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sabato 1 febbraio 2020

ATIYAH, DONO DI DIO.















Kan ma kan...
Bidna rihki
Willa innam...

C'era non c'era,
racconteremo storie
o dormiremo sui nostri giacigli?

Così inizierebbe il mio amico Kan ma kan, appassionato di fiabe arabe, io godo a rubargli le idee e modificarle fino a farle diventare erotiche o qualcosa di più, non di peggio, di più.

Quindi....c'era non c'era una volta uno sceicco...

La gente beduina, i baduw, i nomadi che vivono nel deserto non cambierebbero la loro vita per nessuna ragione. Amano i grandi spazi del deserto, spostarsi in continuità per cercare nuovi pascoli e pozzi d'acqua idonei per il loro bestiame. Appartengono a fazioni, a volte amiche e alleate fra loro, a volte nemiche acerrime. E' loro usanza fare delle razzie contro i nemici, rubare e uccidere. Questo provoca continue faide, sono crudeli e senza pietà in combattimento, ma hanno un senso dell'ospitalità enorme che è insito in loro profondamente. Chi si presenta al loro accampamento in situazione di bisogno, non deve essere respinto. Mai, neanche se nemico. L'ospite è sacro e può trattenersi tre giorni.

Allora...
...questo sceicco era ricco, aveva cammelli in quantità, cavalli e altri armenti e gente fedele che partecipava alla sua vita.
Non era felice, perché non aveva figli. La moglie, l'unica, lo pregava continuamente di prendersi altre mogli e così provvedere al proseguimento della sua stirpe, ma lui non voleva, amava troppo la propria donna. Era usanza che si sposassero fra primi cugini, il figlio o la figlia del proprio fratello. Lui non avendo figli era inviso ai propri fratelli, specialmente quando iniziò ad usare la sua ricchezza con generosità. Molti erano coloro che si univano al suo accampamento e usufruivano della sua pietà.
La generosità, sopra ogni cosa, era quello che contraddistingueva il nobile del deserto. Ognuno era valutato non in base a quello che possedeva ma in base a ciò che donava agli altri. I suoi fratelli cercarono allora di ucciderlo, accusandolo di privarli dell'eredità.
Lo sceicco chiese a Dio cosa fare.
Questi lo premiò, in un sogno gli disse di levare le tende, lasciare il posto dove era e dirigersi verso est fino a trovare un posto magnifico, destinato solo a lui, ricco d'acqua e di tenero foraggio per i suoi animali. Non solo... durante il viaggio sua moglie avrebbe concepito un figlio, un angelo lo avrebbe protetto nella sua infanzia, comandò  inoltre che per i primi (quattordici) anni, il ragazzo doveva vivere isolato senza essere visto da nessuno.
Così fu.

Ora... apro una parentesi.
Voi vedete che è una favola antica che ho liberamente modificato. Siete consapevoli che i quattordici anni di vita del ragazzo è il periodo nel quale lui diventa uomo, guerriero e poi farà razzie, ucciderà nemici e prenderà moglie? La moglie avrà dodici o tredici anni e a quattordici sarà già madre a sua volta!
Vero o no?
Ora, io... autore, devo raccontare il falso. Altrimenti mi censurano.
Devo mentire, sostenere che il protagonista e le varie figure femminili hanno diciotto anni compiuti, (...o venticinque e perchè non trenta? A trenta... la bellezza delle donne è sfiorita nel deserto e a trentacinque lui sarà maturo, al limite della vecchiaia).
Stronzate doversi adeguare!
Il corretto pensiero imperante è spazzatura! Uccide la verità.

...il bambino che nacque aveva già un nome predestinato, Atiyah, Dono di Dio.
Con il passare degli anni, la bellezza d'Atiyah cresceva, il suo viso splendeva come la luce della luna, gli occhi erano come l'anemone scuro e la bocca come un anello doro tempestato di diamanti. Quando entro' nel suo... quatt... no... diciottesimo anno (?) gli fu concesso di allontanarsi la notte dall'accampamento, da solo, montando un meraviglioso cammello da guerra, un mehari. Inseguì, alla luce della luna, gazzelle e altri animali abbattendone alcuni. Questo per alcune notti di seguito. Nulla sfuggiva alla gente della tribù e chiesero alla moglie dello sceicco chi cacciasse quelle magnifiche prede.
Mio figlio, disse lei.
E Atiyah fu mostrato alla tribù.
Le fanciulle che prima dell'alba si recavano al pozzo per riempire le brocche d'acqua s'imbatterono in Atiyah di ritorno dalla caccia. Restarono fulminate dalla sua bellezza. Le donne sono eguali in ogni tempo e in ogni ambiente e presto molte s'infatuarono della bellezza d'Atiyah, la meglio l'ebbero tre sorelle sposate ad altrettanti cugini. Decisero che, a turno, la notte avrebbero raggiunto nella sua tenda Atiyah per insegnargli l'arte d'amare. Erano molto simili nell'aspetto e nel temperamento. 

