Vanni:
La guardo sdraiata sul lettino al sole. E
considero quanto è diversa da quella che pensavo fosse fino a
qualche giorno fa. Siamo fratelli, ci separano solo quattro anni d’età,
siamo tanto simili nell'aspetto quanto differenti di carattere e
personalità.
Lei ne ha ventisei, è laureata, due master importanti,
ha preso in mano tutta l’amministrazione dell’azienda di
famiglia, un’intelligenza tutta votata alla razionalità, io invece
sono ancora in preda a tutti i dubbi esistenziali possibili,
frequento filosofia ma con scarso successo, viaggio, ma non trovo uno
scopo, non so dove indirizzare la mia vita.
Mi piace scrivere, ma non ho argomenti validi da
esporre. Mia madre e mia sorella fanno si che possa fruire di tutti i
vantaggi della posizione familiare e del loro lavoro, non chiedendomi
nulla e non facendomi alcuna pressione per un mio cambiamento. Mia
madre, rimasta vedova quando noi eravamo bambini, sembra nostra
sorella appena un po’ più grande, è una donna dedita al suo
lavoro e molto simile come carattere a mia sorella. Io sono il
sognatore di casa, un po’ compatito e viziato da ambedue….
Da
qualche giorno guardo Giò, si… Giò, diminutivo di Giovanna,
nostro padre, alla nostra nascita, ebbe la grande idea di chiamarci
Giovanna e Giovanni, provocando in noi un’avversione per questi
nomi quasi patologica, alleviata dall'utilizzo costante dei
diminutivi: Giò... infatti per lei e Vanni per me. Quindi dicevo, da
qualche giorno guardo Giò con degli occhi diversi, esattamente da
sabato….
Sono
destato dalle mie fantasticherie dalla sua voce.
“Vanni?”.
“Si?”.
“Mi
sposti l’ombrellone? …Mi lasci solo le gambe al sole…”.
Mi
alzo e sposto l’ombrellone, lei è distesa pancia sotto, indossa
solo gli slip, il costume le lascia i glutei completamente scoperti,
distolgo a fatica gli occhi e vado in cucina, prendo una coca per me
e per lei preparo una mistura d’orzata e menta con acqua minerale e
ghiaccio.
“Bravo! Vedi che funziona la telepatia fra noi? Avevo pensato quanto
sarebbe stato carino se tu mi avessi portato da bere e questo è
avvenuto…”.
“Peccato
che non funzioni per altre cose…”, ribatto.
Si
mette a sedere, prendendo il bicchiere. Il suo seno nudo, che qualche
giorno prima non notavo nemmeno, ora mi mette a disagio, distolgo gli
occhi.
“Che
hai? E’ qualche giorno che sei così acido, …che ti ho fatto?”.
“Prova
con la telepatia…”.
Mi
rimetto a sedere.
Dopo
un po’….
“Vanni?”.
“Si?”.
“Mi
spalmi un po’ di crema sulla schiena? Per favore…”.
Sbuffando
mi alzo, m’inginocchio di fianco al suo lettino, prendo della
crema e inizio a spalmarla sulla schiena, lentamente e delicatamente,
la sua pelle è levigata e calda, mi trasmette attraverso le mani
delle sensazioni piacevoli.
“Vanni?”.
“Si?”.
“Su…
dimmi cosa c’è, sento che sei arrabbiato…”.
Non
sono solo arrabbiato, sono confuso, frastornato e dal sabato
precedente non ho in testa che una visione….
Ho
timore a parlarne….
“Non
sono arrabbiato, è che da sabato scorso… è cambiato tutto…”.
“Da
sabato…? Non ci capisco niente… Hai dei problemi?”.
“Si,
…sabato! Non ti ricordi proprio niente di sabato…?!”.
“Niente…!
Ora devi proprio spiegarti…!”.
“D’accordo,
se proprio vuoi …”.
Continuo
a passarle le mani sulla schiena leggermente. Ora è quasi una lunga
carezza, lei si è sollevata sui gomiti durante la discussione, ma
ora si ridistende.
