venerdì 11 ottobre 2019

IL TUO LATO OSCURO. (fine)



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Era grosso, largo e anche lungo. 

Lo avevo provato in occasioni precedenti ma ero riuscita a prenderlo solo in parte nella fica e con moltissima fatica. 

Tu che me lo spingevi dentro e godevi del mio inarcarmi, dei miei gemiti di piacere e di sofferenza, godevo anch'io... certo! 

Mi sentivo in quelle occasioni davvero portata all'estremo!
Lei... quella puttana lo aveva guardato con terrore ma lo voleva... eccome se lo voleva! 
Le allargai il buco con le dita e iniziai a spingere la punta arrotondata dentro. 
Non scivolava affatto e facevo una fatica immane ma lo pressavo comunque mentre il suo uomo mi stava dietro. 
Mi palpava nuovamente il culo e io mi sistemai in modo che lui potesse strofinarmisi contro.

-Lo vedi?- le dissi -hai visto? E' mio ora! Non è più il tuo uomo! E ora me lo porterò a spasso legato con un guinzaglio come un cagnolino!-

Dopo molto spingere sentii il suo buco sfibrasi e cedere... incredibilmente lo stava accettando!
Iniziai a scoparla col grosso cazzo. 
Strisciava tanto da arrossarle il buco ormai del tutto sfrangiato, aperto... oscenamente aperto.

E tu...? Mi spronavi con i tuoi incitamenti...
-Forza bambina, fottila più forte!- 

Ecco... questo aveva risvegliato nuovamente la bestia che era in me.
In un attimo capii anche che la odiavo, la odiavo per l'interesse che aveva provocato in te, cosa che mal sopportavo. 
Spingevo come una forsennata... era una debole, un fantoccio nelle mie mani... nelle nostre mani.
E lei? 
Lei godeva!!! 
Godeva che le rompessimo il culo! 
Alternava stati di dolore ad altri di estati e piacere. 
E urlava, non gemiti, urla vere e proprie. 
Strepitava tra gli orgasmi che le procurava il dolore. 
Più sbraitava e più la mia foga aumentava.
La rabbia non era più controllabile.
Volevo che chiedesse pietà! Ora le avevo messo tutta la mia mano nella fica dilatata.

-Pregami! Pregami di smettere!- 

Le urlai contro.
Rispose con un flebile no e c'era della sfida in quella negazione!
Mi sfidava la troia!

-Pregami maledetta! Non costringermi a... rovinarti...-

Levai quel cazzo dal suo culo e nel suo buco rimasto aperto in maniera oscena ci spinsi ora la mano!
La mia mano chiusa a pugno e la spingevo dentro, mentre lei si divincolava, la spingevo tanto da entrarle dentro fino al polso e poi oltre... le ero dentro fino a metà avambraccio e la fottevo così! Spingevo per sfondarla!
Lei che urlava e godeva nel dolore che le causavo.
La tua voce dopo...

-Basta così... calmati... ora basta!-

Mi fermai... esausta e in preda a mille sensazioni.
Sentivo lui... che mi alzava da dietro e mi scopava così, levata da terra... come fossi ora una bambola inanimata, lo sentivo dentro, ma il godimento che mi causava era inquinato da quello che le avrei potuto fare.
Avevo paura di me. 
Di quella nella quale mi ero trasformata in pochi attimi di follia.

Stavo male. Pensieri strani correvano nel mio cervello. E la rabbia mi divorava.
Stavo conoscendo un'altra me stessa che non mi piaceva.


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Di un tratto l'atmosfera cambia, la libidine iniziale sparita, ora è inquinata da questa crudeltà che non è più piacere sessuale.
Vero che la usammo ancora. 
Tutti e tutto. 
Il suo corpo è segnato. 
Ogni attimo della sua epidermide è dolorante, graffi sanguinanti prodotti dalla fibbia, profondi segni rossi. Eppure non è sazia, a volte il suo atteggiamento è addirittura provocatorio come se volesse che arrivassimo a gesti estremi. 
Io sono meravigliato sempre più dal suo uomo, assente... disinteressato, anche poco implicato in questa opera di tortura.
La più coinvolta? 
Sei tu? 
Penso di si. 
Tu subisci il suo modo di fare.... a fatica devo trattenerti, indirizzarti verso atti non troppo sadici.

Poi arrivammo alla fine... in bagno.
Lui... il suo uomo le piscia nel buco del culo rimasto straordinariamente aperto, un buco davvero enorme, slabbrato... sformato, sanguinante a tratti, il suo cazzo mentre si libera è tenuto dalla tua mano e lei che gode nuovamente del suo essere sottomessa e umiliata. 
Gode della pioggia calda che le scorre nell'intestino e scivola poi in rivoli lungo le cosce. Io che la indirizzo invece sul corpo e tu infine che ti avvicini, tieni aperta la tua fica e le pisci direttamente in bocca, urlandole di berti.
E io guardo te.
Consapevole di come ti senti. 
Della paura che hai nello scoprirti così crudele. 
Di essere capace di torturarla così... oltre ogni limite. 
E sento la tua nausea e la faccio mia. 
La condivido.

Il commiato con imbarazzo. Nessuno pensa ad un seguito.
Al ritorno restiamo in auto in silenzio, rifletti e rifletto anche io.
Troppe cose abbiamo scoperto, troppe le sensazioni che ti hanno travolto, eccitazione... follia e poi? 
Ora un comune senso di amarezza, di nausea.
Mi sento responsabile, abbiamo vissuto una cosa non prevista, non avrei dovuto farti vivere una esperienza così.

Mea culpa. 
Ti chiedo scusa.

Ma tutto passa.
Sono cose da dimenticare in fretta.

Lo so.



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