domenica 16 dicembre 2018

L'AMANTE DI ELENA.

OTTIMO RACCONTO DI
UNA AUTRICE
CHE DESIDERA RESTARE 
ANONIMA.


L’amante di Elena

Elena aveva un amante, porco e provocatore, di quelli che ti insinuano in testa tarli tali da non dormirci la notte, di quelli che ti penetrano nei sogni e ti scopano anche lì.
Elena aveva anche un uomo, il suo uomo, un uomo buono ma porco anch'egli. Aveva un gran cazzo e sapeva soddisfarla ma, per quanto la facesse godere, solo il suo amante conosceva la leve più subdole della sua mente.
Subdole, si.
Perché l’amante le chiedeva di usare il suo uomo, richieste come fossero imposizioni, ricatti alla sua perversione.
E Elena, subdolamente eseguiva. Per il suo, per il loro piacere, subdolamente eseguiva.
La richiesta che le arrivò quel giorno di novembre dal suo amante le diede una scossa profonda tra le cosce. Avrebbe dovuto farsi inculare dal suo uomo, farsi preparare da quest’ultimo affinché lo sfintere cedesse perché il giorno successivo sarebbe stato il suo amante a prenderla nello stesso antro sgualcito.
Si preparò con ogni cura possibile.
Eccitata, carica di voglia per ciò che si prestava a fare, si distese sul letto nuda dalla vita in giù. Prese a leccare il manico in legno della sua spazzola, lo insalivò come fosse un membro, e unse il buco tra le natiche con un po’ di saliva distribuita sulle dita.
Spinse il legno attraverso l’ano, scopandosi un po’ e masturbandosi con l’altra mano. Non contenta si alzò e si accucciò sul letto puntando il manico della spazzola verso il buco. Vi si calò sopra scivolando e gemendo, ad occhi chiusi fantasticava immaginando che fosse l’amante a spingerle la spazzola su per il culo.
Quando a sera arrivò il suo uomo, in preda alla libido non gli lasciò neanche il tempo di respirare. Lo trascinò con sé nella camera da letto e gli offrì le natiche sode. L’uomo non se lo fece ripetere due volte.
China coi seni sul letto, del tutto nuda e bagnata, si sentiva leccare e le dita che invadevano il pertugio.
Sei larga… cosa hai fatto?”
Ho giocato con la spazzola…”
Ci hai giocato perché volevi che ti inculassi in fretta. Tu già ci pensavi, già da prima che io arrivassi.”
Elena gli sorrise, innegabile che fosse così.
Se vuoi il mio cazzo nel culo te lo darò…” spinse dentro il glande tra le urla di Elena mal soffocate.
Dopo il primo spintone uscì e insalivò di nuovo il buco con le dita, poi vi entrò ancora, stravolta scivoloso e cedevole. Glielo mise tutto fino in fondo reggendo le natiche con le mani, strette, strizzate, tirate ancor di più quel tanto che bastava al suo uomo per godersi la visuale del suo cazzo che la inculava.
Come sei larga e come lo prendi bene… brava puttana, dovresti vedere come lo prendi tutto in culo!”
La scopò con foga tra sue mille resistenze.
Al godimento mentale si affiancava la resistenza fisica alla violenza dei colpi. Eccitato com’era dalla situazione, sfogava tutta la voglia sull’inerme Elena che al contempo soffriva e godeva. E pian piano fu solo tutto godimento. Ripensava al suo amante, al suo uomo che inconsapevolmente partecipava al loro gioco, pensava al giorno successivo in cui l’amante le avrebbe toccato il buco e lo avrebbe trovato ancora morbido e arrossato.
Si fece usare. Più le usava violenza e più ne godeva finché non arrivarono gli ultimi colpi liberatori e lo sentì svuotarsi dentro di lei.
Perché mi hai dato il culo?”
Perché stasera volevo sentirmi porca” ma la vera motivazione era ben altra.
Quando il giorno successivo Elena si vestì, prese a toccarsi delicatamente con le dita. Alla pressione dei polpastrelli la carne, gonfia della notte precedente, reagiva in lievissimi fremiti. Andato che fu il suo uomo, Elena uscì per incontrare il suo amante. Quell’uomo subdolo che le aveva chiesto di non lavarsi il culo, che le aveva detto che appena entrata nella sua auto le avrebbe messo una mano tra le gambe per verificare che avesse eseguito.
E lo fece, eccome se lo fece!
Lungo la strada verso il motel le mani scivolavano in carezze sempre più intense, le dita penetravano ovunque a dispetto dei vestiti, cercavano ogni pertugio possibile, cercavano il godimento di Elena tra quella carne molle di usura e bagnata di voglia.
E quando finalmente furono nella stanza le alzò la gonna e la posò sul primo mobile disponibile. Le dita di una mano raggruppate strette le scopavano prima la figa e poi il culo. Ne constatò la larghezza, era largo per davvero. Infilò due dita dentro l’ano mentre con la lingua le leccava la figa. L’amante godeva di sentirla gemere, a tratti si sollevava col volto da lei e avvicinava l’orecchio alla bocca di Elena mentre le dita le entravano sempre più forte nel culo.
