Sono
giorni frenetici quelli che seguono!
Mille
incombenze da gestire e tante altre ne nascono. I soldati del
generale Grimand che chiudono in una morsa ambedue le rive della
Somme e lentamente convergono verso Amiens, nessuno può passare
senza essere controllato, i carri sospettati di contrabbando
requisiti e stoccati in magazzini, i conducenti imprigionati. Deve
mantenere l'ordine pubblico in città, riaprire le porte per far
pervenire l'approvvigionamento necessario. E poi... ricercare e
perquisire le case dei complici di Gautiers, che ancora è
introvabile. Deve confiscare i loro commerci e poi assegnarli a
persone che possano gestirli con profitto, la città ne ha necessità.
Il denaro e il valore della merce confiscata sono cospicui, tutto
deve essere custodito per essere consegnato al Conte e al Re.
Ricompone i ruoli della guardia cittadina e del castello arruolando
ex combattenti.
E
Cristina!
La
sua mente è presa da mille cose ma il problema è vivo dentro di
lui. Cosa fare di lei?
La
cosa più semplice sarebbe capitolare e portare nell'abisso dei sensi
anche Eloisa, ma non è la cosa che sente giusta, sa che deve parlare
con Esmeralda, lo farà appena ne avrà tempo!
Prende
quartiere al castello, da dove può dirigere al meglio le operazioni
ma la notte torna a dormire alla sua residenza e non manca alle
lezioni in sala d'armi.
Riesce
a trovare il tempo di scrivere una lunga relazione al Conte, si
dispiace di non essere nella possibilità di raccontare a voce quanto
accaduto, gli dice del completo annientamento della organizzazione
dei contrabbandieri, dell'ottimo comportamento del generale Grimand,
del consistente recupero di denaro e materiale, di come è stato
aiutato dai cittadini di Amiens e infine ma cosa non meno importante,
gli dice della Contessina Cristina. Le non buone notizie, è sempre
in preda alla sua ossessione e ancora non ha trovato il modo di
liberarla ma ci sta provando, impegnando tutto se stesso.
Cristina!
La
sua permanenza al castello gli permette di farle visita più volte al
giorno, le porta da mangiare, acqua calda per lavarsi, la controlla.
Solo lui può accedere nelle sue stanze, la servitù è presente ma
deve starne a distanza.
Ogni
volta deve e vuole mettere a prova la sua resistenza ma la cosa è
nata in lui come conseguenza. Il bisogno di resisterle pur subendo
pienamente la grande tentazione! E' quella resistenza stoica
raccontata dei santi? No... non crede ai santi, è il suo personale
modo di essere, lo stimolo a vincere ogni debolezza, affrontarla e
superarla.
La
trova sempre nuda, sensuale, pienamente disponibile ad ogni rapporto,
lo lusinga con proposte sempre più accese ed oscene, si mostra in
atteggiamenti che sembrano suggeriti da qualche dea della lussuria.
-Che
magnifico cazzo hai... Jacques! Lo sento dentro di me, ora! Mi stai
penetrando con il tua immensa arma di carne! Ti ho dentro! Tutto...
nella mia figa, nel mio culo! Accolgo il tuo orgasmo nella mia bocca!
Ti bevo! Guarda come mi fai godere!-
La
bellissima giovane si mostra, si stende sul nudo pavimento o sul
letto e si tocca arrivando subito al piacere che esibisce con il
corpo inarcato e fremente, con i gemiti e le urla.
Si
apre lei stessa, sia fra le cosce che fra le natiche, lo prega, lo
implora di darle piacere! Di prenderla!
-Jacques?
Che aspetti a prendermi? Voglio il tuo cazzo poderoso dentro di me!
Squartami! Dai... spingi il tuo cazzo dentro il mio culo famelico!
So... sento quanto lo desideri fare! Non rinunciare al piacere che
posso darti! Godrai come mai hai goduto, io conosco ogni modo per
farti godere, Jacques! Prendimi! In ogni modo che desideri, sono
pronta per te... per ogni tua voglia, anche la più pervertita! Sono
disposta a tutto pur di averti! Ad ogni nefandezza che la mente umana
può concepire!-
Si
pone carponi testa sul pavimento e si offre aprendo lei stessa le
belle natiche.
