Sedurre Annalaura
“Ciao, come stai? Mica dopo un po’ di mesi ti sei dimenticata
del tuo cugino preferito? Ma si che mi ricordi… come scordare quei
giorni al mare? Guardo sempre le tue foto, osservo bene le tue tette
e penso proprio di voler sapere come stanno ora. Sono cambiate con
l’inverno? Sono più pallide?
Che piacere sarebbe vederle, osservarle ancora… e poi tu avevi
promesso, no? Delle foto per me.
Certo non sono così presuntuoso da non darti nulla in cambio. Ti
darò mie foto, ovvio. Foto del mio cazzo. Allora… ci stai?
Conoscendoti il solo pensiero ti avrà già eccitata.
Fammi sapere. Federico.”
Ecco che ritorna. E ora? Ormai sono la cugina porca e seppur ho
goduto, la situazione non mi piace poi molto. Ho letto molta
presunzione nella sua mail. Se non fosse per l’offerta di sue foto
lo avrei scartato a priori.
Sono curiosa. Voglio rivedere il suo cazzo.
Era davvero bello… e quanto mi aveva fatto godere!
Penso… va bene, accetto. Gli rispondo di si, gli dico di darmi
un po’ di tempo per fare le foto. Scrivo e invio. Fatto.
Ma adesso come fare?
La mia macchinetta è rotta e anche se non lo fosse avrei bisogno
di qualcuno che mi scatti le foto.
Passo la mattinata ad arrovellarmi il cervello in cerca di una
soluzione… mia sorella? No, meglio non coinvolgerla in nulla o
direbbe ai miei genitori chissà che cosa!
La mia migliore amica??? Sarebbe l’ideale! Però è partita e
torna tra più di un mese.
Mi affaccio sul pianerottolo per mettere fuori un paio di buste
che scenderò a breve.
Al contempo si affaccia dal portone di casa sua Annalaura, una mia
cugina paterna. Mi saluta e iniziamo a parlare. Il pensiero di
Federico passa in secondo piano. Come al solito mi informa sulla
scuola, sui nuovi gruppi musicali che ascolta e dopo un po’ inizio
a sentire la testa impesantita dalle eccessive chiacchiere. La metto
a tacere con un gelato.
La invito ad entrare in casa e le do coppetta e cucchiaio.
La osservo mangiare e blaterare ancora… bla bla bla… la prendo
in giro, lei lo fa con me. I nostri discorsi si fanno sempre più
assurdi, le divagazioni raggiungono livelli impensabili. Ridiamo.
Diciamo cose stupide e ridiamo di noi stesse.
Poi il lampo improvviso “Annalaura… mi faresti delle foto un
po’… osè?” la butto lì tutta in un fiato.
Tace.
“Una mia amica ne ha fatte, ha detto essere molto divertente e
poi ho pensato che non ne ho nemmeno una! Inoltre, anche se volessi,
non sono in grado di fotografarmi da sola”.
Accetta la mia spiegazione e corre a casa sua a prendere la
fotocamera.
Dopo 5 minuti scarsi è di nuovo in casa mia.
“Come vuoi farle le foto?” mi chiede.
Mmmm… bella domanda. Inizio a spogliarmi, rimango in intimo e mi
dirigo verso la cucina. Mi appoggio spalle al muro e Annalaura
comincia a scattare. Mi sposto di poco, poi mi metto di profilo…
inizio a vagare per la stanza mentre lei mi segue e mi immortala. La
sua presenza intorno a me mi diverte ma al contempo mi eccita. Come
al solito le battute si sprecano e lei mi chiede di atteggiarmi di
più… mi dice di fare la porca e sorride. Mi chiedo se ora sia il
momento di osare di più.
Le chiedo se vuol farmi foto senza reggiseno e annuisce.
Lo tolgo e mi sorride ancora.
Nel preciso istante in cui lo sfilo mi sento bagnare per
l’eccitazione. Sono imbarazzata e al contempo fremente. Mi avvicino
al tavolo e lei mi chiede di distendermici sopra. Lo faccio
lentamente, sento i brividi lungo la schiena nell’appoggiarmi alla
superficie fredda. Annalaura sale su una sedia e scatta ancora…
incurvo un po’ la schiena, sollevo il petto, sistemo i capelli
adagiati sul tavolo intorno al mio viso.
Poi l’aspettata battuta “Che porca che sei! Sei proprio
puttana… a chi le darai le foto, eh?” sorride.
In quell’istante mi sento quasi svelata ma non cedo e ribadisco
la scusa.
“Che scema che sei! A nessuno! A chi vuoi che le dia???”
Mi alzo dal tavolo e lei si posiziona vicino a me per mostrarmi
gli scatti effettuati.
“Dovresti farne anche tu!” le dico “Ti divertiresti e poi è
una cosa davvero insolita… molto strana!”.
