Visualizzazione post con etichetta Sesso. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sesso. Mostra tutti i post

lunedì 9 dicembre 2019

IL MANEGGIO.



Non che io sia un grande appassionato di cavalli. 
Ma mi piacciono i maneggi, specialmente quello del mio amico Bruno che dista solo una ventina di minuti da casa mia, a piedi intendo… percorrendo un delizioso sentiero nella pineta.
A volte in sua compagnia cavalco accompagnando lui e qualche comitiva nel percorso escursionistico che prosegue dal maneggio alla successiva tappa.
E’ splendido cavalcare così, a sera ricoverare i cavalli, accudirli e sistemarsi in qualche fattoria accogliente, cenare e passare qualche ora in oziose chiacchiere prima di cedere alla stanchezza.
Quando ci vado monto la mia simpatia assoluta che è Zerbinà, una deliziosa cavallina berbera docile e obbediente, il suo nome completo è Zerbin à Chloè, nome che davvero non so che riferimento abbia. Io la chiamo Zerbinà.
Ci sarebbe un gran cavallo in stalla, Sultan, un magnifico stallone ma questi mi odia.
Quando mi avvicino s’imbizzarrisce e dalle froge gli escono quasi delle fiamme da quanto è rabbioso.
Dice Bruno che Sultan forse mi vede come un rivale in amore!
In amore? Sciocchezze!
C’entrerà che Bruno mi rimprovera sempre la mia debolezza verso le donne? Mi deride, mi chiama puttaniere e scuote la testa.
Aspetta sempre che io divenga finalmente adulto, ma avrà voglia ad aspettare!
Comunque Sultan nonostante la sua ferocia verso di me si fa montare dalle donne con la massima docilità. Si trasforma davvero in un agnellino. Un vero zuccherino!
A me piace Sultan e ho provato di tutto per ottenere la sua simpatia ma nulla da fare.
Carote? Zollette di zucchero? Niente… le rifiuta.
Che sia perché porto da lui le mie amiche? In visita?
Forse perché lo uso sessualmente?
Uhm… è vero!
Forse lo uso… povero Sultan… e questo lo irrita.
No… no, nulla di patologicamente ignobile, cosa credete?
E’ solo un incentivo alla sensualità.
Provocare eccitazione.
Forse è meglio che vi spieghi… allora tutto inizia con Jenny (i nomi sono di fantasia, voi capirete la mia discrezione!), era da qualche giorno mia ospite e nonostante tutti i miei sforzi non avevo ancora avuto modo di farle esprimere la sua sensualità repressa.
Nulla di quanto avevo fatto aveva avuto ragione della sua resistenza.
Godeva si… ma i suoi orgasmi non erano di quelli che volevo.
Lunghe ore dedicate a lei, sudore e impegno, solo per questo?
Ero sprecato, mi sentivo insoddisfatto.
Devo confessarvi che ero alquanto deluso. Aspettavo quasi con ansia il momento del distacco.
Poi? Casualmente decido per una passeggiata e ci dirigiamo verso il maneggio, qui sempre casualmente entriamo in stalla e sempre casualmente ci fermiamo davanti al box di Sultan.
Ebbene…?
Di fronte all’evidentissima erezione di Sultan avviene la metamorfosi di Jenny.
Noto che freme, suda… è alterata da una evidente eccitazione!
Approfitto prontamente!
Mi porto dietro di lei e mentre le mordo la nuca con una mano entro nella sua camicia, le strizzo forte un capezzolo già incredibilmente turgido! Con l’altra le alzo la gonna, metto la mano fra le cosce e la trovo già zuppa! Dalla sua figa sta tracimando miele! La strofino forte, supero il bordo del suo perizoma e… dio! E’ talmente calda che mi scotta le dita! Sta producendo lava rovente! E’ un vulcano!
Porto la mia bocca sul suo orecchio…
-Uhmm… vuoi essere la mia giumenta? Ora? Vuoi che il tuo stallone ti monti?-
Mi risponde con il suo ansito…
La piego facendola appoggiare con le mani sul box di Sultan, le alzo la gonna, sposto il fondo del suo intimo e inizio a strofinare lungo il suo solco la mia verga diventata immediatamente dura come ferro! Gliela passo anche fra le natiche, ci gioco un po’ con il suo fiore ma torno a tormentarla davanti. Spingo contro il suo clitoride, voglio farla godere!
Poi… la violenta penetrazione! Lo punto, glielo spingo dentro di colpo e comincio a pomparla con forza! Le prendo per i capelli e li uso come redini, la sprono a godere!
E lei mi premia… la sento vibrare, gemere, mugolare e infine far uscire un…
-oddiooooooooooooooooooooooooooooooo…- infinito!
Un gemito lungo quanto il suo orgasmo! Continuo a montarla appoggiandomi alla sua schiena fino a venirle dentro! E urlo… urlo!
Urlo come un cavernicolo!
Mi sento un troglodita, un uomo delle caverne!
Sono tornato un animale e continuo a scoparla godendo del rumore che fa la sua figa, zuppa del suo miele e del mio seme!
E su tutto? Il nervosismo di Sultan che nitrisce, si muove scompostamente facendo vibrare di conseguenza il suo membro enorme! E Jenny non riesce a staccare gli occhi e continua a godere!
Quante altre?
Una lunga lista!
Certo ci sono state quelle refrattarie a questo, come negarlo?
Ma la maggior parte solo a sentire l’odore di stalla diventava morbidamente disponibile a tutto. Quante ne ho rovesciate sul fieno!
Una poi?
Ricordo Minny, ricordo ancora la sua voce carica di libidine mentre appoggiata al box, gonna alzata alla vita mi sussurrava in un fiato…
-Inculami…-
Beh… era un bel modo di far sesso, vi assicuro!
E andava da dio fino a che non interviene a disturbare il mio quieto vivere… questa Marina.
Questa Marina è una ragazzina magra e senza tette che lavora al maneggio, credo che presti saltuariamente la sua opera in cambio dello stallaggio del suo cavallo, un animale senza prerogative come lei del resto. Sinceramente non so se Bruno la scopi anche, spero di no… per lui, perché non ci vedo proprio nessuna attrattiva speciale.
E’ dopo aver usato per l’ennesima volta Sultan che mi affronta mostrando tutta la sua rabbia.
-La devi smettere con questa storia. Non puoi portare qui le tue puttane e eccitare così Sultan… poi tocca a me calmarlo…-
Calmarlo?
Immediatamente mi vengono alla mente immagini incredibili!
Sapevo che queste tipe magroline hanno di natura… sembra… una vagina incredibilmente profonda ma… arrivare a… calmare Sultan?
Ma lei mi blocca subito. Deve aver capito dalla mia espressione allucinata cosa pensavo e ribatte…
-Ma che porco libidinoso sei! Pensare queste cose assurde! Ma non ti vergogni di nulla?-
Ci azzecca. Infatti non mi vergogno di nulla.
-Gli do del bromuro di calcio… pervertito che sei! Devo mettergli del bromuro nel beverone per calmarlo!-
Ve lo avevo detto che in questa Marina non ci vedo nessuna attrattiva.
E’ una strana.
Spero davvero che Bruno non la scopi. Ma nel caso… come lo faranno? Solo e soltanto nella posizione del missionario?
Peccato però…