-Prendimi!
Affonda il tuo duro cazzo nel mio culo! Aprimi a forza e montami come
potrebbe montarmi il più poderoso degli stalloni! Dammi il tuo
cazzo! Spingilo senza riguardi nel mio culo! Inculami... Jacques!
Sborrami dentro! Dammi la tua sborra!!!-
Ma
dov'è lo scettro? Quello che chiama il Testimone?
-Dov'è
il Testimone, Cristina? Dove lo tieni?-
-Dentro
di me... Jacques, mi sta dando piacere! Prendimi e lo sentirai,
affonda il tuo Scettro in me, lo sentirai strofinare sul tuo...
aumenterà il tuo godimento!-
E'
coinvolto?
Lei
ha un gran potere di seduzione ed è la certezza di un pazzo e unico
godimento quello che gli offre!
Il
bel corpo lo tenta, così aperto! La vagina larga e lucida dei suoi
umori! Il fiore fra le natiche umido e increspato.
Il
suo membro è durissimo, tanto da procurargli del dolore. Ormai
conosce la sua voglia di piaceri sessuali, scrupoli non ne ha,
perché la natura gli avrebbe fornito il modo di godere se fosse
sbagliato farlo? La natura non sbaglia, sbaglia l'uomo a voler
disciplinare tutto in maniera che ha molto del sadismo. I digiuni, la
castità, il non potersi sposare dei preti... che senso ha? A che
scopo? La sua mente pragmatica sente tutti questi obblighi come falsi
e sbagliati. No... lui resiste a Cristina perché cederle sarebbe
sbagliato, innaturalmente sbagliato!
Esce
e va da Eloisa che lo sta attendendo, sa Eloisa che lui sfoga con
lei, su di lei, tutta la voglia che Cristina gli ha provocato? Forse
si... e accetta comunque partecipe. Jacques fa con lei tutto quello
che avrebbe desiderato fare con Cristina, la prende con violenza, la
possiede, usa spesso il suo fiore scuro per soddisfare la sua
lussuria e sfoga con lei quella frenesia. I loro accoppiamenti sono
rapidi, violenti e li ripetono più volte nel corso della lunga
giornata! Lei altrettanto eccitata e coinvolta dalla situazione, si
prendono con trasporto senza riuscire a soddisfare quella fame di
godimento che sentono. Dopo il contatto lui torna ai suoi impegni che
lo assorbono completamente salvo tornare, da lì a poche ore, per
sorvegliare Cristina e conseguentemente prendere piacere con Eloisa.
Passano
lunghe giornate così, lui impegnato nella gestione del nuovo corso
della città, nomina un sostituto provvisorio del Vescovo che
continua a mantenere segregato, farà le sue funzioni nelle feste
religiose facendo credere che l'assenza sia per le condizioni di
salute precarie.
Alla
corte dei miracoli ha già fatto pervenire una consistente somma di
denaro in segno di gratitudine per l'aiuto ricevuto, con la promessa
che appena possibile farà loro visita, lo farà di certo, ne sente
la necessità e vuole anche rivedere Esmeralda.
La
sera tardi torna nella sua residenza e cena, spesso è l'unico pasto
della giornata, ascolta sorridendo i discorsi di Kapeout e le battute
in risposta della procace e sempre allegra Melania e nota gli sguardi
d'intesa fra lei e Pancho.
Una
sera dopo aver mangiato e mentre sta per ritirarsi, Melania...
-Monsignore...
se non è di troppo disturbo, Pancho e io vorremmo parlarvi...-
-Venite
nel mio alloggio.-
Immagina
già cosa vogliono chiedergli e se ne compiace, sorride dentro di sé
ma assume un'aria severa giusto per godere del loro evidente disagio.
Li
guarda.
Melania
ora tituba, è imbarazzata, pensa forse a quella notte della cattura
dei Diavoli? Lei e l'Inquisitore fecero sesso, un sesso selvaggio ma
mai più ripetuto.
-Ebbene,
Melania?-
-Ehm...