Avevano il permesso dei mariti di dormire assieme a volte , loro tre, nella tenda familiare e lo facevano nude naturalmente. A volte, il marito di qualcuna di loro, reclamava la presenza della moglie e una si sacrificava, non sempre era la giusta, se questa era impegnata con Atiyah, subentrava a lei una sorella. Non erano simili, eguali? Calde e disponibili nella stessa maniera? 
La passionalità delle donne del deserto è inimmaginabile a noi, hanno il fuoco nelle vene e queste tre erano lava bollente. Atiyah ora non usciva più a caccia la notte e le aspettava. Non sapeva che erano tre donne ad alternarsi con lui. La prima fu la più esuberante delle sorelle, la più vecchia. Bella e infuocata dalla passione. Uscì di soppiatto dalla tenda della sua famiglia e entrò in quella d'Atiyah. Lui dormiva e lei sollevò le pelli che lo coprivano e gli si dispose a fianco. Lo abbracciò fremendo di voglia e subito la sua mano corse allo scettro che il giovane uomo teneva fra le gambe. L'odore del giovane la inebriava, la sua bocca passava leggera sulla pelle e scendendo trovò la sua verga ancora a riposo, ancora un tenero volatile. Prese a baciarlo, ad inserirselo in bocca sempre più profondamente e man mano lo sentiva rinvenire sotto le sue audaci carezze. Presto il tenero volatile divenne imperioso, era talmente cresciuto che le era impossibile riceverlo tutto in bocca. Grosso e di una lunghezza inusuale anche per gli uomini del deserto, generalmente molto forniti.
Atiyah svegliandosi si trovò con la donna che lo stava baciando intimamente. Il piacere era enorme e quando chiese chi fosse, chi era a fargli conoscere questa magnifica sensazione, lei rispose che era una Uri venuta per fargli conoscere le gioie fisiche dell'amore. Atiyah oltre che beneficiario di una bellezza eccelsa aveva anche una vitalità comparabile alla beltà. Tutta la notte si prodigò per soddisfare la donna, lei da parte sua non trascurò di usarlo in ogni modo. Gli concesse ogni sua parte del corpo godendo tantissimo. Un attimo prima dell'alba lasciò Atiyah dicendogli che sarebbe tornata la notte successiva. Le sorelle attendevano impazienti il suo ritorno e subito vollero sapere. La descrizione fu lunga e minuziosa e mentre le parole fiorivano nella bocca della sorella, il loro desiderio ingigantiva. Passarono quindi parte della giornata abbracciate, impegnate in lunghe carezze.
Anche Atiyah restò nella tenda, alla domanda della madre se stava bene, rispose che era solo stanco. Mangiò con molto appetito e questo tranquillizzò la donna. Il buio della notte arrivò e lui attese. Questa volta non si fece trovare addormentato e fu lui a prendere l'iniziativa. Ora non solo penetrò la donna in mille posizioni ma adorò baciare il suo fiore odoroso di passione. Anche questa notte passò velocemente presi ambedue dalla passione più accesa. Stessa preoccupazione della madre l'indomani e stessa risposta. Quindi toccò alla più giovane delle sorelle andare da lui nascostamente. Ognuno di loro amava diversamente ma Atiyah preso dalla passione non distingueva nulla. I suoi orgasmi erano molteplici e il succo dei suoi lombi era tanto abbondante che loro... le sorelle, quando lo lasciavano ne erano piene, pieno il fiore fra le cosce e pieno quello fra le natiche.
La madre, con la saggezza propria delle donne, intuì alla fine cosa stava vivendo il figlio e ne parlò al marito, allo sceicco.
Dovevano impedire che succedesse uno scandalo, gli disse, se la cosa veniva scoperta non solo le tre sorelle sarebbero state punite esemplarmente, forse lapidate, ma il buon nome della loro casata sarebbe stato infangato e la tribù smembrata in fazioni nemiche fra loro.
Non era colpa d'Atiyah, ma decisero che era lui a doversene andare nell'interesse di tutti.
Così fecero, Atiyah fu equipaggiato adeguatamente per il viaggio e spinto ad abbandonare la sua gente. Il suo viaggio durò molti giorni prima d'imbattersi in un accampamento. Fu accolto come un principe meravigliando tutti con la sua bellezza. Fu ospite dello sceicco e ne conobbe i familiari. Passati i tre giorni lo pregarono ancora di fermarsi presso di loro per il matrimonio della figlia e lui accettò. Conobbe così la figlia dello sceicco, una giovane fanciulla bellissima di... ventanni (?) e il suo promesso sposo, suo primo cugino.
I tre giovani stavano spesso assieme, cavalcavano assieme, passavano persino parte della notte assieme, persi in racconti e giochi. Durante la notte prima del matrimonio Atiyah ricevette una visita. Ormai tutto l'accampamento dormiva profondamente quando una figura ricoperta da un leggerissimo velo e con il viso nascosto entrò. Si avvicinò fino a toccarlo. Atiyah pensò subito che fosse la figlia dello sceicco e si scostò, mai avrebbe potuto fargli quest'offesa e le disse di tornare nella sua tenda. Lei lo tranquillizzò, non era quella che lui pensava. Si levò il velo che le nascondeva il viso e Atiyah fu rassicurato. Le fattezze del viso gli erano familiari ma non riuscì a dar loro un'identità. Poco dopo erano avvinti in un lungo bacio. La bocca della visitatrice era vorace e presto si dedicò pienamente al piacere d'Atiyah, mai lui, Atiyah, nella sua breve esperienza d'amante, aveva provato tanto piacere! La bocca era quanto di meglio esistesse! Riceveva la sua potente verga fino in fondo, la lingua gli dava brividi di piacere. E... quando il succo dei suoi lombi sgorgò con forza, neppure una goccia andò persa.
Atiyah chiese di contraccambiare il piacere, adorava mettere la sua bocca a contatto con il fiore fra le cosce e lì perdersi in lunghi baci, ma gli fu detto che quel particolare fiore era destinato ad altri. Gli era precluso per ora. C'era un altro fiore che poteva cogliere, che poteva essere suo. Era il fiore scuro fra le natiche. Lo voleva? Atiyah, pieno di desiderio com'era, si approssimò, pronto a coglierlo, ma ancora fu fermato. Lui doveva solo sdraiarsi, sarebbe stata lei a sedersi su di lui come su una sella da cammello. Così fu, lei, tenendo ritta la durissima verga con le mani, si abbassò fino ad essere completamente impalata per poi cavalcarlo in una lunghissima sgroppata. Non gli permise di toccarla. I loro gemiti erano trattenuti dalla paura di essere scoperti. Ancora un attimo e lei sparì. Atiyah fece solo tempo a chiederle se sarebbe tornata nelle notti successive. Non ottenne risposta.
Il giorno successivo fu celebrato il matrimonio dei due giovani. I festeggiamenti durarono diversi giorni, molte cammelle da latte, agnelli, altri animali furono macellati per l'occasione. Atiyah regalò allo sposo il suo cammello da battaglia, con la ricca bardatura impreziosita da monete d’argento, alla sposa tutto il suo denaro e i gioielli. Ora non possedeva nulla, solo la sua vita e la spada. Essere generoso era la sua caratteristica principale. Per tutte le notti dei festeggiamenti attese la donna che gli si era concessa in quell'unica volta, ma non ricomparve.
Terminati i festeggiamenti, gli ospiti lasciarono il campo e si accinse a farlo anche Atiyah.
I due giovani lo supplicarono di restare. Volevano che si fermasse da loro, con loro, che fosse per sempre il loro fratello prediletto e tanto lo pregarono che lui accettò, d'altra parte non aveva un posto dove andare. I suoi doni gli furono restituiti moltiplicati. Ricche vesti, cammelli e cavalli, gioielli. La sua tenda fu portata quasi a contatto con quella degli sposi e addobbata sontuosamente da ricchi tappeti.
Ripresero le loro cavalcate nel deserto, Atiyah aspettava sempre la ricomparsa della donna che gli aveva fatto visita, ma senza esito. Un giorno i due sposi lo invitarono nella loro tenda, doveva recarvisi dopo il calar della notte, avrebbero festeggiato Atiyah per aver accettato di fermarsi, di diventare loro fratello.
Atiyah vi si recò vestito dei suoi abiti migliori, portando fiori del deserto da lui colti. Hanno breve vita questi fiori ma sono di una bellezza straordinaria. I due giovani non erano visibili, da dietro una spessa tenda che li nascondeva, lo pregarono di accomodarsi. Sarebbero venuti subito.
Atiyah si sedette e aspettò, era stato preparato un vero banchetto, con molti piatti prelibati. Da dietro la pesante tenda uscirono due donne coperte da veli, una era la donna che lo aveva visitato in quella notte e l'altra? L'altra era la figlia dello sceicco che lo ospitava. Atiyah non riusciva a comprendere cosa stava succedendo. Dove era il marito? Come doveva comportarsi senza perdere il proprio onore?
Le donne nella loro danza fascinosa gli si avvicinarono, le loro mani sfiorarono il viso e il suo corpo in languide carezze invitanti. Ora la donna che lui conosceva tolse i veli all'altra, lasciandola nuda, coperta solo dai suoi gioielli. La sposa era bellissima! Il corpo sinuoso e scattante come quello di un ghepardo del deserto! I folti capelli neri le scendevano fino ai lombi, il bel seno, impreziosito dalle areole scure intorno ai capezzoli ritti, come scuri erano i petali del suo fiore che s'intravvedeva fra le cosce, fiore nascosto da un ricco vello nero.
Atiyah era eccitato ma era frenato dal suo senso dell'onore. Voleva certo abbracciare quel magnifico corpo e farlo suo, ma non capiva, titubava.
Poi la voce dell'altra donna, che lui ora riconobbe come la voce dello sposo, del suo amico fraterno. Non era una donna, era lui vestito da donna!
La voce diceva, prendici fratello, godi i nostri corpi in un abbraccio che ci veda tutti intrecciati nella passione, nel nostro amore. Ora, noi sposi, abbiamo rispettato la regola del nostro popolo, ci siamo scambiati la nostra verginità e tu puoi goderci pienamente, senza nessun limite... 