Annalaura strabuzza gli occhi “Chi??? Io?? Naaaa! Non voglio!”.
“Ma si, dai!!! Fanne una con me… dai cuginettaaaa!!!” la
prego un po’ in preda all’eccitazione e la invito a togliere la
maglietta.
La sfila scoprendo la sua pelle bianchissima e morbida.
“Non dimentichi qualcosa, Annalaura?” le indico il reggiseno
che prontamente toglie.
“Pervertita…” mi apostrofa e io ricambio con una linguaccia.
Osservo i suoi seni mentre lei mi sorride imbarazzata. Sono
davvero bellissimi, pallidi, con grosse areole chiare e i capezzoli
di un rosa tenue. Le nostre misure coincidono e anche la forma
risulta simile.
“Facciamo delle foto insieme” le chiedo.
Poggiamo la macchinetta su un ripiano di una delle camere di casa
e impostiamo l’autoscatto. Ne facciamo varie. Prima io davanti a
lei e lei poggiata alla mia spalla, poi fianco e con le mani le cingo
la vita… infine io dietro lei con il mio petto schiacciato contro
la sua schiena.
Le chiedo di mettersi davanti e io allungo un braccio per
stringerla posando la mano delicatamente su uno dei suoi seni. A qual
punto sento un brivido percorrerle la pelle e poggia una mano sulla
mia.
Attendiamo lo scatto.
Qualche secondo dopo ci guardiamo compiaciute e ci rendiamo conto
di non esser venute poi così malaccio. Ne scattiamo altre nelle
stesse pose e, scherzando, abbasso lo slip su un lato scoprendo del
tutto un fianco.
“Mica ti imbarazzi se lo tolgo del tutto?” le chiedo.
“No” mi risponde “tanto ho capito che sei proprio puttana
tu…”.
“E tu che guardi e scatti??? Non credi di esserlo quanto me?”
e nel mentre mi distendo sul letto presente nella stanza. Annalaura
scatta ancora. Prima semplicemente distesa, poi a gambe incrociate e
braccia sotto la testa, in fine a cosce spalancate. Passo un dito tra
le gambe e tocco il miele che inizia a scendere. Annalaura deglutisce
e scatta altre foto. Il suo respiro è chiaramente cambiato.
Ironizza, mi invita a toccarmi. Contro ogni sua aspettativa io inizio
a farlo. Chiudo gli occhi, mi masturbo e gemo vistosamente davanti a
lei.
Dopo un po’ non sento più il click della macchinetta. Riapro
gli occhi e la vedo sfiorarsi lievemente sopra il jeans. Appena si
accorge di essere guardata toglie la mano e biascica qualcosa.
La tiro a me sul letto e le chiedo se è vergine.
Lei risponde di si, dice di non aver trovato ancora un ragazzo che
le piacesse tanto da perdere la verginità con lui. Poi le chiedo…
se si tocca… se si masturba e se gode a farlo.
Mi dice che trae piacere ma che solo una volta ha provato
l’orgasmo.
Stupita dalla sua affermazione, le spiego come fare. Le dico che
deve essere rilassata e che deve bagnare bene le dita, le dico anche
che ogni orgasmo è diverso e che a volte arriva lento a prolungato,
altre arriva veloce e sconvolgente. Tenta di raccogliere ogni mia
parola o suggerimento ma alcune cose sembra davvero non comprenderle.
“Vuoi che ti faccia provare?” le chiedo.
“Provare come?” mi risponde… e noto uno sguardo curioso mai
visto prima in lei.
La invito a distendersi sul letto e l’aiuto a sfilare i
pantaloni e gli slip.
“Faccio io su te per farti capire e poi, per mostrarmi di aver
capito, ripeterai ciò che faccio io su di me”.
Accetta mestamente. Dal suo guardarmi capisco che non sa cosa
aspettarsi.
Metto il dito medio in bocca e lo insalivo per bene davanti ai
suoi occhi in modo che possa ricordare poi ogni passaggio. Il dito
unto sfiora quel suo spacco deciso che ha tra le gambe. Una figa
dalla pelle chiara, ornata da un piccolo ciuffo di peli morbidi in
cima. Strofino mentre la vedo inarcarsi per brevi istanti, al
semplice scorrere del medio dal clitoride all’ingresso della sua
figa. Ci ripasso più volte con piacere. Sento il caldo di quella
pelle liscia e vellutata e l’odore di lei si fa forte. Inizia a
bagnarsi tanto, le mie dita sono impregnate dei suoi umori che
diventano sempre più abbondanti. Si scusa con me di questo ma la
rassicuro, è la naturale lubrificazione che rilascia l’apparato
sessuale femminile per permettere un miglior ingresso del pene. La
spiegazione la tranquillizza e la sento più rilassata.