(immagine Erotic Art)

T.

giovedì 31 ottobre 2019

L'UOMO CHE CROCIFIGGE LE DONNE.





Lui è bello.
Una bellezza inquietante la sua.

Un viso vissuto, pieghe profonde gli solcano le guance, ha una massa di capelli gonfi e disordinati. 

Occhi freddi, verde azzurri.

Alto, il corpo è snello, slanciato, i lunghi muscoli guizzano ad ogni suo movimento e rivelano la sua forza non comune.


Lui vive due vite. 


Ha come una clessidra dentro, quando la parte superiore si svuota nella sottostante arriva il momento e si trasforma, diventa…  L'ALTRO!

E si mette in caccia.

Stavolta entra in questo bar, non lo conosce, non ritorna mai nello stesso posto e qui non c'è mai stato, si siede al banco, non beve alcolici, ma per non dare nell'occhio ordina qualcosa e aspetta.

Il suo ingresso non è passato inosservato, le donne presenti lo hanno guardato, ammirato, ci hanno fatto un pensiero.

A volte qualcuna delle più intraprendenti, delle più spudorate, arriva perfino a fargli un invito esplicito, lui sorride, un sorriso freddo quanto lui e declina, dice che aspetta una donna e che questa è molto gelosa.
Lui attende.
E’ paziente, spera che prima o poi entri quella giusta, quella che stimolerà il suo interesse.
E quando succede, quando lei entra lui si trasforma, dall'animale indolente che era diventa un felino, attento, pronto, gli occhi gli si animano, prendono colore.

E' lei? Quella che aspettava?
E' una donna sui quarantacinque, non meno, piacente, anzi bella, ma già sulla strada senza uscita dell'invecchiamento, ha pesanti capelli neri che porta lunghi e mossi sulle spalle.

Non è sola, è in compagnia di amiche, ridono, scherzano, festeggiano qualcosa o qualcuno.

Le incolla gli occhi addosso, vuole farle capire il suo interesse e lei lo nota, come non potrebbe? Sente il suo sguardo, sente il calore che emana e iniziano a corrispondere con gli occhi.

Lei al tavolo con le amiche ride delle loro facezie e intanto lo guarda, non riesce a distogliere lo sguardo.
Lui le dice con gli occhi…


-Ti voglio… te… te... voglio te…-

Lei, con gli occhi…

-Ti voglio anch'io…-
Lui crea l’occasione.


E' un maestro di seduzione, sa giocare con la voce, con la sua gestualità, sa  affascinare.
Più tardi escono assieme.

Ora?

Ora sono a casa sua, un loft alla periferia della città.
L'abbraccia, le passa le mani nei capelli, infila le dita nella massa color della notte e la bacia, più che un bacio è un morso, le mangia la bocca.
E' in preda alla passione, alla sua particolare passione. 
La denuda, passa le mani sui grossi seni pesanti, sui glutei, fra le cosce, sente il suo umidore, lei è eccitata, desidera quest'uomo, lo vuole sentire dentro di se, vuole esser riempita, vuole essere posseduta con forza e accetta tutto, lui spinge con forza le dita dentro la fica calda, bagnata, le rigira, trova il clitoride inturgidito e lo strizza forte, lei mugola, si dimena. Ora è lei che gli apre la camicia, passa le unghie sul suo petto, trova i suoi capezzoli, li tormenta con le dita, con le unghie.
Lui si stacca, veloce si toglie camicia e pantaloni, mocassini, mette in mostra un cazzo straordinario.
Grosso, lungo, curvo, piegato all'insù, un cazzo che ogni donna che lui ha avuto ha desiderato follemente e anche temuto, si… temuto per le dimensioni, dimensioni che non fanno altro che aumentare il desiderio, il desiderio d’eccedere, la voglia di cavalcare la febbre che prende quando si vuole passare i limiti, quella febbre ingestibile, senza controllo.
La prende ancora per i capelli e la fa inginocchiare, prende il grosso bastone di carne in mano e le percuote con questo le gote, poi… glielo spinge contro il viso, cerca la sua bocca, lei l’accetta a fatica, le sue mani accarezzano le natiche contratte di lui, cercano i grossi coglioni duri, accarezzano la grossa asta innervata e venata, bagna con la saliva la cappella e lo prende nella bocca.
Lui è inarcato, ha i muscoli in rilievo mentre spinge il cazzo nella bocca di lei, la violenta, la tiene forte mentre la penetra.
Lei è soggiogata, senza volontà, subisce quest'uomo, il suo godimento è essere usata, presa con violenza. 
E' costretta in ginocchio poi carponi, la testa fra le braccia appoggiate al pavimento, lui dietro di lei, mena lentamente il cazzo, scappella e ricopre il glande rosso violaceo, l’avvicina… fruga con la cappella e spinge, si sostiene con le mani sui fianchi di lei, le gambe piegate e inizia a penetrarla, forti colpi, fa entrare completamente l’intera verga, i suoi lombi colpiscono le natiche con degli schiocchi, il sacco dello scroto percuote il ventre della donna.
Si ferma e lentamente lo ritira, fino a farlo uscire completamente e poi lo rimette con un forte colpo che toglie il fiato alla donna, ancora… ancora, lei gode, gode del cazzo che la possiede, gode della posizione, gode della sua totale sottomissione.
Il corpo dell'uomo e' lucido di sudore ma e' inarrestabile, il suo movimento continua, con le mani la tiene ferma e spinge senza riguardo, le fa male ma è quel dolore che accresce il piacere, che lo fa diventare sublime.
...E LUI SI VEDE…!