Si tolse anche lui i veli che lo coprivano e Atiyah vide il suo membro scattare verso l'alto. Si abbracciarono tutti, scivolando uniti sul tappeto. Atiyah prese la sposa più e più volte e ogni volta il suo godimento era maggiore. Lei... volle donare a lui una sua verginità e gli donò il fiore scuro fra le natiche. Atiyah si trovò anche abbracciato al ragazzo mentre si accarezzavano a vicenda i membri rigidi dall'eccitazione. Presero la sposa assieme, confondendo dentro di lei il loro seme. Finalmente poté dissetarsi incollando la bocca alla conchiglia rorida d'umori della fanciulla facendola sedere sul suo viso, mentre lo sposo s'impalava sul suo palo di carne. Tutta la notte durò il loro piacere e solo alla luce dell'alba caddero tutti e tre in un sonno profondo. Ripeterono per diverse notti i loro incontri, tanto erano presi da amore uno per gli altri. 
Tempo dopo, i due sposi, chiesero ai loro parenti di poter lasciare il campo per generare un nuovo gruppo. Lo sceicco dispose quindi per l'occorrente. Li munì di cammelli e altro bestiame, tende e viveri e una trentina di guerrieri con le rispettive famiglie per accompagnarli. La sposa, che si chiamava Halima, diceva ridendo che viaggiava con i suoi due mariti. Atiyah rispondeva allegro che era lui che viaggiava con le sue due mogli. Lo sposo, il suo nome Hasan, diceva felice che lui viaggiava con la moglie e il suo fratello prediletto.
Ognuno di loro diceva il vero.
Dall'unione nacquero numerosi figli e vissero felici e contenti.

Kanmakan mi suggerisce come finire questo racconto, ma al solito mi dà diverse opportunità...

...E là li lasciammo a vivere in allegria.
Possa Iddio benedire la sorte vostra e la mia...

...Dio molti figli, maschi e femmine, gli mandò
e vissero in grande gioia e felicità
finche Colui che tutto distrugge li separò...

...Il mio racconto vi ho narrato.
Nel vostro petto ora sia serbato...


Nota. A parte la vicenda della nascita di Atiyah, Dono di dio, il resto è fantasia dell'autore.

Tibet.
(con tanti auguri)


(immagine... Erotic Art )

giovedì 6 dicembre 2018

FIORDALISO.











Dedicato genericamente a tutti coloro che vogliono le ali. Ali per volare via o ali per volare e poi ritornare o ancora semplicemente ali per alzarsi da terra e vedere il mondo in una altra dimensione.