“Sabato
sera avevo in programma d’uscire, ma poi cambiai idea e mi misi a
scrivere e restai a casa, nella mia camera… ora capisci…?”.
“Vai
avanti… e intanto passami la crema sulle gambe…”.
Prendo
a spalmare la crema, abbondante, sulle gambe e… sento che la mia
voce si fa roca.
“Poi
sentii entrare qualcuno e parlare giù nel salone, era già notte e
mi chiesi chi di voi era rientrata, ci misi qualche tempo a finire
quanto stavo scrivendo. Poi mi accorsi che non erano parole che
sentivo arrivare dabbasso ma dei gemiti. Devo andare avanti… o
hai capito?”.
“Vai
avanti… e mettimi un po’ di crema anche sul sedere…”.
Prendo
a manipolare le natiche, sode, lisce come il marmo e
contemporaneamente plastiche.
“Allora
vado avanti… se è questo che vuoi… quindi incuriosito, mi porto
sul ballatoio, il salone è nella penombra, non è stata accesa
nessuna luce ma si distingue sufficientemente grazie al chiarore che
viene dalle finestre, sento i gemiti venire dalla direzione dei
divani e ti vedo! Devo proseguire…?”
“Vai
avanti…”.
“Sei
distesa sul divano, hai la gonna su alla vita, le gambe larghe e…
fra le gambe… la testa di un uomo! Ti sta baciando… fra le gambe
e tu gemi… stai provando piacere… questo è evidente… si,
questa cosa ti piace…. Io non so cosa fare, tornare in camera mia?
Qualcosa mi trattiene. E’ più forte di me…!”
“Vai
avanti…”.
“Tu
gli prendi la testa e la tieni premuta sul tuo ventre mentre
t’inarchi tutta fino ad avere solo la testa appoggiata sul divano,
sei in preda ad un piacere travolgente. Ora hai goduto, ti alzi e fai
distendere il tuo compagno, che non distinguo chi è, sul divano. Ti
togli tutti gli indumenti con una frenesia incontenibile, poi spogli
lui, s’intravede nel relativo chiarore il suo membro ritto, tu ti
chini sul suo ventre e inizi a baciarlo, prima lentamente con delle
linguate, poi vedo solo la tua testa andare su e giù, su e giù.
Quello mi ossessiona di quei momenti è il tuo sedere, chiaro nella
penombra, che si muove in sintonia con la tua testa…”.
“Vai
avanti…”.
“Il
problema è che sto guardando mia sorella mentre… prende in bocca
il membro di un uomo e sono ECCITATO! E mi sento colpevole. Intanto
il vostro spettacolo continua, ti alzi e a gambe larghe ti pieghi
fino a… introdurtelo, ad impalarti sul membro del tuo compagno, gli
dai la schiena, lui ti prende i seni fra le mani e li stringe con
forza, tu cominci ad alzarti ed abbassarti facendo forza sulle
ginocchia, mentre delle urla di piacere escono dalla tua bocca e
grugniti animaleschi da quella di lui.”
Mentre
parlo, continuo lavorarle le natiche, ora lei ha aperto di più le
gambe… e io spingo i miei movimenti fino all'interno delle cosce
ma lontano dal suo inguine e cosa dire… ho un’erezione
spaventosa, tanto da essere dolorosa com'è compressa dalle
mutandine.
“Vai
avanti…”.
“Dai
tuoi movimenti e dai tuoi gemiti è evidente che godi, forse passi da
un orgasmo all'altro, scuoti la testa come in preda al delirio, ti
alzi, ti giri verso di lui e riprendi a lavorarlo… la cosa va
avanti per un bel po’… tu gemi e godi… e io… mi vergogno a
dirlo ma…”
E
m’interrompo...
Lei
aspetta per qualche attimo e poi:
“Vai
avanti…”.
“Ho
un’erezione… che mi fa persino male …e mi comincio a masturbare, mi masturbo mentre guardo mia sorella che sta facendo sesso. Questo mi fa soffrire… e vergognare ora, ma in quel
momento…”.
“Vai
avanti…”.