Il solito flash-back!
Lui… ragazzo piegato!
Lui… violato! 
Lui… violentato…!
Mentre la madre ubriaca guarda e ride!
Rivede il supplizio con la croce, lui la vittima e loro i carnefici!
Si rialza, prende la donna senza riguardo e la porta nel lato buio della grande stanza, qui c'è una croce a terra, una croce di legno come quella usata per il martirio di San Andrea, a forza la distende, lei ora è terrorizzata, ha paura, ha capito che non è più un gioco ma qualcosa di estremo.
La lega, con dei tratti di corda assicura le sue braccia alla croce e poi le gambe, lei è posta contro la croce con il suo davanti e mostra la schiena, al contrario della figura che abitualmente vediamo crocifissa.

Lei gira il viso verso di lui, lo prega, lo implora di slegarla, di lasciarla andare, di non farle del male.
Lui si pone sopra di lei fra le sue gambe, le alza il bacino e la prende di nuovo, la penetra violento! Ora è nel culo che la prende, feroce, bestiale, violento!
Ora urla!
Urla la sua libidine impazzita!
-PUTTANA! Puttana…! Ora urli? Piangi? Non urlavi mentre mi violentavano! Ridevi, puttana schifosa che sei! Ora tocca a te… soffrire e urlare dal dolore! Ora sei tu ad essere legata alla croce!-
I colpi che le da sono terrificanti e lei, la donna, urla e geme dal dolore. 
Ha paura… terrore! 
Lui si alza in piedi e mena furiosamente il grosso cazzo e mentre sborra, mentre lunghi filamenti di sperma ricadono sul corpo disteso urla ancora, urla il suo odio verso le donne, verso quelle che gli ricordano la madre!

LUI... ancora una volta ha crocifisso la madre!
Fino a quando gli basterà questo? Fino a quando il suo odio si limiterà a questa violenza? 
Per adesso, per ora è in pace.
E’ tranquillo, il suo tormento inizierà a montare nuovamente da domani in un circuito senza fine.
Libera la donna, si rivestono, l'accompagna.

Lei? Ora... passata la paura è arrabbiata, minaccia, insulta ma sente il sollievo enorme di essere ancora viva. Ha sentito soffiare su di sé il vento gelido della morte.

Il loro rapporto finisce qui, non avrà seguito ma lei lo ricorderà per sempre, ricorderà il terrore e lo strano piacere, l'assurdo piacere di essere una vittima sacrificale e qualche volta lo rimpiangerà, si... contro ogni razionalità rimpiangerà quest’emozione unica che ha vissuto!
T.

giovedì 6 dicembre 2018

FIORDALISO.











Dedicato genericamente a tutti coloro che vogliono le ali. Ali per volare via o ali per volare e poi ritornare o ancora semplicemente ali per alzarsi da terra e vedere il mondo in una altra dimensione.