Fiordaliso aveva raggiunto l'età della adolescenza in una prigione dorata. Un padre possessivo ed una madre debole l'avevano confinata in una stanza che si affacciava su di un giardino, un giardino si meraviglioso, ma circondato da alte mura. Il mondo era fuori a lei inaccessibile.
Gli unici visitatori che allietavano la sua solitudine erano gli uccelli. Lei li aveva raffigurati sulle pareti della stanza in splendidi acquerelli.
E ancora, aveva disegnato colorate farfalle in volo con le ali dispiegate.
Lei desiderava le loro ali.
Per volare via.
Non conosceva nulla della vita.
Era trattata e considerata come una bambina non destinata a crescere, a rimanere permanentemente nello stato di pre-adolescenza.
E aveva desideri, oltre alla libertà desiderava l'amore.
Una cosa che non conosceva ma che ne sentiva il bisogno. Un bisogno non perfettamente definito ma esistente. E spesso di notte sentiva anche il bisogno fisico di un qualcosa. Si svegliava fremente con i capezzoli che ornavano il suo meraviglioso seno inturgiditi e sotto... fra le cosce sentiva il bisogno di accarezzarsi, passava allora le dita fra il vello soffice che le ornava il pube, accarezzava la conchiglia chiusa, ne apriva le valve e cercava la perla contenutavi. Si perdeva in lunghe carezze e alla fine si addormentava dopo aver goduto di se stessa.
Era primavera inoltrata quando riposava nel suo giardino e un uccello meraviglioso e sconosciuto si poso' accanto a lei. Quando se ne ando' lasciò sull'erba del prato uno strano seme. Lo lascio' come fosse un suo regalo. Un po' più grande di un chicco di caffè e innaturalmente bianco. Una intuizione la spinse a raccoglierlo ed a interrarlo nell'angolo migliore del giardino.
Curo' quel particolare seme con amore. E presto ne vide i risultati, il passaggio rapido da un tenero virgulto a una robusta pianta. Era una pianta sconosciuta che sembrava vivere e crescere dalla sua presenza, dalla presenza di Fiordaliso. E aveva un aspetto camaleontico, mimetizzante. Se Fiordaliso era sola... i suoi rami erano accoglienti, aperti. Le poche volte che il severo padre visitava il giardino, i rami e le foglie si racchiudevano lungo il fusto.
La pianta amava Fiordaliso?
Spesso durante le calde notti d'estate lei usciva dalla sua stanza e si liberava della camicia da notte, restava nuda e godeva della leggera brezza che portava l'odore del mare poco lontano.
Non mancava mai di portarsi presso la pianta in crescita e le sembrava che questa si muovesse, che ora i suoi leggeri rami la invitassero, come a farsi abbracciare.
Ora la pianta era più alta di lei, aveva uno strano aspetto antropomorfo, a volte lei intravedeva le gambe, il busto e le spalle di un giovane uomo e una bella testa ricoperta da una folta chioma. E... in corrispondenza del ventre una strana appendice, aveva l'aspetto di un piccolo ramo troncato, con una protuberanza proprio in cima, spoglio di foglie con solo un cespuglio all'inizio del tronco.
E cambiava aspetto, normalmente chino all'ingiù in sua presenza prendeva vita, rialzava il capo e sembrava aumentare di dimensione, per diventare più lungo e più grosso.
Fu la curiosità a farle mettere la mano su quel tronco e lei lo sentì come vivo. Sentì la forte nervatura e la tonicità, ne senì' la forza. Lo accarezzò a lungo e alla fine le sembrò che il tronco lasciasse fuori uscire una linfa bianca e vischiosa.
Ora le sue visite erano più frequenti ed avvenivano anche di giorno. Presto le venne il desiderio di inginocchiarsi davanti a quel tenace ramo e di provare a baciarlo. Dal bacio passò presto a leccarlo e ad inserirselo in bocca per quanto possibile. E ricevette in bocca quella linfa...
In quelle occasioni si sentiva sciogliere sotto. La sua conchiglia si faceva gonfia e batteva. Prese ad accarezzarsi mentre aveva in bocca quel ramo. E spesso riusciva a far collimare il momento del suo piacere con quella particolare uscita di linfa dal tronco. E le piaceva riceverla in bocca, gustarla a lungo per poi inghiottirla.
Fu la natura a spingerla ad avvicinare il suo ventre a quel tronco. A tenerlo con una mano e a passarlo lungo le valve della sua conchiglia, si sentiva illanguidire, diventare morbida e disponibile. Lo strofinava particolarmente contro la perla contenuta nella sua conchiglia e lì riceveva la linfa emessa con generosità dal ramo.
La notte di fine estate era incredibilmente chiara.
Quando si avvicinò alla pianta le sembrava che avesse cambiato del tutto forma e natura. La vedeva davvero nella figura di un uomo. Di un giovane e bellissimo uomo.
Al solito iniziò il suo gioco.
La carezza al ramo.
Il bacio e l'introduzione nella sua accogliente bocca. Lo strofinamento contro la sua conchiglia e mentre era intenta a questo sentì i rami che sembravano essere le braccia del giovane uomo prenderla forte per le natiche. Si sentì alzare senza nessun sforzo, lei aprì le gambe e con esse circondò il fusto della pianta. Si sentiva sostenere, si sentì abbassare e il ramo cercare l'entrata nella sua conchiglia. Tenero ma deciso e lo sentì entrare nel suo ventre accogliente. Provo' solo un attimo di dolore ed era dentro. A fondo, si sentiva posseduta e riempita. Si sentiva aperta. Ora il tronco era vivo, lo sentiva ingrossarsi ancora di più e si muoveva. Si sentiva alzata fino a quasi far uscire il ramo che aveva in ventre e poi abbassata e riempita a fondo.
E ancora... e ancora.
Ora il suo piacere veniva, esplodeva dentro di lei e si allontanava lentamente per poi ritornare nuovamente, come il continuo flusso delle onde del mare. Sentiva il miele che sgorgava dalla sua conchiglia mescolarsi con la linfa che il ramo emetteva. Quando le braccia che la sostenevano la lasciarono andare era sfinita. Sfinita ma non sazia, cercò con le dita quello che tracimava dalla sua conchiglia e se lo portò alla bocca, bevve assetata ancora quella linfa.
Ora il loro unirsi era continuo, poco era il tempo che lei dedicava al riposo, al sonno.
Tutto... fino ai primi di ottobre con l'inizio del gelo. Il sole era solo tiepido ora e le giornate di pioggia frequenti.
Dormì a lungo quella mattina e quando si svegliò andò subito in giardino. La pianta aveva un aspetto sciupato e le foglie di solito rigogliose erano come senza vita.
E sentì una voce, profonda, dal tono maschile ma dolce. Piena d'amore.
La poteva sentire solo lei.
Una voce interiore.
-Devo andare, devo lasciarti, ho fatto il mio tempo qui. Se resto con te... morirò...-
E la sua protesta, che non doveva, che non poteva lasciarla sola. Non ora. Non più. Non dopo quanto era successo!
Gli chiese di portarla con lui, nel suo mondo.
Lei senza di lui tornava ad essere insignificante.
Un nessuno.
Gli si avvicinò e lo abbracciò stretto.
Si senti allora circondare da forti braccia. Protettive. Si sentì al sicuro. 







