Io parlo raramente di donne che ho
conosciuto, non uso volontariamente "avuto", è un
bruttissimo termine... non mi piace.
Avuto? Posseduto?
Chi
può dire di possedere qualcuno... "completamente"? E' un
termine improprio, tutto è provvisorio nella nostra vita. Anche
l'amore, un momento sei felice... e un attimo temporale dopo non lo
sei più.
E' la vita.
Forse io pago il mio egoismo verso le
donne, la mancanza di etica e di rispetto... la mia pazzia, ma non mi
lamento.
Spero nella felicità altrui.
Che tutti gli altri siano felici.
Alleluia...!
Un esempio di
pazzia assoluta?
Ricordo una certa Carla... una di quelle che
furono un lampo, la ricordo solo per una vicenda... per il mio
comportamento da pazzo.
Era una estate... calda... anni fa.
Nel
tardo pomeriggio portavo il mio cane a bagnarsi in un torrente fuori
citta'.
Quanto era bello quel cane! Quanto l'ho
amato! Un hovawarth meticcio... regalo di una amica.
Il torrente era regolato nelle sue
piene da quelle opere in muratura che rompono la forza della corrente
formando delle pozze profonde. Mi fermavo al qua del corso d'acqua,
c'era una pozza e si poteva nuotare.
Al di là spesso c'era lei.
Carla.
Quasi sempre era in compagnia.
Uomini...
Dire
che mi interessasse... che mi attraesse e' una esagerazione.
Certo
che era una bella donna, bruna e ben fatta. Diciamo che la guardavo
con piacere. Ammiravo la sua figura. Nulla di più.
Non ricordo
come e perchè iniziammo a parlare.
Forse perché il cane era
corso dalla sua parte? Non ha importanza.
Mi sedetti vicino a lei
e pochi attimi dopo ero eccitato. Il reggiseno del bikini che
indossava, volutamente allentato, mostrava una frazione di areola del
capezzolo.
Ah... quanto è gratificante il lavorare di
fantasia!
Mi eccitava più quel piccolo lembo scuro che immaginare
tutta la sua nudità.
Ed era un segno, un segno di
disponibilità.
Era quasi sera quando bevemmo qualcosa in un bar
vicino e poi decidemmo di andare da me.
Da me?
Convivevo allora
anche se non pienamente, diciamo che vivevo con una donna, una di
quelle "importanti" ma stavamo insieme su due dimensioni...
io avevo le chiavi di casa sua e lei quelle di casa mia.
Rischiavo... ma vivevo una delle tante pazzie, solo chi le ha
vissute sa di cosa parlo. Non parliamo di etica. I valori e doveri
morali esistono fra persone che stanno insieme ma spesso non mi sono
sentito impegnato ad osservarle.
E' così... perché
negarlo?
Sarò cresciuto... maturato o forse soltanto invecchiato
ma ora ne conosco l'importanza.
O forse sei stata tu?
.
Torniamo
ad allora. Che fare?
In queste cose, negli intrighi di sesso...
dico, ho sempre avuto predisposizione, so di essere stato abbastanza
contorto, di avere avuto pochi scrupoli e di non essere mai stato un
campione di fedeltà. Avevo in casa le chiavi dell'appartamento dei
genitori di lei, fuori città per ferie e ai quali avevo promesso di
annaffiare i fiori, cosa che non avevo saputo rifiutare.
Lasciai
il cane e presi le chiavi.
La casa era calda, appena nell'atrio la
spinsi contro la parete. Un attimo e avevo la mano nella sua fica
calda e bagnata... la feci godere così più volte, mentre le
mangiavo la bocca... mentre gustavo il suo piacere... mentre
mescolavo la mia saliva alla sua.
Poi... una vera corrida, lei
la vacca e io il toro... e che eccitazione!
Metterla a quattro gambe e montarla da
dietro e farle fare così tutta casa.
Tutto merito mio? Che fosse
bagnata dei suoi umori fino a mezza coscia?
Non lo so... so che
era calda. Rovente.
La feci godere in ogni angolo di casa. In
cucina... sui fornelli... sul tavolo. In bagno... con il sedere
appoggiato a sbalzo sul lavabo e poi piegata in avanti appoggiata con
le mani al wc. Nel soggiorno... sui divani di pelle bianca... sul
tavolinetto... sul tappeto e poi nella loro camera da letto. Strappai
via la sovraccoperta e la presi in cento modi... fino a riempirla più
volte.
Quando se ne va... realizzo... cazzo...!
La casa è un
disastro.
E io sono un inetto a rimetterla in ordine. Le lenzuola
hanno tracce di sborra...!
E qui... subentra il mio essere
puttana.
Sistemo sommariamente... letto compreso.
Cerco la mia
donna. La vado a prendere, è notte ormai e le faccio la sorpresa di
portarla a casa dei suoi genitori. Le dico che mi eccita scoparla
nella casa dei suoi. E grosso modo rifaccio al buio tutto quello che
avevo fatto in precedenza con Carla. Per finire poi sul letto dove
lei mescola i suoi umori con quelli di Carla... i suoi odori con
quelli di Carla... le mie nuove macchie di sperma confuse con quelle
di prima...
Pazzie...
E fortuna...
Poi lei governa casa, cambia le lenzuola, le porta a casa sua per
lavarle e tutto si sistema.
Carla?
Avvenne una cosa
spiacevole nei giorni successivi.
Lei non la vidi più al
torrente. Veramente neanche la cercai. Ma al suo posto su di un masso
dell'argine c'era scritto a grandi lettere con della vernice il suo
nome e un numero di telefono.
Il suo. Da sciocco la chiamai per
avvertirla causando la sua reazione stizzita, addirittura se la
prese con me che neanche lo conoscevo il suo numero.
Giusto.
Meglio se mi facevo i fatti miei.
Era il suo numero d'ufficio. Era un
funzionario di una azienda statale.
Qualche giorno dopo mentre
camminavo in città con il cane a fianco si fermò con la macchina e
mi chiese scusa, disse che era stato un suo amante a farlo per
vendicarsi di lei per i tanti uomini che si scopava .
Se voleva
un proseguo fra noi... non so, in ogni caso a me non interessava
più.
Avevo nausea.
E la cosa finì li.
Sono uno convinto che alla fine tutto
si paga.
T.
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