VITTORIO:
Sono impazzito… la
rabbia e il desiderio si sono fusi e non mi controllo più, questa
piccola puttana mi ha scaldato i sensi e voglio averla. Voglio
fotterla, mettere il cazzo nella sua figa… scoparla come hanno
fatto i suoi uomini di questa notte. La voglio, che lei sia
consenziente o no!
Le tengo le mani sopra la testa e con un mio
ginocchio le apro le gambe. E questo nonostante le sue urla e i
tentativi di liberarsi.
Un attimo e riesco a trovarla… spingo e
la penetro. Entro in lei... nel suo caldo e nel suo umidore.
E’
bagnata… a forza lo spingo dentro tutto e inizio. Forti colpi. Mi
fermo e ricomincio.
Prima mi insulta... si lamenta… grida che
dirà tutto… che me la farà pagare.
Io continuo e ad un certo
momento la sento diventare tenera, i suoi muscoli rilassarsi e il suo
corpo adattarsi al mio…
Allarga le gambe…
Ora ci muoviamo
in sincrono… le ho lasciato le mani e lei le porta sulle mie
spalle, io le cerco la bocca, le mordo le labbra ma non più con la
violenza di prima…
Allaccia le gambe sul mio corpo… è aperta,
aperta completamente. Mi alzo e mi metto le sue gambe sulle spalle…
ricomincio. Lei mi ferma un attimo e le raggruppa sotto di me.
Aperta, mi sussurra con voce rotta che in questa posizione sente il
cazzo aprirle la pancia, che così gode da impazzire. E inizia
infatti a godere con frequenti orgasmi, sempre più ravvicinati.
Fremiti, gemiti e urla.
Mi dice di continuare, di non smettere
assolutamente. Di farla godere ancora.
Ora la alzo e la metto con
il petto sulla seduta del divano e la prendo di forza di nuovo. Uhm…
sbattere contro quel culetto sodo! Ormai la libidine dentro di me non
sente più ragioni, vuole solo soddisfazione e fino al momento nel
quale le sborro dentro anche l’anima continuo senza un attimo di
pausa.
Mi svuoto e ci troviamo sul pavimento... fianco a fianco...
Realizzo…! Ma che ho fatto!
Siamo ambedue ansanti… il
fatto che mi abbia accettato, che abbia goduto con me e di me non
migliora di molto il fatto.
Ho scopato mia figlia… l’ho
violentata!
Inizio a scusarmi… a chiederle perdono. Mi sembra di
aver commesso una cosa atroce.
Lei è più razionale.
E’
stesa sulla schiena, aperta… la mia sborra le esce in rivoli e
scende fra le cosce… lei si accarezza e ci passa le dita.
Mi
mette le dita sulla bocca… .
Mi dice che non le dispiace affatto
che sia successo… solo cazzo… non potevo fare a meno di
picchiarla sul culo così selvaggiamente? Ha un male dannato.
Le
bacio e le lecco il culo… .
PATRIZIA:
Il rimorso lo
porta a chiedermi perdono di continuo, a dirmi che gli dispiace, che
sono sua figlia, la sua bambina ma io non ne sono dispiaciuta,
affatto.
E’ stato… intenso.
Anche strano. Non è da tutti i
giorni farsi scopare dal proprio padre. E mentre blatera imbarazzato
mille discorsi senza senso sulla genitorialità io lo
interrompo.
-Papà… papà ascoltami-
-Si?- mi guarda timoroso
ancora.
-Noi faremo come nulla fosse… vivremo le nostre vite
regolarmente. Io continuerò a divertirmi come ho fatto finora e tu
ad avere la tua vita sociale così come l’hai sempre avuta. Come
nulla fosse… ok?- sfodero lo sguardo più convincente e
tranquillizzante che posso avere.
-Si…- risponde.
Un si che
mi mette tristezza. Perché è cambiato tutto ormai.
Tutto ciò
che eravamo, padre e figlia, non esiste più, ora siamo solo un uomo
e una donna. Ora siamo eccitazione e follia… ho voglia di lui
ancora eppure dobbiamo far finta che nulla sia successo.
Esce mentre il sole inizia a calare e dice che tornerà più
tardi, che va a fare un bagno per schiarirsi le idee.
Mi sollevo
dal pavimento col culo dolorante e una strana apprensione. Non posso
sedermi senza quasi piangere dal male e allora torno a distendermi
sul letto. Lo faccio con fatica cercando di piegare il meno possibile
il busto in avanti o le gambe. Cerco il mio cellulare e trovo un
messaggio di Matilde. Mi avverte di una festa in spiaggia alle 22…
le dico di si, che passerò da lei un po’ prima.