Vide i rami cambiare forma e diventare due forti ali. Ali che senza sforzo lasciarono il giardino.
Lei vide lentamente il mondo allontanarsi, il giardino diventare incredibilmente piccolo per poi scomparire.
Si senti rinata a nuova vita.

La nuova Fiordaliso.

Auguri a te Fiordaliso, vola sicura.

T.


(immagine Erotic Art)

martedì 15 maggio 2018

ATIYAH, DONO DI DIO.















Kan ma kan...
Bidna rihki
Willa innam...

C'era non c'era,
racconteremo storie
o dormiremo sui nostri giacigli?

Così inizierebbe il mio amico Kan ma kan, appassionato di fiabe arabe, io godo a rubargli le idee e modificarle fino a farle diventare erotiche o qualcosa di più, non di peggio, di più.

Quindi....c'era non c'era una volta uno sceicco...

La gente beduina, i baduw, i nomadi che vivono nel deserto non cambierebbero la loro vita per nessuna ragione. Amano i grandi spazi del deserto, spostarsi in continuità per cercare nuovi pascoli e pozzi d'acqua idonei per il loro bestiame. Appartengono a fazioni, a volte amiche e alleate fra loro, a volte nemiche acerrime. E' loro usanza fare delle razzie contro i nemici, rubare e uccidere. Questo provoca continue faide, sono crudeli e senza pietà in combattimento, ma hanno un senso dell'ospitalità enorme che è insito in loro profondamente. Chi si presenta al loro accampamento in situazione di bisogno, non deve essere respinto. Mai, neanche se nemico. L'ospite è sacro e può trattenersi tre giorni.

Allora...
...questo sceicco era ricco, aveva cammelli in quantità, cavalli e altri armenti e gente fedele che partecipava alla sua vita.
Non era felice, perché non aveva figli. La moglie, l'unica, lo pregava continuamente di prendersi altre mogli e così provvedere al proseguimento della sua stirpe, ma lui non voleva, amava troppo la propria donna. Era usanza che si sposassero fra primi cugini, il figlio o la figlia del proprio fratello. Lui non avendo figli era inviso ai propri fratelli, specialmente quando iniziò ad usare la sua ricchezza con generosità. Molti erano coloro che si univano al suo accampamento e usufruivano della sua pietà.
La generosità, sopra ogni cosa, era quello che contraddistingueva il nobile del deserto. Ognuno era valutato non in base a quello che possedeva ma in base a ciò che donava agli altri. I suoi fratelli cercarono allora di ucciderlo, accusandolo di privarli dell'eredità.
Lo sceicco chiese a Dio cosa fare.
Questi lo premiò, in un sogno gli disse di levare le tende, lasciare il posto dove era e dirigersi verso est fino a trovare un posto magnifico, destinato solo a lui, ricco d'acqua e di tenero foraggio per i suoi animali. Non solo... durante il viaggio sua moglie avrebbe concepito un figlio, un angelo lo avrebbe protetto nella sua infanzia, comandò  inoltre che per i primi (quattordici) anni, il ragazzo doveva vivere isolato senza essere visto da nessuno.
Così fu.

Ora... apro una parentesi.
Voi vedete che è una favola antica che ho liberamente modificato. Siete consapevoli che i quattordici anni di vita del ragazzo è il periodo nel quale lui diventa uomo, guerriero e poi farà razzie, ucciderà nemici e prenderà moglie? La moglie avrà dodici o tredici anni e a quattordici sarà già madre a sua volta!
Vero o no?
Ora, io... autore, devo raccontare il falso. Altrimenti mi censurano.
Devo mentire, sostenere che il protagonista e le varie figure femminili hanno diciotto anni compiuti, (...o venticinque e perchè non trenta? A trenta... la bellezza delle donne è sfiorita nel deserto e a trentacinque lui sarà maturo, al limite della vecchiaia).
Stronzate doversi adeguare!
Il corretto pensiero imperante è spazzatura! Uccide la verità.

...il bambino che nacque aveva già un nome predestinato, Atiyah, Dono di Dio.
Con il passare degli anni, la bellezza d'Atiyah cresceva, il suo viso splendeva come la luce della luna, gli occhi erano come l'anemone scuro e la bocca come un anello doro tempestato di diamanti. Quando entro' nel suo... quatt... no... diciottesimo anno (?) gli fu concesso di allontanarsi la notte dall'accampamento, da solo, montando un meraviglioso cammello da guerra, un mehari. Inseguì, alla luce della luna, gazzelle e altri animali abbattendone alcuni. Questo per alcune notti di seguito. Nulla sfuggiva alla gente della tribù e chiesero alla moglie dello sceicco chi cacciasse quelle magnifiche prede.
Mio figlio, disse lei.
E Atiyah fu mostrato alla tribù.
Le fanciulle che prima dell'alba si recavano al pozzo per riempire le brocche d'acqua s'imbatterono in Atiyah di ritorno dalla caccia. Restarono fulminate dalla sua bellezza. Le donne sono eguali in ogni tempo e in ogni ambiente e presto molte s'infatuarono della bellezza d'Atiyah, la meglio l'ebbero tre sorelle sposate ad altrettanti cugini. Decisero che, a turno, la notte avrebbero raggiunto nella sua tenda Atiyah per insegnargli l'arte d'amare. Erano molto simili nell'aspetto e nel temperamento. 