Faccio risalire le dita verso il clitoride, già abbastanza
indurito di voglia, e glielo smuovo. I suoi respiri seguono i
movimenti delle mie mani e le contrazioni del suo sesso si
percepiscono fin dall’esterno con le sue piccole labbra che
sembrano schiudersi come un fiore. Accellero il movimento delle dita
e la osservo,
ormai sconvolta, con gli occhi serrati e la bocca semi-aperta. Il
suo corpo è tutto teso a godere e l’orgasmo si approssima tanta è
l’enfasi dei suoi gemiti. Rallento di poco fino a lasciarla e dalla
sua bocca arriva un mugugno di dispiacere.
“Perché ti sei fermata?” chiede intristita.
“Zitta” le dico “zitta e lasciami fare”.
Mi inginocchio ben bene tra le sue gambe e le apro le piccole
labbra piano, vincendo con delicatezza la normale resistenza dei suoi
muscoli vergini e intravedo l’imene. Vedo l’anello di carne più
su di qualche centimetro rispetto all’entrata e infilo un dito a
toccarlo.
“Senti dolore? Ti faccio male?” scuote la testa
silenziosamente. Mi dice di no.
Con delicatezza inizio a scoparla con un dito e con il pollice
dell’altra mano le smuovo il clitoride. La masturbo lenta mentre il
dito in figa pompa più velocemente.
Ai sospiri iniziali si sostituiscono gemiti sommessi e il
movimento del suo bacino accompagna il mio dito che la fotte. “Più
forte” sussurra “ti prego, più forte” e prendo a scoparla
intensamente con tutta la forza che ho nel braccio. Muovendomi dentro
lei vedo il suo corpo vibrare e le pareti delle figa che iniziano a
soffocare i movimenti del mio dito in attesa dell’arrivo di un
potente orgasmo.
Decisa a darle il miglior piacere della sua vita, rallento ancora
una volta e attendo che il suo respiro ritorni regolare.
Stavolta non protesta poiché mi vede avvicinare il volto alla
fessura tra le sue gambe.
Tiro fuori la lingua e le sfioro il clitoride. Ad ampie leccate
raccolgo tutto il succo sparso sulle grandi e piccole labbra e, di
tanto in tanto, torno sul clitoride con la punta della lingua.
La vedo immediatamente contorcersi e allora la afferro dalle cosce
e la tiro alla mia bocca. Con colpi decisi le smuovo il clitoride
ormai durissimo, irrigidito dai troppi spasmi, e lo stringo tra le
labbra a risucchiarlo in bocca. Lo prendo tra i denti mordendolo un
po’ mentre adesso Annalaura grida le sue sensazioni, un misto tra
piacere e lieve sofferenza. Muovo la punta della lingua velocissima,
senza fermarmi un solo istante, seppure il suo piacere sta arrivando
così forte da implorarmi di rallentare.
Continuo imperterrita e d’improvviso vedo il suo sesso smuoversi
tutto in fortissime contrazioni orgasmiche.
Un solo, forte gemito si propaga dalla sua bocca. Mi stacco da lei
e vedo la sua schiena, del tutto inarcata, tornare pian piano ad
appoggiarsi al materasso del letto.
“Hai capito come si fa?” le chiedo.
“Si” mi risponde “e ora… devo… ricambiare?”.
“Si… dai, spostati e vieni tra le mie gambe. Ti faccio vedere
su me stavolta”.
Si alza e mi fa posto mentre io mi distendo con i ginocchi
sollevati e la cosce spalancate.
“Guarda Annalaura… osserva bene” le prendo un dito e lo
passo sul mio spacco. La mia pelle è più scura della sua, quasi
rossiccia, le mie piccole labbra un po’ più sporgenti e Annalaura
vi fa passare un dito in mezzo a salire e a discendere. Il suo lieve
sfiorarmi si trasforma in vere e proprie carezze. Sento la sua mano
sottile salire toccarmi tutta, esplorarmi con curiosità ed
eccitazione.
“Sei vergine?” mi chiede incuriosita.
“No, non lo sono… guarda tu stessa” porto le mani alle
piccole labbra e tendo ad allargarle. Annalaura infila un dito e nota
la differenza. Nota l’assenza dell’imene, nessun ostacolo si
frappone alle dita che esplorano più in profondità.
“Hai avuto dolore?” mi chiede.
Le rispondo che all’inizio è normale averne un po’, che poi
passa e che l’organo è molto elastico… che con un po’ di
pazienza cede tanto da poter prendere cazzi sempre più grossi. Le
chiedo se vuole vedere quanto grossi posso prenderne e mi fa cenno di
si.
Dal mobile vicino al letto estraggo un sacchetto. Annalaura lo
apre curiosa e tira fuori un grosso fallo di lattice.