Godeva di quelle urla, di farla sentire puttana come a lei piaceva.
Si spogliarono del tutto, le mani dell’uomo le accarezzavano il corpo. La portò davanti allo specchio della stanza e dopo averle fatto appoggiate le mani sopra le disse che si sarebbe scopata da sola.
Baciati allo specchio, dai…”.
Elena lo fece, prese a baciare la sua immagine riflessa, quella bocca arrossata dalla voglia e dalla lussuria mentre la sua eccitazione cresceva. A tratti guardava il suo amante, lo vide leccarsi le dita e metterle a cuneo, posizionare la mano tra le sue cosce.
Baciati con la lingua adesso… fallo puttana”.
Lo fece, si baciò con tutta la passione che poteva, baciò la sua figura proiettata nello specchio mentre sentiva lo sforzo di quelle dita che le penetravano con sforzo e violenza la figa. Sentiva cedere le gambe sempre più tanto era il piacere che riceveva e venne in un forte orgasmo che la indebolì fino a farla accasciare a terra.
Fu allora che l’amante le prese il culo. La portò sul letto e, messa a pecora, inizio a spingere il suo cazzo dentro. La inculò più forte del suo uomo, con colpi che andavano sempre più in fondo. E nel farlo si le si aggrappava alla vita tenendola serrata a sé, la sua asta di carne piazzata in tutta la sua lunghezza fino in fondo alle viscere.
Si compiaceva di vedersi risucchiato dentro al buco completamente, si compiaceva del culo sodo di Elena che palpava, un culo liscio e tondo che afferrava a piene mani. La sodomizzò fino allo sfinimento di entrambi, col cazzo la lavorava e con le dita delle mani la penetrava nell’altro pertugio libero. Le massaggiava il clitoride dandole scosse di piacere e le diceva che le avrebbe rotto il culo, glielo avrebbe sfasciato del tutto.
Arrivò l’orgasmo anale di Elena, qualcosa di strano ma piacevole ed intenso, un piacere mai provato prima. Un godimento lungo che si diffuse fino alla figa e al clitoride sentendosi vibrare dentro tutta, fino in profondità. Ma l’amante non venne e non si fermò lì. La prese ancora in figa, toccò ogni angolo del suo corpo e le succhiò le tette, le morse fino ad inturgidirle i capezzoli ormai tesi come spilli.
Quel porco del suo amante si fece montare più e più volte fino a sborrarle l’anima in viso. Alla fine lui era su di lei, lei distesa sotto il suo cazzo che lo guardava, osservava quegli schizzi di seme salato che le inondavano il volto colpendole soprattutto la bocca.
Fece promettere il porco, fece promettere che la sera stessa si sarebbe fatta inculare di nuovo dal suo uomo anche se aveva male. Soprattutto se aveva male.
Una promessa strappata mentre con le mani le tirava la testa a sé dai capelli.
Una promessa ed un bacio, no, un morso sulla sua bocca.
La sera stessa, gonfia ancora di più di libidine e con la figa pulsante e il culo tumido chiamò il suo uomo. Si sciacquò con acqua fredda pur di frenare il bruciore e, arrivato il suo uomo, fu felice di mettersi all’opera per la sua perversione.
Gli leccò il cazzo fino a farlo indurire e si impalò sopra lentamente, di culo, come il suo amante aveva chiesto. Lo sentiva graffiare per quanto il suo amante l’aveva usata e il dolore si faceva così forte da non poter non gemere.
Gemeva e gridava mentre prendeva per la terza volta un cazzo nel culo nelle ultime 24 ore. In preda ad una nuova eccitazione il suo uomo la fece distendere pancia in su e puntò il glande ancora contro il buco ormai rosso e largo. La prese così, guardandola in volto, paonazzo di eccitazione e inconsapevole di quanto fosse troia Elena e di fin dove la sua perversione poteva arrivare. La prese con forza anche lui mentre la donna resisteva ai colpi. Il corpo soffriva ormai il troppo godere, la mente invece era in pieno delirio.
Si sentiva usata dai due uomini ma soprattutto usata da se stessa per accrescere la sua puttanaggine.
Quando ormai credeva di non farcela più l’orgasmo del suo uomo giunse, fu così forte da percepirlo lei stessa come un’intensa vibrazione che si diffondeva nel suo intestino.
Per farle piacere, il suo uomo prese a leccarle il buco arrossato e sofferente e, notata l’usura e i graffi chiese spiegazioni.
Sei stato tu ieri sera… e oggi non sei stato poi così tanto docile. Se continui così mi romperai il culo!”

E lui? Lui ci credette, eh si… .

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