Avevano il permesso dei mariti di dormire assieme a volte , loro tre, nella tenda familiare e lo facevano nude naturalmente. A volte, il marito di qualcuna di loro, reclamava la presenza della moglie e una si sacrificava, non sempre era la giusta, se questa era impegnata con Atiyah, subentrava a lei una sorella. Non erano simili, eguali? Calde e disponibili nella stessa maniera? 
La passionalità delle donne del deserto è inimmaginabile a noi, hanno il fuoco nelle vene e queste tre erano lava bollente. Atiyah ora non usciva più a caccia la notte e le aspettava. Non sapeva che erano tre donne ad alternarsi con lui. La prima fu la più esuberante delle sorelle, la più vecchia. Bella e infuocata dalla passione. Uscì di soppiatto dalla tenda della sua famiglia e entrò in quella d'Atiyah. Lui dormiva e lei sollevò le pelli che lo coprivano e gli si dispose a fianco. Lo abbracciò fremendo di voglia e subito la sua mano corse allo scettro che il giovane uomo teneva fra le gambe. L'odore del giovane la inebriava, la sua bocca passava leggera sulla pelle e scendendo trovò la sua verga ancora a riposo, ancora un tenero volatile. Prese a baciarlo, ad inserirselo in bocca sempre più profondamente e man mano lo sentiva rinvenire sotto le sue audaci carezze. Presto il tenero volatile divenne imperioso, era talmente cresciuto che le era impossibile riceverlo tutto in bocca. Grosso e di una lunghezza inusuale anche per gli uomini del deserto, generalmente molto forniti.
Atiyah svegliandosi si trovò con la donna che lo stava baciando intimamente. Il piacere era enorme e quando chiese chi fosse, chi era a fargli conoscere questa magnifica sensazione, lei rispose che era una Uri venuta per fargli conoscere le gioie fisiche dell'amore. Atiyah oltre che beneficiario di una bellezza eccelsa aveva anche una vitalità comparabile alla beltà. Tutta la notte si prodigò per soddisfare la donna, lei da parte sua non trascurò di usarlo in ogni modo. Gli concesse ogni sua parte del corpo godendo tantissimo. Un attimo prima dell'alba lasciò Atiyah dicendogli che sarebbe tornata la notte successiva. Le sorelle attendevano impazienti il suo ritorno e subito vollero sapere. La descrizione fu lunga e minuziosa e mentre le parole fiorivano nella bocca della sorella, il loro desiderio ingigantiva. Passarono quindi parte della giornata abbracciate, impegnate in lunghe carezze.
Anche Atiyah restò nella tenda, alla domanda della madre se stava bene, rispose che era solo stanco. Mangiò con molto appetito e questo tranquillizzò la donna. Il buio della notte arrivò e lui attese. Questa volta non si fece trovare addormentato e fu lui a prendere l'iniziativa. Ora non solo penetrò la donna in mille posizioni ma adorò baciare il suo fiore odoroso di passione. Anche questa notte passò velocemente presi ambedue dalla passione più accesa. Stessa preoccupazione della madre l'indomani e stessa risposta. Quindi toccò alla più giovane delle sorelle andare da lui nascostamente. Ognuno di loro amava diversamente ma Atiyah preso dalla passione non distingueva nulla. I suoi orgasmi erano molteplici e il succo dei suoi lombi era tanto abbondante che loro... le sorelle, quando lo lasciavano ne erano piene, pieno il fiore fra le cosce e pieno quello fra le natiche.
La madre, con la saggezza propria delle donne, intuì alla fine cosa stava vivendo il figlio e ne parlò al marito, allo sceicco.
Dovevano impedire che succedesse uno scandalo, gli disse, se la cosa veniva scoperta non solo le tre sorelle sarebbero state punite esemplarmente, forse lapidate, ma il buon nome della loro casata sarebbe stato infangato e la tribù smembrata in fazioni nemiche fra loro.
Non era colpa d'Atiyah, ma decisero che era lui a doversene andare nell'interesse di tutti.
Così fecero, Atiyah fu equipaggiato adeguatamente per il viaggio e spinto ad abbandonare la sua gente. Il suo viaggio durò molti giorni prima d'imbattersi in un accampamento. Fu accolto come un principe meravigliando tutti con la sua bellezza. Fu ospite dello sceicco e ne conobbe i familiari. Passati i tre giorni lo pregarono ancora di fermarsi presso di loro per il matrimonio della figlia e lui accettò. Conobbe così la figlia dello sceicco, una giovane fanciulla bellissima di... ventanni (?) e il suo promesso sposo, suo primo cugino.
I tre giovani stavano spesso assieme, cavalcavano assieme, passavano persino parte della notte assieme, persi in racconti e giochi. Durante la notte prima del matrimonio Atiyah ricevette una visita. Ormai tutto l'accampamento dormiva profondamente quando una figura ricoperta da un leggerissimo velo e con il viso nascosto entrò. Si avvicinò fino a toccarlo. Atiyah pensò subito che fosse la figlia dello sceicco e si scostò, mai avrebbe potuto fargli quest'offesa e le disse di tornare nella sua tenda. Lei lo tranquillizzò, non era quella che lui pensava. Si levò il velo che le nascondeva il viso e Atiyah fu rassicurato. Le fattezze del viso gli erano familiari ma non riuscì a dar loro un'identità. Poco dopo erano avvinti in un lungo bacio. La bocca della visitatrice era vorace e presto si dedicò pienamente al piacere d'Atiyah, mai lui, Atiyah, nella sua breve esperienza d'amante, aveva provato tanto piacere! La bocca era quanto di meglio esistesse! Riceveva la sua potente verga fino in fondo, la lingua gli dava brividi di piacere. E... quando il succo dei suoi lombi sgorgò con forza, neppure una goccia andò persa.
Atiyah chiese di contraccambiare il piacere, adorava mettere la sua bocca a contatto con il fiore fra le cosce e lì perdersi in lunghi baci, ma gli fu detto che quel particolare fiore era destinato ad altri. Gli era precluso per ora. C'era un altro fiore che poteva cogliere, che poteva essere suo. Era il fiore scuro fra le natiche. Lo voleva? Atiyah, pieno di desiderio com'era, si approssimò, pronto a coglierlo, ma ancora fu fermato. Lui doveva solo sdraiarsi, sarebbe stata lei a sedersi su di lui come su una sella da cammello. Così fu, lei, tenendo ritta la durissima verga con le mani, si abbassò fino ad essere completamente impalata per poi cavalcarlo in una lunghissima sgroppata. Non gli permise di toccarla. I loro gemiti erano trattenuti dalla paura di essere scoperti. Ancora un attimo e lei sparì. Atiyah fece solo tempo a chiederle se sarebbe tornata nelle notti successive. Non ottenne risposta.
Il giorno successivo fu celebrato il matrimonio dei due giovani. I festeggiamenti durarono diversi giorni, molte cammelle da latte, agnelli, altri animali furono macellati per l'occasione. Atiyah regalò allo sposo il suo cammello da battaglia, con la ricca bardatura impreziosita da monete d’argento, alla sposa tutto il suo denaro e i gioielli. Ora non possedeva nulla, solo la sua vita e la spada. Essere generoso era la sua caratteristica principale. Per tutte le notti dei festeggiamenti attese la donna che gli si era concessa in quell'unica volta, ma non ricomparve.
Terminati i festeggiamenti, gli ospiti lasciarono il campo e si accinse a farlo anche Atiyah.
I due giovani lo supplicarono di restare. Volevano che si fermasse da loro, con loro, che fosse per sempre il loro fratello prediletto e tanto lo pregarono che lui accettò, d'altra parte non aveva un posto dove andare. I suoi doni gli furono restituiti moltiplicati. Ricche vesti, cammelli e cavalli, gioielli. La sua tenda fu portata quasi a contatto con quella degli sposi e addobbata sontuosamente da ricchi tappeti.
Ripresero le loro cavalcate nel deserto, Atiyah aspettava sempre la ricomparsa della donna che gli aveva fatto visita, ma senza esito. Un giorno i due sposi lo invitarono nella loro tenda, doveva recarvisi dopo il calar della notte, avrebbero festeggiato Atiyah per aver accettato di fermarsi, di diventare loro fratello.
Atiyah vi si recò vestito dei suoi abiti migliori, portando fiori del deserto da lui colti. Hanno breve vita questi fiori ma sono di una bellezza straordinaria. I due giovani non erano visibili, da dietro una spessa tenda che li nascondeva, lo pregarono di accomodarsi. Sarebbero venuti subito.
Atiyah si sedette e aspettò, era stato preparato un vero banchetto, con molti piatti prelibati. Da dietro la pesante tenda uscirono due donne coperte da veli, una era la donna che lo aveva visitato in quella notte e l'altra? L'altra era la figlia dello sceicco che lo ospitava. Atiyah non riusciva a comprendere cosa stava succedendo. Dove era il marito? Come doveva comportarsi senza perdere il proprio onore?
Le donne nella loro danza fascinosa gli si avvicinarono, le loro mani sfiorarono il viso e il suo corpo in languide carezze invitanti. Ora la donna che lui conosceva tolse i veli all'altra, lasciandola nuda, coperta solo dai suoi gioielli. La sposa era bellissima! Il corpo sinuoso e scattante come quello di un ghepardo del deserto! I folti capelli neri le scendevano fino ai lombi, il bel seno, impreziosito dalle areole scure intorno ai capezzoli ritti, come scuri erano i petali del suo fiore che s'intravvedeva fra le cosce, fiore nascosto da un ricco vello nero.
Atiyah era eccitato ma era frenato dal suo senso dell'onore. Voleva certo abbracciare quel magnifico corpo e farlo suo, ma non capiva, titubava.
Poi la voce dell'altra donna, che lui ora riconobbe come la voce dello sposo, del suo amico fraterno. Non era una donna, era lui vestito da donna!
La voce diceva, prendici fratello, godi i nostri corpi in un abbraccio che ci veda tutti intrecciati nella passione, nel nostro amore. Ora, noi sposi, abbiamo rispettato la regola del nostro popolo, ci siamo scambiati la nostra verginità e tu puoi goderci pienamente, senza nessun limite... 


