Non
mi piace quello che vedo allo specchio sopra il lavabo.
Quella
faccia? Non sono io.
Quegli
occhi spenti, il colorito grigiastro della pelle, le rughe. E’ come
se un alieno si fosse impossessato del mio corpo e modificasse i miei
lineamenti a suo piacere.
Apro
l’acqua fredda, la lascio scorrere... metto la testa sotto il
rubinetto e dopo mi riguardo.
Come
ha detto?
Mi
ricordi John Malkowitz, l’attore…
Si?
Ma c’è il fatto che sei perennemente ubriaca o fatta di coca.
Prendo
in mano la Sig P226. Mi piace il suo colore brunito, la sensazione di
averla amica, complice.
Stacco
la sicura, mi metto la canna in bocca, mi guardo negli occhi.
Dai…
coraggio, premi… premi quel cazzo di grilletto!
Dei
colpi alla porta.
“Telefono... ”
Hai
appena salvato il rivestimento del tuo bagno... penso... ancora un po’
e avresti avuto la mia materia cerebrale su queste piastrelle lucide
e sangue dappertutto. E un buco largo una spanna...
E’
sempre così… ogni volta che ci provo subentra qualcosa. Poi passa
l’attimo e la vita mi riprende, mi azzanna e mi squarta una volta
di più.
Ci
troviamo in un bar con i tavolini all'aperto. E’ primavera inoltrata e il parco è pieno di bambini.
Se
devi incontrare qualcuno e non vuoi dare nell'occhio vanno bene
questi luoghi aperti. Lo sguardo non si sofferma sui particolari,
sfuma invece nella visione generale.
Psicologia
del sicario. Nascondersi nella folla.
Lo
guardo... è il mio tramite, il mio contatto con la morte.
-Allora..?-
-Un
contratto... urgente... compenso doppio...-
Lascio
correre lo sguardo sui prati, gli alberi hanno vinto la loro
battaglia con l’inverno e si sono ricoperti di foglie, è una lotta
che si ripete e vincono sempre. Ma chi è il padrone di questa pace?
Chi la possiede? Chi la gode? E’ talmente bella che mi da la
nausea. Non sopporto la pace. Non sopporto il bello. Mi hanno detto
che per questo sono asociale. Di non essermi inserito nel contesto,
di rifiutare di camminare con il fiume di persone che corrono verso
il nulla. Lo ha detto gente che se ne intende, gente che gioca con il
cervello degli altri.
Rimetto
gli occhi a fuoco sulla sua faccia...
-Chi
è...?-
Estrae
una busta dalla tasca e la mette sul tavolo.
Lascio
passare dei minuti prima di prenderla, faccio come se dovesse
decantare della sua cattiva essenza. La busta è viva, diventa uno
strumento, fa parte dell’insieme, un tassello del mosaico.
La
prendo e la apro…
Foto
e un foglio con delle righe scritte da una stampante.
Le
foto? Sono delle 16x24 a colori, riprendono una bambina bionda. Forse
di dodici anni, una macchina in movimento.
Guardo
il Gobbo... è così che lo chiamano.
-Prima
o poi ti uccido... e sai come lo farò? Ti metterò la pistola nel
buco del culo e svuoterò il caricatore!-
-Lu...
è un lavoro. Niente altro che un lavoro...-
-Ti
ucciderò e ti manderò incontrare all'inferno quella troia di
tua madre...-
-Mi
vuoi ascoltare o no? Compenso raddoppiato e un motivo per farlo...-
Lo
lascio parlare, penso che dovrei essere meno suscettibile.
Cosa
importa se chi uccidi sia giovane o vecchio? Uomo o donna? Bruno o
biondo? Non tocca a me fare la cernita. Io sono come la falce della
morte. La falce della morte? Perché la cito? Mania di onnipotenza?
Forse per via di quel cazzo di affreschi medievali che ho visto di
recente dove la falce della pestilenza colpisce tutti? Tutti
indistintamente, il re e il mendicante.
Sento
la storia.
E’
una storia di vendetta. Un colpirsi negli affetti più cari. Causare
dolore perché non si ritiene sufficiente sopprimere chi si odia, si
vuole prolungare il suo dolore, riuscire a farlo trasformare in
rabbia cieca e poi in disperazione. Il sadismo portato all'eccesso.