Monsignore, io e Pancho... vorremmo sposarci, vorremmo il vostro
permesso e la vostra benedizione...-
Li
guarda e lentamente la sua aria severa e arcigna si trasforma in un
sorriso! Ne è felice!
-Avrete
sia uno che l'altra, Melania, Pancho! E inoltre potrete chiedermi
ogni cosa che sia nelle mie possibilità, vuoi tornare a gestire il
tuo commercio, Melania? Avrai modo di ingrandirlo e riprenderlo con
la mia protezione...-
-Monsignore,
ne abbiamo parlato io e Pancho, se ci vorrete... vogliamo restare al
vostro servizio, io come governante e Pancho come Maestro d'arme.-
-Ne
sono felice, ma a una condizione, che accogliate anche Kapeout, ho
intenzione di curare la sua formazione ma avrà bisogno di avere il
calore di una famiglia che non ha mai avuto e di persone come voi, vi
farò allestire un alloggio idoneo...-
Elude
i loro ringraziamenti, dovrebbe essere lui a ringraziare loro, gli
hanno confermato che il mondo è fatto in maggior parte da persone di
buon animo, oneste e sincere.
Mentre
escono.
-Melania,
mandami il ragazzo.-
Kapeout
entra timoroso ma presto si rinfranca vedendo il viso sereno
dell'Inquisitore.
-Vieni
avanti, Kapeout, qui di fronte a me... devo parlarti.-
Lo
guarda fermamente.
-Kapeout,
ho deciso che mi prenderò cura io di te come se tu fossi un figlio,
desidero che tu abbia una istruzione, la migliore che si possa
ottenere, sarò severo o benevolo a seconda del tuo comportamento,
dovrai studiare molto... ragazzo! E sarà dura per te, vivrai con
Melania e Pancho, costituirete una famiglia, avrai ogni mia
assistenza, studierai con i migliori istitutori, dovrai saper leggere
e scrivere, conoscere il latino e il greco antico, la storia, la
scienza e il diritto romano, non avrai tante ore di libertà e
l'impegno che ti aspetta è molto duro ma ho ogni fiducia in te, ne
sei capace.-
-Monsignore...
io vorrei diventare come lei.-
-Vedremo
ragazzo, con Pancho avrai modo di conoscere anche le arti del
combattimento... ora vai.-
Vede
la gioia sul viso del ragazzo e la condivide.
Se
ne compiace prima di addormentarsi sfinito, un'altra cosa che ha
portato felicemente a compimento, ma cosa non riesce a sbrogliare?
Quale matassa intricata?
Cristina!
Come
interrompere il flusso negativo che sente scorrere potente in lei?
Non
può certo buttarla dalla torre come ha fatto con Xavier!
Deve
andare necessariamente da Esmeralda, al più presto possibile.
Trova
il modo pochi giorni più tardi, ormai le cose stanno
normalizzandosi, rinuncia alla scorta di Pancho e raggiunge la casa,
viene accolto da Esmeralda.
-Finalmente
Monsignore! La porto da mio padre ma dopo... dobbiamo assolutamente
parlare, è vitale!-
-Credo
che sia necessario, Esmeralda, ho sentito il bisogno di venire da te,
ma ora conducimi da tuo padre-
Viene
introdotto nella sala che già conosce, il suo ospite è seduto ma si
alza prontamente per salutarlo e lo fa accomodare vicino a se.
-Benvenuto
Monsignore! Mi congratulo per come ha condotto splendidamente
l'operazione! Intelligenza, sagacia, determinazione! Tutte doti di un
grande combattente. Avevo intuito che lei, Monsignore, avesse un
trascorso di guerriero! Ora, se permette, festeggeremo la vittoria,
resterà mio ospite... spero!-
-Con
piacere. Molto del mio successo lo devo a lei e agli abitanti della
Corte dei Miracoli. Ho ritenuto di ricompensarvi con del denaro ma la
mia riconoscenza va molto al di là di questo...-
-L'abbiamo
fatto come un qualcosa di doveroso nel suoi confronti e per la
città.-
-Posso
assicurare che posso ottenere degli indulti da parte del Re tramite
il Conte, anche per voi...-
-Indulto?