Fiordaliso aveva raggiunto l'età della adolescenza in una prigione dorata. Un padre possessivo ed una madre debole l'avevano confinata in una stanza che si affacciava su di un giardino, un giardino si meraviglioso, ma circondato da alte mura. Il mondo era fuori a lei inaccessibile.
Gli unici visitatori che allietavano la sua solitudine erano gli uccelli. Lei li aveva raffigurati sulle pareti della stanza in splendidi acquerelli.
E ancora, aveva disegnato colorate farfalle in volo con le ali dispiegate.
Lei desiderava le loro ali.
Per volare via.
Non conosceva nulla della vita.
Era trattata e considerata come una bambina non destinata a crescere, a rimanere permanentemente nello stato di pre-adolescenza.
E aveva desideri, oltre alla libertà desiderava l'amore.
Una cosa che non conosceva ma che ne sentiva il bisogno. Un bisogno non perfettamente definito ma esistente. E spesso di notte sentiva anche il bisogno fisico di un qualcosa. Si svegliava fremente con i capezzoli che ornavano il suo meraviglioso seno inturgiditi e sotto... fra le cosce sentiva il bisogno di accarezzarsi, passava allora le dita fra il vello soffice che le ornava il pube, accarezzava la conchiglia chiusa, ne apriva le valve e cercava la perla contenutavi. Si perdeva in lunghe carezze e alla fine si addormentava dopo aver goduto di se stessa.
Era primavera inoltrata quando riposava nel suo giardino e un uccello meraviglioso e sconosciuto si poso' accanto a lei. Quando se ne ando' lasciò sull'erba del prato uno strano seme. Lo lascio' come fosse un suo regalo. Un po' più grande di un chicco di caffè e innaturalmente bianco. Una intuizione la spinse a raccoglierlo ed a interrarlo nell'angolo migliore del giardino.
Curo' quel particolare seme con amore. E presto ne vide i risultati, il passaggio rapido da un tenero virgulto a una robusta pianta. Era una pianta sconosciuta che sembrava vivere e crescere dalla sua presenza, dalla presenza di Fiordaliso. E aveva un aspetto camaleontico, mimetizzante. Se Fiordaliso era sola... i suoi rami erano accoglienti, aperti. Le poche volte che il severo padre visitava il giardino, i rami e le foglie si racchiudevano lungo il fusto.
La pianta amava Fiordaliso?
Spesso durante le calde notti d'estate lei usciva dalla sua stanza e si liberava della camicia da notte, restava nuda e godeva della leggera brezza che portava l'odore del mare poco lontano.
Non mancava mai di portarsi presso la pianta in crescita e le sembrava che questa si muovesse, che ora i suoi leggeri rami la invitassero, come a farsi abbracciare.
Ora la pianta era più alta di lei, aveva uno strano aspetto antropomorfo, a volte lei intravedeva le gambe, il busto e le spalle di un giovane uomo e una bella testa ricoperta da una folta chioma. E... in corrispondenza del ventre una strana appendice, aveva l'aspetto di un piccolo ramo troncato, con una protuberanza proprio in cima, spoglio di foglie con solo un cespuglio all'inizio del tronco.
E cambiava aspetto, normalmente chino all'ingiù in sua presenza prendeva vita, rialzava il capo e sembrava aumentare di dimensione, per diventare più lungo e più grosso.
Fu la curiosità a farle mettere la mano su quel tronco e lei lo sentì come vivo. Sentì la forte nervatura e la tonicità, ne senì' la forza. Lo accarezzò a lungo e alla fine le sembrò che il tronco lasciasse fuori uscire una linfa bianca e vischiosa.