-Non
me frega un cazzo il perché, se è morta una altra ragazza come lei,
chi.. e cosa. Va bene... lo farò...-
Non
è vero... e il Gobbo lo sa. Lo farò perché il padre della ragazza è
lui.
Dopo..
sapere che diverrà pazzo di dolore mi da una sensazione gradevole.
E’ piacevole essere lo strumento del destino. A volte.
Gli
accordi. I soldi tutti e subito. Il conto dove versare. Eliminare
ogni traccia. E… sapere che non si torna indietro. Mai. Il
contratto va rispettato sempre e comunque.
I
giorni della preparazione.
Penso
a come fare.
Mi
servono due persone.
Una
che mi avvisi quando passa la macchina.
E
una donna che attraversi un passaggio pedonale con una carrozzina per
bambini.
Il
resto è affare mio.
La
colpirò mentre la portano a scuola. Una scuola di ricchi.. ormai
basta avere soldi e entri dappertutto, non interessa chi e cosa sei.
Il denaro è il passepartout di ogni porta.
Come
spiegare l’eccitazione nel preparare un omicidio?
E’
come essere un direttore di orchestra, bisogna far coincidere i suoni
dei violoncelli con quelli degli ottoni. Curare i particolari per
evitare gli errori senza rimedio nella esibizione.
Si
vive di adrenalina.
Ci
si carica per poi arrivare al clou di eccitazione nell'attimo che
si spara... che vedi poi aprirsi i fiori rossi di sangue nel tuo
bersaglio, che sai che hai portato a compimento il tuo compito.
Si...
uccidere è un piacere.
La
prima volta è davvero terribile ma poi ci si fa l’abitudine.
Non
credo di essere colpevole di fronte al mondo più di chi uccide forme
di vita diverse da quella umana.
Che
differenza c’è? Uno uccide galline, pecore, manzi ? Io uccido
uomini ma per dei motivi. Validi o no ma sono dei motivi. Non sono i
miei questi motivi... ma cosa importa?
Dite
che sono pazzo. O siete voi i pazzi che non capite?
Poi
scema l’eccitazione e subentra la nausea.
E’
una conseguenza quasi naturale. E’ difficile restare lucidi in fase
di rilassamento, è il momento che il predatore può diventare a sua
volta preda. Devo osservare tutto, un uomo che richiama la tua
attenzione perché ha un diverso impermeabile ma le stesse scarpe?
Molti altri particolari devi osservare, devi essere attento, vigile.
Se
riesci a innestare il tuo senso del pericolo senti un vibrare dei
capelli sulla nuca quando capita.
Devi
vivere di sensazioni e dar loro credito.
Il
periodo della preparazione. Ho bisogno di annullarmi su dei corpi di
donna, nulla è così utile. Ho provato altre forme in alternativa.
La droga, il bere. Ma non sono validi e ti annebbiano i sensi. Invece
una donna è l’ideale, ti sfianchi a scoparla, la prendi a
ripetizione fino a sentire che non hai più forze ma sei lucido.
Io
voglio sempre avere una donna accanto a me, certo temporaneamente,
non per sempre dato che le cambio spesso. Non credo nell'amore, per
me è solo un bisogno fisico. Odio che si innamorino.. odio che mi
mostrino premure da moglie, amante o madre. Le voglio puttane e
venali. Magari puttane che godono di essere scopate? Mi va bene.. ma
basta che non si innamorino. Non voglio lasciare tracce di me né nel
cervello, né nel cuore di nessuna. Voglio essere dimenticato un
attimo dopo che le lascio.
Questa
che ho ora è ok, non è vero che le voglio sempre con il seno
grosso, è riduttivo. Una mi piace? Potrebbe essere magra o grassa,
culo grosso o no, seno appariscente o meno, addirittura potrebbe
essere bella o brutta. Mi deve piacere per quello strano motivo
dell’attrazione che spesso è irrazionale.
I
giorni interessati esco e rientro spesso da casa e ogni volta la
prendo. La costringo a chinarsi sul tavolo della cucina e la scopo
con tutte le mie forze, la tengo stretta per i fianchi fino a
svuotarmi dentro lei. La volta successiva.. magari a distanza di una
ora o due, la prendo in bagno, l’alzo fino a farle poggiare il culo
sul lavabo e poi la tiro a me fino a penetrarla così. Le dico di non
lavarsi, né la fica né il culo. Verso sera quando a volte non devo
più uscire? Allora la mangio, mi inebrio del suo odore forte, la uso
come anestetico per dimenticare il dolore di essere vivo. L’odore
di fica, quello forte mescolato all'odore di sperma rappreso.
