lunedì 1 aprile 2019

LA RAGAZZA E IL MATURO VIVEUR.

ERI WALLIS

Ancora oggi a distanza di molti anni si chiede il perché avesse ceduto alle sue insistenze. Non rinnega nulla del suo passato, quella che è adesso, indipendente e realizzata, è il risultato di quello che ha vissuto, errori e no.
Ma di certo non fu per la sua bellezza o il suo fascino a farla cedere, uomo cinquantenne e neanche particolarmente attraente, né la sua insistenza, lavorando alla cassa di un ristorante riceveva ogni giorno decine di proposte, no... fu una forma  incontrollabile di invidia.
Invidia? In un rapporto prettamente sessuale?
Ebbene si.
Lui veniva immancabilmente ogni sabato a pranzo con la famiglia, la moglie e le due figlie, una della sua età, alle quali mostrava un affetto inusitato.
Il tipo di affetto che lei avrebbe voluto dal proprio padre, uomo invece inadatto ad avere famiglia, sempre nei guai e lontano fisicamente e affettivamente.
Insomma voleva rubare un po' di quell'affetto paterno che le mancava e pensava di ottenerlo tramite un rapporto sessuale?
Stranezze della mente, pensa a distanza di anni.
Rapporto che comunque si trasformò inspiegabilmente in una relazione della durata di alcuni mesi.
L'inizio? Sapeva che era un donnaiolo, cosa della quale si vantava, solo che le sue conquiste erano donne romene o comunque dell'Europa dell'est.
Una volta le lasciò un bigliettino con il numero di cellulare e lei non lo buttò, lo tenne e lo mise nel portafoglio. E un giorno lo chiamò. E mostrò così la sua disponibilità senza essere minimamente coinvolta emotivamente, non era una  infatuazione  e men che meno innamoramento.
E il rapporto sessuale che seguì, il primo e i successivi durante tutto il tempo della relazione? Non furono minimamente all'altezza della fama di puttaniere che aveva.
Il pene normale e problemi di raggiungimento di un indurimento adatto alla penetrazione la portava a compiere lunghi lavori di bocca, cosa fra il resto che adorava fare. Insomma fu in quel particolare momento, lui quasi al limite dell'impotenza, che scoprì il suo piacere a succhiare il pene ad un uomo. E beveva, si era trasformata in una geisha, solo dedita al piacere del suo uomo.
Suo uomo? No... no.
Mai avuto idee di monopolizzarlo in una relazione regolare, no, era invece qualcosa che evadeva dal solito cliché, aveva solo il desiderio di una rivincita ed avere anche lei un padre che la curasse, vezzeggiasse. Questo l'aveva condizionata.
Raggiungeva l'orgasmo con lui? Raramente. Era qualcosa di diverso e che andava via via perdendo di forza, mentre lui ne era sempre più preso.
Ormai, nei loro ultimi tempi era più una cosa di routine, lui che la prendeva e la portava in una località vicina, in un appartamento squallido che apparteneva ad un amico.
Si spogliavano e facevano sesso. Lei sempre meno coinvolta, sentiva che qualcosa in quel rapporto era sbagliato, non era quello che desiderava e si aspettava, non aveva la risposta a quanto aveva desiderato.
Lui si accorse che il rapporto stava disfacendosi e fece un errore madornale, arrivò ad offrirle soldi per poterla avere, né più né meno come con le ragazze romene che frequentava.
E lei troncò.

Perché ci ripensa adesso?
E ricorda cose che pensava aver dimenticato?
E' la sua memoria che va a ritroso a cercare cose che forse non  avrebbe voluto fare.
Questo pensa oggi... e per una strana coincidenza è l'otto marzo, festa non festa della donna.

Forse.

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