Non so se sono
ancora in punizione o meno dopo gli ultimi eventi.
Comunque alle
20 papà non è ancora tornato e io corro da lei.
Mentre Matilde
si struscia addosso ad un moraccione ballando la lambada, io resto
seduta al bancone bar del lido sorseggiando un tè sotto le lanterne
colorate.
Mi guardo intorno, osservo quella calca di giovani
scatenati e in lontananza una sagoma maschile mi fa un cenno con la
birra che stringe in mano.
Si scansa dal muro a cui era poggiato e
noto la sua chioma mossa e fluente su un volto lineare di occhi scuri
come la notte e una lieve barba che gli contorna delle labbra
carnose. E’ alto, il fisico è snello e la carnagione
abbronzata.
Si siede sullo sgabello vicino a me e mi saluta.
In
un sorso svuoto il poco contenuto del bicchiere. Il ghiaccio scivola
sul fondo e lo accompagno coi movimenti del polso.
-Un altro
bicchiere di quello che beveva alla signorina!- e il barista mi porge
un nuovo bicchiere di tè con ghiaccio.
Mi volto, lo osservo, mi
sorride.
Si presenta, il suo nome è Alfredo. Iniziamo a
chiacchierare mentre lui continua ad offrirmi da bere. E’ un
ragazzo socievole, ha un non so che di seducente… sarà il suo
sguardo o il suo modo di fare, non so. Per un po’ scordo cosa è
successo questo pomeriggio.
Ogni tanto mi sfiora la mano, me la
bacia, mi sorride e si avvicina sempre più a me. Fa complimenti e
osa un bacio sfiorato al mio orecchio. Mi solleva i capelli con una
mano e sento la sua lingua accarezzarmi il lobo dolcemente.
Un
brivido di eccitazione mi scuote e mi chiede se vogliamo andare in un
posto… più tranquillo. Con un cenno acconsento.
Un istante
prima di alzarci una ragazza molto carina mi si avvicina. Bionda,
esile, ma con due seni spropositati rispetto alla sua figura.
Si
avvicina a noi e saluta Alfredo.
-Vedo che hai già fatto
conquiste…!- mi strizza l’occhiolino e sorride a lui.
-Ti
presento Martina… è una mia amica- le porgo la mano e me la
stringe.
-Siamo un particolare tipo di “amici” io e
Alfredo…-.
Si siede con noi e inizia un particolare gioco di
sguardi e di ammiccamenti tra me e lei. Poco dopo le sue mani sono
sulla mia coscia, risalgono fino a sfiorare il lembo dei miei
attillati short.
Mi sussurra all’orecchio… mi dice che sono
bella, che sono il suo tipo… mi chiede se ci sto con lei. Le faccio
cenno di si.
Mi prende per mano e mi conduce con lei. Lasciamo
Alfredo e ci incamminiamo verso dei bungalow lì vicino. Ci voltiamo
e lo vediamo seguirci.
Mi sorride, io le sorrido. Sono
eccitata.
Nella minuscola stanza io e lei ci spogliamo
inginocchiate sul letto. Lei mi sfila il top dorato mettendo in
mostra i miei seni, io le sbottono la gonna e gliela calo. Metto una
mano tra le sue cosce e la trovo umida e bollente.
La stanza odora
di figa e dopo un po’ si impregna dei nostri sudori.
Alfredo è
seduto vicino al letto e ci guarda compiaciuto mentre ci diamo
piacere.
Le mordo i grossi seni, glieli lecco, li stringo, ci
gioco.
Le sue mani mi esplorano la figa e il culo, mi scopa con
quelle. Le inserisce a forma di uncino e mi gratta le pareti interne
facendomi sobbalzare di piacere. I suoi gemiti si confondono con i
miei. Prendiamo a leccarci alternativamente. La sua figa sa di sale e
di pelle, sa di morbido miele, mi impregna le narici, mi unge il viso
mentre sono calata tra le sue gambe. Lei gode quanto se non più di
me, riempiamo la stanza del nostro piacere… solo gridolini di donne
e mani affusolate che si toccano, che si danno piacere, che si
scopano… .
Dopo chissà quanti orgasmi Martina fa cenno ad
Alfredo.
-Sai che genere di amici siamo io e lui?- sorride con lo
sguardo accecato dall’eccitazione.