Ora le sue visite erano più frequenti ed avvenivano anche di giorno. Presto le venne il desiderio di inginocchiarsi davanti a quel tenace ramo e di provare a baciarlo. Dal bacio passò presto a leccarlo e ad inserirselo in bocca per quanto possibile. E ricevette in bocca quella linfa...
In quelle occasioni si sentiva sciogliere sotto. La sua conchiglia si faceva gonfia e batteva. Prese ad accarezzarsi mentre aveva in bocca quel ramo. E spesso riusciva a far collimare il momento del suo piacere con quella particolare uscita di linfa dal tronco. E le piaceva riceverla in bocca, gustarla a lungo per poi inghiottirla.
Fu la natura a spingerla ad avvicinare il suo ventre a quel tronco. A tenerlo con una mano e a passarlo lungo le valve della sua conchiglia, si sentiva illanguidire, diventare morbida e disponibile. Lo strofinava particolarmente contro la perla contenuta nella sua conchiglia e lì riceveva la linfa emessa con generosità dal ramo.
La notte di fine estate era incredibilmente chiara.
Quando si avvicinò alla pianta le sembrava che avesse cambiato del tutto forma e natura. La vedeva davvero nella figura di un uomo. Di un giovane e bellissimo uomo.
Al solito iniziò il suo gioco.
La carezza al ramo.
Il bacio e l'introduzione nella sua accogliente bocca. Lo strofinamento contro la sua conchiglia e mentre era intenta a questo sentì i rami che sembravano essere le braccia del giovane uomo prenderla forte per le natiche. Si sentì alzare senza nessun sforzo, lei aprì le gambe e con esse circondò il fusto della pianta. Si sentiva sostenere, si sentì abbassare e il ramo cercare l'entrata nella sua conchiglia. Tenero ma deciso e lo sentì entrare nel suo ventre accogliente. Provo' solo un attimo di dolore ed era dentro. A fondo, si sentiva posseduta e riempita. Si sentiva aperta. Ora il tronco era vivo, lo sentiva ingrossarsi ancora di più e si muoveva. Si sentiva alzata fino a quasi far uscire il ramo che aveva in ventre e poi abbassata e riempita a fondo.
E ancora... e ancora.
Ora il suo piacere veniva, esplodeva dentro di lei e si allontanava lentamente per poi ritornare nuovamente, come il continuo flusso delle onde del mare. Sentiva il miele che sgorgava dalla sua conchiglia mescolarsi con la linfa che il ramo emetteva. Quando le braccia che la sostenevano la lasciarono andare era sfinita. Sfinita ma non sazia, cercò con le dita quello che tracimava dalla sua conchiglia e se lo portò alla bocca, bevve assetata ancora quella linfa.
Ora il loro unirsi era continuo, poco era il tempo che lei dedicava al riposo, al sonno.
Tutto... fino ai primi di ottobre con l'inizio del gelo. Il sole era solo tiepido ora e le giornate di pioggia frequenti.
Dormì a lungo quella mattina e quando si svegliò andò subito in giardino. La pianta aveva un aspetto sciupato e le foglie di solito rigogliose erano come senza vita.
E sentì una voce, profonda, dal tono maschile ma dolce. Piena d'amore.
La poteva sentire solo lei.
Una voce interiore.
-Devo andare, devo lasciarti, ho fatto il mio tempo qui. Se resto con te... morirò...-
E la sua protesta, che non doveva, che non poteva lasciarla sola. Non ora. Non più. Non dopo quanto era successo!
Gli chiese di portarla con lui, nel suo mondo.
Lei senza di lui tornava ad essere insignificante.
Un nessuno.
Gli si avvicinò e lo abbracciò stretto.
Si senti allora circondare da forti braccia. Protettive. Si sentì al sicuro. 