Si tolse anche lui i veli che lo coprivano e Atiyah vide il suo membro scattare verso l'alto. Si abbracciarono tutti, scivolando uniti sul tappeto. Atiyah prese la sposa più e più volte e ogni volta il suo godimento era maggiore. Lei... volle donare a lui una sua verginità e gli donò il fiore scuro fra le natiche. Atiyah si trovò anche abbracciato al ragazzo mentre si accarezzavano a vicenda i membri rigidi dall'eccitazione. Presero la sposa assieme, confondendo dentro di lei il loro seme. Finalmente poté dissetarsi incollando la bocca alla conchiglia rorida d'umori della fanciulla facendola sedere sul suo viso, mentre lo sposo s'impalava sul suo palo di carne. Tutta la notte durò il loro piacere e solo alla luce dell'alba caddero tutti e tre in un sonno profondo. Ripeterono per diverse notti i loro incontri, tanto erano presi da amore uno per gli altri. 
Tempo dopo, i due sposi, chiesero ai loro parenti di poter lasciare il campo per generare un nuovo gruppo. Lo sceicco dispose quindi per l'occorrente. Li munì di cammelli e altro bestiame, tende e viveri e una trentina di guerrieri con le rispettive famiglie per accompagnarli. La sposa, che si chiamava Halima, diceva ridendo che viaggiava con i suoi due mariti. Atiyah rispondeva allegro che era lui che viaggiava con le sue due mogli. Lo sposo, il suo nome Hasan, diceva felice che lui viaggiava con la moglie e il suo fratello prediletto.
Ognuno di loro diceva il vero.
Dall'unione nacquero numerosi figli e vissero felici e contenti.