Alfredo si alza e toglie la
camicia. Si avvicina a noi a bordo letto. Entrambe inginocchiate
davanti alla patta dei suoi pantaloni, lo sbottoniamo insieme come
fossimo due bambine curiose che scartano un regalo.
Poco per volta
tiriamo fuori questo cazzo, lungo e ricurvo all’insù, tendente
verso sinistra, venato… tanto… e turgido. Sento la mia figa
illanguidirsi, Alfredo mi aiuta a distendermi e si posiziona tra le
mie gambe.
Mentre Martina mi massaggia il clitoride lui mi spinge
il cazzo in figa. Lo fa strisciare tutto, dentro, veloce e a fondo.
Mi inarco un istante e mi si spezza il respiro. Appena mi rilasso un
secondo, Alfredo prende a scoparmi con foga mentre Martina lo incita…
spacca la figa a questa puttana, voglio vederla arrossata, dolorante
dal troppo godere… .
Tra le mie grida di godimento la vedo
smettere di masturbarmi e sedersi sul mio volto.
-Tira fuori la
lingua e leccami… dai puttana, fammi godere… dai…- mi dice.
Il
suo miele mi impregna del tutto il volto. Tento malamente di
soddisfarla, scossa come sono dagli orgasmi che mi procura il cazzo
di Alfredo.
Sembra non stancarsi mai. Ci fa mettere entrambe a
bordo letto, col culo in su e ci scopa una dopo l’altra, a turno.
All’una riserva le dita o palpate al culo mentre l’altra davanti
a lui viene scopata con forza in forti schioppi.
Poi lecca il culo
ad entrambe… ci allarga il buco con le dita. Vedo Martina aiutarlo
tenendomi le natiche aperte per lui. La sua lingua mi sonda il
buchetto, lo percorre e lo inumidisce; poi sono le sue dita ad
entrare, prima solo l’indice, poi indice e medio.
-Ha un bel
culo questa troietta… guarda Marti… ora glielo fotto…- lei
sorride entusiasta.
Martina gli lecca il cazzo, glielo bagna per
bene affinchè io goda e poi, con la bocca che sa del pompino che gli
ha appena fatto, prende a baciarmi con passione. I miei gemiti
muoiono nella sua bocca mentre sento la grossa asta di carne che si
intrufola nello stretto cunicolo del mio intestino.
Inizia
scopandomi piano, prende spazio e ne ottiene, il mio culo si adatta
alle sue dimensioni; poi prende a fottermi, con una mano mi afferra
un fianco e l’altra mi masturba il clitoride.
Martina smette di
baciarmi e ci guarda. Si masturba ad un palmo dal mio naso e lo
incita ancora… falla godere, rompile anche il culo ma voglio
sentirla godere.
Poi è lei a voler essere inculata. Mi mette le
natiche contro il viso e sono io a prepararla. Le lecco il buco e
glielo massaggio fino ad ammorbidirlo. Alfredo si posiziona davanti
alle sue chiappe sode e le stringe tra le mani. Con lei usa meno
delicatezza… dopo pochi secondi già grida di dolore ma anche di
goduria.
Le raggiungo le tette con una mano e gliele tocco… la
tensione e lo sforzo di contenerlo gliele ha rese gonfie e dure come
il marmo. Se ne sfioro i capezzoli la vedo sussultare.
I nostri
amplessi si susseguono in modo continuo… ci diamo piacere a vicenda
ininterrottamente, senza darci pace né trovarla. Gli orgasmi sono
forti tanto da essere dolorosi e brucianti.
Quando finalmente
Alfredo sborra per la seconda volta anche io e Martina ci accasciamo
stanche e sfinite.
Controllo l’orologio. Sono le 2 e 45. Prendo
i vestiti, li infilo e saluto i due.
Martina mi bacia sulla bocca,
mi dà il suo numero di telefono e mi dice che è stata benissimo,
che quando avrò voglia li troverò di nuovo disponibili.
Saluto
entrambi e mi avvio al camper.
La mia pelle è ancora pregna degli
odori ma sono stanca e decido di darmi solo una passata di salviette
lasciando la doccia all’indomani.
Quando varco la porta del
camper papà è al buio, sdraiato sul letto al buio ma sveglio ad
aspettarmi.
Mi guarda e mi chiedo cosa vorrà.
Intanto nello
stretto abitacolo l’odore di sesso che ho addosso si diffonde senza
lasciare nessun dubbio sulla sua origine.
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