Vide i rami cambiare forma e diventare due forti ali. Ali che senza sforzo lasciarono il giardino.
Lei vide lentamente il mondo allontanarsi, il giardino diventare incredibilmente piccolo per poi scomparire.
Si senti rinata a nuova vita.

La nuova Fiordaliso.

Auguri a te Fiordaliso, vola sicura.

T.


(immagine Erotic Art)

domenica 13 maggio 2018

LADRI DI PIACERE.









-Vieni... subito. Ho la tigre che mi dilania il ventre...
-Dove sei?
-In caffetteria...


Un sms quando arrivo e aspetto fuori, dietro al locale c'è un angolo nascosto.

-Ho esattamente cinque minuti... ho detto che devo fare una telefonata urgente... scopami...! Oh... cazzo... scopami!

Le mangio la bocca mentre la spingo contro il muro, l'alzo a forza e tenendola alta la cerco. La sostengo con le mie braccia sotto le cosce mentre sposto in qualche maniera il fondo del perizoma.
E' tanto calda che mi scotta le dita!
Riesco a liberarlo e glielo punto.
Un colpo secco e sono dentro!
Le sto stringendo le natiche mentre spingo come un pazzo!
So che le resterà il segno delle mie dita.
Non ci importa.
Le sue braccia intorno al collo, la mia bocca che cerca la sua.

-Non baciarmi più! Non ho il tempo di rifarmi il viso! Fammi godere...

Quattro minuti...
tre...
due...
le inondo la figa....

-Dio...! Che scopata! Devo rientrare...

Vero!
Dio... che scopata!

Cosa è questa frenesia che ci costringe a cercarci, a prenderci, in queste situazioni?

In una delle prime volte, osservo...

-cazzo... potrebbero sorprenderci...
-A te importa...?
-No...
-Neanche a me...