L’odore di culo. Mentre la mordo forte sulle labbra della vagina e
sul clito, uso le mani. Spingo le dita nella sua figa senza riguardo,
voglio riempirla fino ad entrare con il pugno intero. E voglio fare
altrettanto con il buco del suo culo. Aprirlo. Spingere fino a farlo
allargare al massimo del possibile. Aprirlo e poi metterci la lingua
e succhiare. E alla fine la fotto alternando i colpi in un buco e nell'altro.
Questa
è speciale.
Non
solo bella ma anche intelligente. Bella, intelligente e puttana. E
venale. Una volta tanto devo servirmi di una donna. E’ una cosa che
presenta mille variabili usare una donna nel lavoro, ma in questo
caso non vedo altra possibilità.
Ma
usarla mi garantisce la sua complicità. Il suo silenzio. Il suo
amore per il denaro mi assicura l’impegno.
Poi
arriva il momento. Si ha la frenesia consapevole che hai solo questa
possibilità, che tutto deve girare come un meccanismo di orologio.
Devi gestire il tuo tremore, la paura e l’eccitazione.
Essere
pronti.
Il
Gobbo poche centinaia di metri prima del punto. Io davanti ad una
vetrina che do la schiena alla strada, lei che passeggia avanti e
indietro con la carrozzina. E’ una cosa di tempismo, un attimo
prima o uno dopo manda a monte tutto.
Al
colpo di cellulare.. lei aspetta di vedere la vettura imboccare il
viale e preme il pulsante del semaforo pedonale. La macchina si ferma
e lei passa lentamente, lentamente.. molto lentamente, fermandosi
quasi davanti alla vettura attirando l’attenzione del guidatore e
della guardia del corpo.
Vivere
attraversando quei pochi attimi nei quali mi giro e inizio a sparare,
nei quali svuoto il caricatore, nei quali vedo i vetri esplodere come
fiori di vetro impazziti e i loro visi stupiti. Lo stupore che non
lascia spazio alla paura, non hanno il modo di provarla la paura
perché passano in quell'attimo stesso dalla vita alla morte.
Nonostante
i venti colpi del caricatore maggiorato che ho usato la bambina è
incolume, viva. Il viso bellissimo è spaventato, i suoi occhioni
azzurri spalancati.
Ci
credi bambina che mi piange il cuore per te?
Lo
penso mentre inserisco un nuovo caricatore. Sono stravolto, ma io
sono solo uno strumento del destino. Devo essere impersonale, neutro
a tutto. Non me lo posso permettere di essere generoso, sono
consapevole che non posso donare la vita ma solo toglierla.
Vedo
sparire la sua vita mentre le pallottole la colpiscono.
Il
tutto è durato forse 15 o venti secondi.
Raggiungo
lei e la sua carrozzina. Abbiamo la macchina in un garage poco
distante, siamo quello che appariamo.. una coppia a braccetto che
spinge la carrozzina del loro bimbo.
Lei
è eccitata! Sessualmente.
La
morte e uccidere qualcuno fa talvolta questo effetto sulle donne.
Se
ora le infilassi in fica la canna della pistola e la fottessi con
questa godrebbe di un orgasmo incredibile! Sarebbe per lei una cosa
mai provata.
Io
non sono eccitato.
Cerco
di liberare la mente da quel volto.
So
che non ci riuscirò e che ogni volta che userò uno specchio
correranno su di esso le visioni di tutti i fantasmi ormai ospiti
permanenti nel mio cervello.
Cerco
di pensare al dolore di Lui. Cerco di credere che saperlo infranto
dalla disperazione mi da tanto piacere. Mi vedo a immaginarlo
piangente e inconsolabile.
Si,
lo ammetto.. ne provo piacere.
Un
piacere malato? Forse si ma io non ne conosco altri.
Una
contraddizione in termini il credere che uccidere mi faccia sentire
vivo?

1 commento:
Stupefacente. Senza respiro dalla prima all'ultima riga. È così.
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