
Volutamente la ignora.
Lei che cerca implorante i suoi occhi.
E
io vedo il tuo sguardo intorbidirsi, il tuo corpo abbandonarsi,
addirittura prendere piacere dalle lunghe leccate che lei porta sulla
tua fica.
Stai godendo ma reagisci con rabbia, non vuoi che avvenga.
Allunghi un braccio indicandomi i pantaloni caduti a
terra.
-Dammi la tua cinta, dai... aiutami a farla godere come
lei ti ha chiesto-
Lo faccio.
Ti do la pesante cintura
con la fibbia in argento...
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Presi la tua cinta in cuoio e la feci scorrere tra le dita...
voleva essere frustata, te lo aveva detto giorni prima, voleva essere
frustata da te ma ti avevo chiesto di poterlo fare io e non me lo
avevi negato.
Avrei potuto farle male anzi, avrei dovuto, per il
suo piacere.
Non schiava di un uomo ma schiava di una donna!
Era
lì ferma, desiderosa di essere punita... quello sguardo che invocava
la penitenza, un castigo desiderato, "stupida" pensavo
"vediamo quanto ti piace essere castigata" e via col primo
schiocco.
Un segno rosso le comparve sui seni.
Non mi fissava
in volto, la richiamai affinché alzasse la testa e mi guardasse
negli occhi e lo fece.
-Allora ce l'hai ancora un po' di
dignità se mi guardi in faccia!-
Calò subito gli occhi e mi
chiese perdono, mi disse di meritare di essere punita ancora per aver
osato guardarmi.
-Come???-
Quel modo di fare fomentava
di più la mia rabbia.
Lo aveva fatto solo affinché io la
punissi ancora più duramente!
Le sferzai un altro colpo sui seni, più forte del
primo.
E ancora altri colpi di cinta sempre più
mirati.
Voleva essere punita e io lo facevo.
La punivo non per il
suo sguardo ma per la sua sottomissione che odiavo, che sentivo estranea a me e mi evidenziava un lato di me che non conoscevo!
La crudeltà!
E i miei colpi si
susseguivano... rapidi... incessanti, l'ultimo sempre più forte del
precedente, mentre il suo corpo si contorceva dal dolore.
Urlava
ora... e piangeva.
Le urlai di aprire la gambe... che ora le avrei
colpito direttamente la fica e mentre lei mi si mostrava oscenamente
aperta la colpivo con tutta la mia forza!
E lei godeva, godeva in una maniera assurda e questo mi faceva infuriare.
Volevo
che mi chiedesse pietà!
E avevo paura di me, di quello che mi
stava succedendo. Della mia trasformazione.
Volevo farle male...
sentivo che avrei potuto fare delle cose orribili se avessi
continuato.
Sarei arrivata persino ad ucciderla?
Davvero non
lo so! Ma credo di si.
Credo davvero che avrei potuto ucciderla.
Ora la colpivo usando la parte della pesante fibbia e presto la sua pelle si riempì di lividi e di escoriazioni profonde e il suo sangue scorreva...
Colpivo, la colpivo senza poter più smettere!
Poi la tua mano, la tua mano... e la tua voce calma.
Tu
che mi toglievi la cinghia che mi riportavi nel mondo della realtà.
Che mi rimettevi al mio posto.
Si. Mi lasciai togliere la
cinghia senza protestare.
Mi abbassai di fronte a lei, piangente,
guardandole il corpo segnato.
Aveva i capezzoli durissimi, li toccai con l'indice e la vidi
fremere di piacere, godeva in modo anomalo, estremo come mai vidi...
mi venne voglia di morderglieli, di torturarla.
Non li leccai, non le riservai
alcuna preparazione... li strinsi solo forte tra i denti, quasi
masticandoli e allentavo la morsa solo per sollevarmi da lei ad
osservare i segni che le lasciavo.
Li stringevo più e più
volte, come in un giogo.
Lei si divincolava agitata ma più
strattonava per il dolore e maggiore era la sofferenza che le
procuravo.
-Forza, scopami!- Ordinai al suo uomo.
Si
inginocchiò dietro di me mentre la mordevo ancora e mi penetrò in
un solo colpo, lo infilò tutto e iniziò a scoparmi violento.
Le
mie urla... le sue... ora si confondevano.
Gemiti di dolore e
gemiti di piacere.
Gemiti di piacere i miei, gemiti di dolore i
suoi.
Smisi di morderla e voltai la testa ad
osservarti.
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Quel
tuo perdere la testa mi colpisce.
Non volevo cose
irrimediabili, sono complicazioni che non voglio vivere.
Capisco
che devo controllarti.
Ma contemporaneamente la cosa mi eccita...
è un aspetto di te che non conosco, assolutamente estraneo alla tua
natura.
Ora vorrei anche sapere dove potresti arrivare se ti
lasciassi fare o se addirittura ti incitassi a diventare ancora più
violenta.
Prendo lei e la tiro in piedi. La faccio voltare di
spalle e accovacciare, testa a terra e culo all'aria.
Ti chiedo...
-Hai portato quello che
ti avevo detto? Le ho fatto una promessa e intendo mantenerla.-
Un
tuo cenno di assenso.
Ora ho fretta di finirla questa cosa, come
sempre passato l'attimo clou, diventa tutto una specie di routine, la
novità era lui... ora disteso ansimante dall'ultimo congiungimento e
che ci osserva...
...e tu!
La tua trasformazione in una
Furia, in una Erinni.
Ora l'avremmo fatta godere.
Pienamente.
Mi avvicino a lei e glielo mostro. Le faccio vedere cosa le
abbiamo portato.
Un grosso membro in lattice.
Enorme, davvero
enorme, il più largo mai visto, nero.
Mentre glielo
passa sulla labbra le dico quello che avremmo fatto.
Le dico di
bagnarlo bene... sa dove lo avrebbe preso? Tutto... fino in fondo? Senza nessuna facilitazione?
-Si..!- dice... -mi
volete rompere il culo...-
Ti sprono...
-Dai...! Ora
mettiglielo nel culo quel cazzo! Tutto...! Spacca il culo a questa
troia...!-

Nessun commento:
Posta un commento