Kanmakan mi suggerisce come finire questo racconto, ma al solito mi dà diverse opportunità...

...E là li lasciammo a vivere in allegria.
Possa Iddio benedire la sorte vostra e la mia...

...Dio molti figli, maschi e femmine, gli mandò
e vissero in grande gioia e felicità
finche Colui che tutto distrugge li separò...

...Il mio racconto vi ho narrato.
Nel vostro petto ora sia serbato...


Nota. A parte la vicenda della nascita di Atiyah, Dono di dio, il resto è fantasia dell'autore.

Tibet.
(con tanti auguri)


(immagine... Erotic Art )

venerdì 16 marzo 2018

IL RIFUGIO.









-Trova un rifugio per noi... dove viverci. Dove poter essere noi stessi, dove poter lasciare fuori ogni cosa che ci lega ad un altro presente...



La casa è perfetta.
Affacciata sul mare turchino, una grande terrazza e pochi gradini per accedere alla spiaggia.
Il posto ideale per noi.
E... fra un incontro e l'altro... io che cerco invano di lavorare.
Ma non ci sono... non ci sono più con la testa.
Tu mi hai rivoltato... anima, cuore, mente e cazzo.
Vivo in apnea il tempo che non ci sei, boccheggio come un pesce levato dall'acqua.

Vieni... vieni... vieni!
O morirò!


Aspettarti.
Sentirti arrivare.
Farmi trovare sulla porta.
Prenderti.
Spingerti al muro e mangiarti la bocca.
Strappare gli abiti che indossi.
Toglierti con i denti il perizoma.
Tirarti a terra e mettere la bocca fra le cosce.
Divorare la figa.
Mordere le labbra gonfie.
Aprire e leccare.
Prendere il clitoride fra le labbra.
Rubare il primo orgasmo.
Godere del mugolare, del tuo lungo gemito.

-Sei un animale! Neanche mi saluti, mi chiedi forse come sto? Mai...!
-Come stai...?
-Scopami...

A terra!
Sul pavimento!
Distesa!
Io... fra le tue gambe che ti penetro!
Che spingo per ficcartelo dentro tutto, che ti alzo il bacino, che spingo, levo il mio cazzo e lo rimetto ancora e ancora nella tua figa fradicia.

La pazzia!
La voglia continua!
Il non saziarmi di te!
Spingo, scivoliamo assieme, tu distesa e io sulle ginocchia, il corpo sul tuo, scivoliamo sul pavimento di cotto fino a fermarci contro la parete e qui...?
La tua figa!
Mia!
Scavarti dentro!
Pomparti! Fotterti! Chiavarti! Ficcarti!
Oh... si!!!!

Tu...?

Godi!
Dai, dai! Non smettere di godere!
Godi!
Godi!
E... poi godi con me!
Assieme.
I tuoi gemiti di piacere!
Il mio urlo!
Godi ancora! Mentre ti sborro dentro!
Mentre riempio la tua figa!

Mi sembra di avere della lava nei coglioni!
Fammi svuotare!

-Dio...! Finirà che mi farai sborrare sangue...! Mantide!
-Finalmente! Tu e i tuoi messaggi! Mi hai tenuta eccitata per tutte queste ore!
-E io? Non sai cosa sia avere il cazzo duro per tutto questo tempo...
-Voglio succhiartelo! Ti immaginavo in macchina e io china che prendevo il tuo cazzo in bocca, la mano che ti teneva e ti succhiavo... oh... come ti succhiavo! Ti succhiavo l'anima!

-Quanto puoi fermarti stavolta?
-Un pò...
-Vieni... voglio farti vedere qualcosa che ho fatto montare oggi.

In bagno ora c'è un grande specchio, dal pavimento al soffitto.

-Dio! Che meraviglia...!
.Guardati... guardati mentre ti strizzo le tette! Mentre ti palpo, mentre ti metto la mano in figa...
-Mi fai sciogliere... cazzo!
-Appoggia le mani allo specchio... voglio che baci la tua immagine... ti faccio chinare... ti allargo le gambe...
-Fammelo... dammelo...
-Così...? Lo senti fra le chiappe? O così...? Fra le cosce mentre te lo strofino sul solco?
-Fammi... quello che vuoi ma fammi...
-In figa...voglio goderti di nuovo nella tua meravigliosa figa! Così... ti piace...? Ti sto piantando il cazzo in figa! Nel tuo caldo, nel tuo bagnato... ti sto pompando...!
-Dai dai... più forte...! Spaccami... rompimi...! Dio! Se sei porco! Sei il mio porco...!

-Devo scappare...
-Ti lecco... ti pulisco io...
-Figurarsi! Lo vorrei eccome... ma so anche come finisce, devo andare...
-Bacio...? Domani?
-Si... ti dico l'ora di preciso...

Ho la mente piena di te.
Dove sei?
Cosa fai?
Mi pensi?
Scendo al mare.
Nuoto.

Accendo il portatile... dove sono rimasto?
No... anche oggi non funziona.

Le mie dita scrivono quello che suggerisce la mente...

...Sei felice?
...Comunque?

...Si... rispondo e scrivo...
...Sono felice.

Domani la legherò al letto. La farò impazzire dal piacere.

Le devo diventare necessario.
Che non possa immaginare di vivere senza di me.

Il sole tramonta...
Le ombre si allungano, è il momento peggiore senza te.

Resto al buio.

Aspetto che in cielo appaia Venere... la dea dell'amore.

T. 



(immagine Erotic Art)