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Era grosso, largo
e anche lungo.
Lo avevo provato in occasioni precedenti ma ero
riuscita a prenderlo solo in parte nella fica e con moltissima fatica.
Tu che
me lo spingevi dentro e godevi del mio inarcarmi, dei miei gemiti di
piacere e di sofferenza, godevo anch'io... certo!
Mi sentivo in
quelle occasioni davvero portata all'estremo!
Lei... quella
puttana lo aveva guardato con terrore ma lo voleva... eccome se lo
voleva!
Le allargai il buco con le dita e iniziai a spingere la
punta arrotondata dentro.
Non scivolava affatto e facevo una
fatica immane ma lo pressavo comunque mentre il suo uomo mi stava
dietro.
Mi palpava nuovamente il culo e io mi sistemai in modo
che lui potesse strofinarmisi contro.
-Lo vedi?- le dissi -hai
visto? E' mio ora! Non è più il tuo uomo! E ora me lo porterò a
spasso legato con un guinzaglio come un cagnolino!-
Dopo molto
spingere sentii il suo buco sfibrasi e cedere... incredibilmente lo stava accettando!
Iniziai a scoparla
col grosso cazzo.
Strisciava tanto da arrossarle il buco ormai
del tutto sfrangiato, aperto... oscenamente aperto.
E tu...? Mi spronavi con i tuoi
incitamenti...
-Forza bambina, fottila più forte!-
Ecco...
questo aveva risvegliato nuovamente la bestia che era in me.
In un
attimo capii anche che la odiavo, la odiavo per l'interesse che aveva
provocato in te, cosa che mal sopportavo.
Spingevo come una
forsennata... era una debole, un fantoccio nelle mie mani... nelle
nostre mani.
E lei?
Lei godeva!!!
Godeva che le rompessimo
il culo!
Alternava stati di dolore ad altri di estati e piacere.
E urlava, non gemiti, urla vere e proprie.
Strepitava tra gli
orgasmi che le procurava il dolore.
Più sbraitava e più la mia
foga aumentava.
La rabbia non era più controllabile.
Volevo che chiedesse pietà! Ora le avevo messo tutta la mia mano nella fica dilatata.
-Pregami!
Pregami di smettere!-
Le urlai contro.
Rispose con un flebile
no e c'era della sfida in quella negazione!
Mi sfidava la troia!
-Pregami maledetta! Non costringermi a... rovinarti...-
Levai
quel cazzo dal suo culo e nel suo buco rimasto aperto in maniera oscena ci spinsi ora la mano!
La mia mano chiusa a pugno e la spingevo dentro, mentre
lei si divincolava, la spingevo tanto da entrarle dentro fino al
polso e poi oltre... le ero dentro fino a metà avambraccio e la fottevo così! Spingevo per sfondarla!
Lei che urlava e godeva nel
dolore che le causavo.
La tua voce dopo...
-Basta così...
calmati... ora basta!-
Mi fermai... esausta e in preda a mille
sensazioni.
Sentivo lui... che mi alzava da dietro e mi scopava
così, levata da terra... come fossi ora una bambola inanimata, lo
sentivo dentro, ma il godimento che mi causava era inquinato da
quello che le avrei potuto fare.
Avevo paura di me.
Di quella
nella quale mi ero trasformata in pochi attimi di follia.
Stavo
male. Pensieri strani correvano nel mio cervello. E la rabbia mi
divorava.
Stavo conoscendo un'altra me stessa che non mi
piaceva.
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Di un tratto
l'atmosfera cambia, la libidine iniziale sparita, ora è inquinata da
questa crudeltà che non è più piacere sessuale.
Vero che la
usammo ancora.
Tutti e tutto.
Il suo corpo è segnato.
Ogni
attimo della sua epidermide è dolorante, graffi sanguinanti prodotti
dalla fibbia, profondi segni rossi. Eppure non è sazia, a volte il
suo atteggiamento è addirittura provocatorio come se volesse che
arrivassimo a gesti estremi.
Io sono meravigliato sempre più dal
suo uomo, assente... disinteressato, anche poco implicato in questa
opera di tortura.
La più coinvolta?
Sei tu?
Penso di si.
Tu subisci il suo modo di fare.... a fatica devo trattenerti,
indirizzarti verso atti non troppo sadici.
Poi arrivammo alla
fine... in bagno.
Lui... il suo uomo le piscia nel buco del culo
rimasto straordinariamente aperto, un buco davvero enorme,
slabbrato... sformato, sanguinante a tratti, il suo cazzo mentre si
libera è tenuto dalla tua mano e lei che gode nuovamente del suo
essere sottomessa e umiliata.
Gode della pioggia calda che le
scorre nell'intestino e scivola poi in rivoli lungo le cosce. Io che
la indirizzo invece sul corpo e tu infine che ti avvicini, tieni
aperta la tua fica e le pisci direttamente in bocca, urlandole di
berti.
E io guardo te.
Consapevole di come ti senti.
Della
paura che hai nello scoprirti così crudele.
Di essere capace di
torturarla così... oltre ogni limite.
E sento la tua nausea e la
faccio mia.
La condivido.
Il commiato con imbarazzo.
Nessuno pensa ad un seguito.
Al ritorno restiamo in auto in
silenzio, rifletti e rifletto anche io.
Troppe cose abbiamo
scoperto, troppe le sensazioni che ti hanno travolto, eccitazione...
follia e poi?
Ora un comune senso di amarezza, di nausea.
Mi
sento responsabile, abbiamo vissuto una cosa non prevista, non avrei
dovuto farti vivere una esperienza così.
Mea culpa.
Ti
chiedo scusa.
Ma tutto passa.
Sono cose da dimenticare in
fretta.
Lo so.

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