Eppure scopiamo.
E scopiamo senza limite alcuno.
Ci stiamo divorando.
Perchè abbiamo bisogno anche di questi eccessi? Lo scoparsi in situazioni assurde, pericolose e con pochissimo tempo?

Semplice!

Siamo... ladri di piacere!

Scopiamo... tanto. 

Tantissimo.
In una delle ultime volte la costringo in ginocchio, testa a terra e le lego le braccia dietro la schiena, la bendo.
Mentre smania nell'attesa, non sa assolutamente cosa aspettarsi, prendo un barattolo di crema di cioccolato morbido e gliene spalmo una bella manata fra le natiche, insisto sul suo buco, spingo dentro le mie dita, glielo inserisco dentro a forza il cioccolato!
Spalmo sulla cappella il resto.
Lei muove il culo... invitante!
Lo punto e spingo!
Sono dentro!
Inizio a vangarla! Forte... spingendo a fondo!

-Dioo... cos'è? Cosa mi hai messo?
-Cioccolata...!
-Oh... cazzo!

Duro un pò!
Le peso addosso stringendole il seno, le martirizzo i capezzoli strizzandoli ferocemente.
Le mordo la nuca, le strofino forte il clitoride, che ha duro e sensibile come un piccolo, minuscolo cazzetto, tutto per farla godere.


Godere... deve godere! 

Sempre di più!!

Devo godere...! 

Sempre di più!

Ho la smania di farle provare piacere, ogni tipo di piacere, ogni grado di piacere!

Poi...?
Oh... si!
Si... che si siede sulla mia faccia!
E io mangio dal suo culo!
Mangio e lecco!

Oh si...!
E lei vede il mio cazzo risollevarsi, coperto di cioccolata e striato del mio sperma.
Vede gli spasmi che lo fanno ridiventare dritto.
Dritto e duro!

Oh si...!
Che lo prende in bocca e succhia! Lecca cioccolata e sperma!

Da dove nasce questa frenesia!
Prendersi in feroci accoppiamenti!
Rapidi... frenetici, bestiali!

Quattro colpi di cazzo e venire!

Prendersi!
Godersi!
Mai sazi!

-Non riesco a saziarmi di te...
Le dico...

-Per fortuna...
Risponde...

A volte un rapido incontro, appena fuori città, le macchine vicine, lei appoggiata con la schiena alla sua, gambe aperte, io in ginocchio davanti a lei.
Gonna alzata... perizoma appena spostato, la sua gamba sulla mia spalla, la mia bocca che la mangia!
Un primo veloce orgasmo!

Poi chinata, appoggiata al sedile con i gomiti e io che la pompo freneticamente!
Oh si...!
Quattro colpi!
Dieci colpi!
Venti colpi!
Forti...
Feroci...
Violenti...
Spinti a fondo...
Ficcati nella sua figa!

e...
vengooooo...
vengooooo...
e
godo... cazzo!

E urlo!!
Urlo... il mio piacere!

VENGOOOOOO...!!

Sms... dopo, suo...

-Dopo... che mi hai fatto godere. Che mi hai leccata, ti avrei pisciato in bocca... dio se ne avevo voglia!!
-Dovevi farlo...! Torna indietro! Lo facciamo...!
-Non ho tempo... non farmi impazzire, non ho tempo!

-Sono sola stanotte...
-Arrivo...
-Dimmi cosa mi farai...
-Non hai la lista sul frigo...?
-Dimmelo... fammi bagnare...
-No.
-No...? Non ti apro...
-Ti farò male stanotte... molto male...
-Oh dioo....! Vieni subito!


T.


venerdì 16 marzo 2018

IL RIFUGIO.









-Trova un rifugio per noi... dove viverci. Dove poter essere noi stessi, dove poter lasciare fuori ogni cosa che ci lega ad un altro presente...



La casa è perfetta.
Affacciata sul mare turchino, una grande terrazza e pochi gradini per accedere alla spiaggia.
Il posto ideale per noi.
E... fra un incontro e l'altro... io che cerco invano di lavorare.
Ma non ci sono... non ci sono più con la testa.
Tu mi hai rivoltato... anima, cuore, mente e cazzo.
Vivo in apnea il tempo che non ci sei, boccheggio come un pesce levato dall'acqua.

Vieni... vieni... vieni!
O morirò!