Dice un atto di perdono per le colpe commesse? E' generoso...
Monsignore, ma io non esisto, io non ho storia, né colpe...-
-Tutti
abbiamo colpe... mi dica come posso chiamarla.-
-Philippe...
ora mangiamo e facciamo un brindisi al Re, Monsignore.-
Poco
più tardi mentre consumano il pasto.
-Monsignore...
lei è stato un guerriero, ma come poteva essere anche un religioso?-
-Ho
combattuto per la Fede, sotto la bandiera dei vari Legati Pontifici,
ma detto fra noi, Philippe... ogni volta trovavo sempre meno la
validità e la giustezza del mio combattere, del mio impegno.
Combattere altri cristiani per una diversità di convinzioni? E' un
periodo che devo e voglio scordare...-
-Mi
scusi... Monsignore.-
-Oh
no! Forse è un bene che fra noi si possa svelare cose dolorose, è
un momento catartico... forse necessario. Avevo un nome, allora, un
nome che non riesco a cancellare dalla mente...-
-Continui
Monsignore, l'ascolto...-
-Nelle
battaglie conducevo i reggimenti degli Alabardieri svizzeri, unica
difesa contro la cavalleria pesante nemica, ottimi combattenti e
fedelissimi al Papato, meravigliosa la loro disciplina e il vederli
disporsi nelle fila di combattimento era entusiasmante, è una verità
che mi piaceva combattere e uccidevo, che Dio mi perdoni! Uccidevo
con piacere! L'uomo se non si controlla è ancora l'animale che si
ubriaca di violenza e di sangue! Quando il combattimento era stato
favorevole e ricomponevamo le nostre fila, sentivamo le urla e i
lamenti dei feriti sul campo di battaglia, non era possibile nessun
tipo di aiuto o di soccorso, erano destinati a morire fra sofferenze
atroci, allora io portavo loro il perdono divino... e la morte. Oh
si!
Passavo
fra loro, segnavo la croce di Cristo sulla loro fronte con l'olio
santo, assolvendoli dei loro peccati e... davo loro la morte. Il
pugnale che ancora porto come arma di difesa era adatto a questo, una
stretta lama che poteva essere inserita fra le maglie delle armature,
negli interstizi sotto la gorgiera. Non so quanti... a quanti ho dato
questa fine.
Allora
mi chiamavano... “Miséricorde Noir”, la “Misericordia Nera”,
per via del colore della mia armatura e del mio vessillo di
battaglia.-
-Ricordi
terribili... Monsignore. Spero davvero che troverà modo di
dimenticare!-
-E
lei Philippe? Quale altrettanto grande colpa può avere nel suo
passato?-
-La
mia colpa è nel mio nome... Monsignore. Io sono Philippe, figlio
unico di Louis Philippe Duca d'Orleans...-
-Un
membro della famiglia reale! Ma Louis Philippe non ha avuto figli, è
morto senza eredi!-
-Il
mio nome è stato cancellato da ogni atto dinastico, Monsignore.
Prima da mio padre, uomo dispotico e collerico che mi allontanò da
sé, rinchiudendomi in fortezza da dove riuscii a fuggire, mi tolse
dall'albero genealogico degli Orleans perché disobbedivo alla sua
disposizione di sposare una donna che non amavo, già allora ero
innamorato della madre di Esmeralda, donna splendida e speciale come
Esmeralda stessa vi dirà dopo. Poi... coloro i quali ereditarono il
titolo soppressero ogni traccia della mia presenza da ogni atto, di
fatto io non esisto, ma non gliene voglio, se tornassi indietro farei
le medesime cose, l'unico rimpianto è quello che lei mi ha lasciato
troppo presto...-
-Mi
dispiace Altezza... se posso far qualcosa...-
-Non
Altezza! Vi prego, Monsignore! Dimenticate questo! Solo Philippe e
trattatemi come un amico, mi basta e mi inorgoglisce, ma ora so che è
importante che parliate con Esmeralda, vi aspetta in camera sua.
Spero vi possa aiutare. A dopo. Tornate a salutarmi, ci tengo.-

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