“Insalivalo, dai… leccalo e poi infilamelo” le chiedo e lei
lo fa.
Lo passa sulla lingua avvolgendolo abbondantemente di saliva come
le ho insegnato prima col dito. Poi lo punta contro l’entrata e lo
fa scorrere dentro finchè non arriva alle palle. Si stupisce. Mi
chiede se anche lei riuscirebbe a prenderlo tutto. Il godimento
precedente e quella visione hanno scatenato la sua libido.
“Vuoi provare? Vorresti?”. Senza alcuna paura mi risponde di
si, mi dice che è eccitata e che vorrebbe essere sverginata da me.
La faccio distendere di nuovo e passo una mano tra le sue gambe.
E’ già perfettamente lubrificata, i suoi umori le colano lungo le
cosce per la visione avuta prima del fallo nella mia figa.
Passo piano il cazzo di lattice lungo lo spacco e tento di
inserirlo. Vedo i suoi muscoli contratti stringerlo e respingerlo e
la sento mugugnare.
Tento di rilassarla un po’ accarezzandole il clitoride che ora
si erge sporgente sopra le piccole labbra. I muscoli cedono e lo
spingo un po’ per far entrare il glande. Inizia a gemere di dolore,
mi chiede di fare piano. Le passo una mano sul ventre, la accarezzo e
le dico di rilassarsi ma la sua figa è ancora piccola e il cazzo non
vuole saperne di entrare.
Torno in cucina con lei per mano, nuda assieme a me.
Apro il frigorifero e tiro fuori una carota.
La guarda, mi sorride “Una carota?” mi chiede.
“Si, una carota! Con questa non avrai dolore perché è più
sottile! La vuoi Annalaura? Vuoi che ti svergini con la carota?”
Annalaura annuisce, la proposta la alletta.
La carota è abbastanza grossa e dura senza però eccedere. La
lavo e la ripulisco bene e dopo un po’ di minuti è bella e pronta,
puntata tra le gambe di mia cugina semidistesa sul divano presente in
stanza.
La carota è più sottile e scivola meglio, è spessa quanto poche
mie dita ma abbastanza per sverginarla. La punta entra con facilità
ma più l’addentro, più ho difficoltà.
Con la carota in parte entrata, mi calo col volto tra le sue cosce
e le lecco il clitoride. Stavolta i suoi gemiti sono di piacere, la
vedo inarcarsi, mi dice si, di continuare.
La porto all’orgasmo nuovamente. Le piccole labbra si
contraggono fortemente e si dischiudono a tratti e sempre più.
Approfitto del momento per spingere la carota più su.
La trattengo da un fianco e inizio a scoparla sempre più forte. A
volte mi soffermo a guardarla.
La vedo sudata, arrossata in volto e accaldata, la bocca aperta in
uno spasmo misto di piacere e dolore, con le mani si regge alla
stoffa del divano.
Le chiedo se continuare. Mi fa cenno di si, mi dice che ce la fa.
Siamo entrambe al culmine dell’eccitazione. La mia mano pompa
senza sosta tra i suoi lamenti di piacere e dolore, sento la mano che
riesce ad osare di più, la carota sempre più dentro e poi il suo
orgasmo vaginale.
Viene e lo grida.
Lo grida fortemente e mi prega di togliere la carota.
La sfilo e vedo scorrere giù un rigagnolo di sangue che raccolgo
prontamente con la mano.
Glielo dico, non sei più vergine Annalaura.
Contenta, emozionata mi abbraccia. Io l’aiuto a pulirsi e la
bacio. Lei ricambia, mi bacia la bocca con forza, mi cerca con la
lingua finchè non trova la mia.
E poi mi ringrazia. Mi dice di non aver mai goduto così tanto e
mi chiede con un velo di imbarazzo se fosse possibile rifarlo qualche
volta.
Le rispondo di si, tutte le volte che avrà voglia.
Quando va via da casa mia ha stampato in volto un grosso sorriso.
Mi saluta con gioia e varca felice la porta di casa sua.
“Caro Federico… e tu invece? Come stai?
Lo sai che non ho scordato il mio cugino preferito! Queste sono le
foto delle mie tette… belle vero? Spero siano belle come te le
ricordavi. E la vedi l’ultima che ti ho mandato? Le vedi le mani
sopra? Sono due si, due mani su un mio seno. Sai di chi è l’altra
mano? Mmm… no, mi sa proprio di no. E non te lo dirò, no. Ma
volevo ringraziarti. Il pretesto di fare delle foto per te mi ha
fatto guadagnare una stupenda amante, una bambolina tutta per me. Ora
voglio le foto del tuo cazzo, lo sai si? Le farò vedere alla mia
nuova amica per eccitarla quando giochiamo io e lei. Ora sei tu a
dover mantenere l’accordo cuginetto caro….
A presto! ;) “
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