Aspettarti.
Sentirti arrivare.
Farmi trovare sulla porta.
Prenderti.
Spingerti al muro e mangiarti la bocca.
Strappare gli abiti che indossi.
Toglierti con i denti il perizoma.
Tirarti a terra e mettere la bocca fra le cosce.
Divorare la figa.
Mordere le labbra gonfie.
Aprire e leccare.
Prendere il clitoride fra le labbra.
Rubare il primo orgasmo.
Godere del mugolare, del tuo lungo gemito.

-Sei un animale! Neanche mi saluti, mi chiedi forse come sto? Mai...!
-Come stai...?
-Scopami...

A terra!
Sul pavimento!
Distesa!
Io... fra le tue gambe che ti penetro!
Che spingo per ficcartelo dentro tutto, che ti alzo il bacino, che spingo, levo il mio cazzo e lo rimetto ancora e ancora nella tua figa fradicia.

La pazzia!
La voglia continua!
Il non saziarmi di te!
Spingo, scivoliamo assieme, tu distesa e io sulle ginocchia, il corpo sul tuo, scivoliamo sul pavimento di cotto fino a fermarci contro la parete e qui...?
La tua figa!
Mia!
Scavarti dentro!
Pomparti! Fotterti! Chiavarti! Ficcarti!
Oh... si!!!!

Tu...?

Godi!
Dai, dai! Non smettere di godere!
Godi!
Godi!
E... poi godi con me!
Assieme.
I tuoi gemiti di piacere!
Il mio urlo!
Godi ancora! Mentre ti sborro dentro!
Mentre riempio la tua figa!

Mi sembra di avere della lava nei coglioni!
Fammi svuotare!

-Dio...! Finirà che mi farai sborrare sangue...! Mantide!
-Finalmente! Tu e i tuoi messaggi! Mi hai tenuta eccitata per tutte queste ore!
-E io? Non sai cosa sia avere il cazzo duro per tutto questo tempo...
-Voglio succhiartelo! Ti immaginavo in macchina e io china che prendevo il tuo cazzo in bocca, la mano che ti teneva e ti succhiavo... oh... come ti succhiavo! Ti succhiavo l'anima!

-Quanto puoi fermarti stavolta?
-Un pò...
-Vieni... voglio farti vedere qualcosa che ho fatto montare oggi.

In bagno ora c'è un grande specchio, dal pavimento al soffitto.

-Dio! Che meraviglia...!
.Guardati... guardati mentre ti strizzo le tette! Mentre ti palpo, mentre ti metto la mano in figa...
-Mi fai sciogliere... cazzo!
-Appoggia le mani allo specchio... voglio che baci la tua immagine... ti faccio chinare... ti allargo le gambe...
-Fammelo... dammelo...
-Così...? Lo senti fra le chiappe? O così...? Fra le cosce mentre te lo strofino sul solco?
-Fammi... quello che vuoi ma fammi...
-In figa...voglio goderti di nuovo nella tua meravigliosa figa! Così... ti piace...? Ti sto piantando il cazzo in figa! Nel tuo caldo, nel tuo bagnato... ti sto pompando...!
-Dai dai... più forte...! Spaccami... rompimi...! Dio! Se sei porco! Sei il mio porco...!

-Devo scappare...
-Ti lecco... ti pulisco io...
-Figurarsi! Lo vorrei eccome... ma so anche come finisce, devo andare...
-Bacio...? Domani?
-Si... ti dico l'ora di preciso...

Ho la mente piena di te.
Dove sei?
Cosa fai?
Mi pensi?
Scendo al mare.
Nuoto.

Accendo il portatile... dove sono rimasto?
No... anche oggi non funziona.

Le mie dita scrivono quello che suggerisce la mente...

...Sei felice?
...Comunque?

...Si... rispondo e scrivo...
...Sono felice.

Domani la legherò al letto. La farò impazzire dal piacere.

Le devo diventare necessario.
Che non possa immaginare di vivere senza di me.

Il sole tramonta...
Le ombre si allungano, è il momento peggiore senza te.

Resto al buio.

Aspetto che in cielo appaia Venere... la dea dell'amore.

T. 



(immagine Erotic Art)