“Cambiate
ancora posizione, ti chini con la testa sul divano e così gli offri
il tuo sedere, lui prende in mano il suo membro lo indirizza e ti
penetra, comincia a lavorati con forza, lo vedo spingere contro di
te, mentre sento dei forti schiocchi quando il suo ventre colpisce i
tuoi glutei. “
“Vai
avanti…”.
“Io
mi masturbo con forza, mi pare che il mio membro non sia mai stato
così grosso, lungo e duro… cerco di andare in sintonia con voi
due… di non venire troppo presto…”.
“Vai
avanti…”.
Mentre
racconto noto che sta muovendo il bacino, mi trattengo a stento dal
passarle una mano fra le gambe.
“Io
vorrei venire, ma voi… continuate ancora e ancora… tu ora urli e
passi da orgasmo ad orgasmo. Finalmente si stacca, s’inginocchia e
prende nuovamente a baciarti, ti apre le natiche e spinge la sua
bocca, lo intuisco… fino a leccarti… l’ano, tu lo assecondi
muovendoti di conseguenza. Ti fa alzare e ti mette ginocchioni con la
testa sul tappeto. Gli porgi vogliosa le tue natiche, lui a gambe
larghe e leggermente piegate è sopra di te… prende il suo membro,
lo posiziona… e lo spinge… nel tuo sedere… e tu spingi contro
di lui fino a riceverlo per buona parte… poi ti monta come un toro…
a lungo, tu urli dal piacere e lui grugnisce come un maiale. Io vengo
con un lungo orgasmo con dei lunghi getti di sperma. Voi continuate
ancora. Finalmente viene anche il tuo amante, tu urli il tuo
piacere… poi vi sdraiate esausti sul tappeto… io rientro in
silenzio nella mia stanza.”.
Finisco
di massaggiarle le gambe e mi rimetto a sedere. Lei si alza e si gira
verso di me, il suo viso è congestionato.
“E’
tutto? Si…? Hai visto scopare tua sorella? Bene e adesso hai dei
problemi. Non pensavi che fosse così troia e sei scioccato? Beh, è
ora che tu torni sulla terra, bambino. Stai ancora cercando una
Beatrice dantesca o la Dulcinea di Don Chisciotte e non ti rendi
conto che non esistono, la realtà è diversa. Siamo esseri razionali
ma in certe circostanze sono i nostri istinti ad avere il predominio
nei nostri comportamenti e ridiventiamo bestie. Noi donne abbiamo le
nostre fantasie, le nostre voglie segrete e siamo di carne, sangue,
viscere, uriniamo e defechiamo, non siamo creature eteree.
Svegliati!”.
S’infervora
durante il suo discorso, il respiro è diventato affannoso e i seni
sussultano mentre parla, glieli guardo avidamente, i capezzoli sono
inturgiditi.
“Che
cosa vuoi da me?”.
“Giò,
è che da quella sera non penso che a te… ti rivedo mentre sei in
ginocchio sul tappeto… sono sempre eccitato e ho delle erezioni
continue, mi masturbo in continuazione. Non vorrei, ma ti desidero
più di qualsiasi cosa al mondo e questo mi fa soffrire le pene
dell’inferno…”.
Il
suo viso cambia espressione e mi guarda in maniera diversa,
socchiude le lunghe ciglia e il suo viso si distende, le labbra
aperte sono tumide, con la lingua si bagna le labbra.
“Ah…
è questo allora che ti rode…”.
“Guarda
anche adesso, guarda in che condizioni sono… mi fa male da tanto mi
tira…”.
Mi
alzo e le mostro la mia erezione, il membro spinge i pantaloncini
quasi voler passare attraverso il tessuto.
Lei
sussurra:
“Allora
è questo che vuoi. Vuoi che ti dia un po’ di sollievo? Vuoi
che tua sorellina faccia la porca anche con te?”.
“Voglio
fare con te le stesse cose che hai fatto sabato sera…”.
“Tutto
quanto, fino alla fine?”.
“Si,
poi avrò un po’ di pace…”.
“Liberalo,
tiralo fuori se ti fa così male… fammelo vedere…”.
Mi
abbasso velocemente i pantaloncini e libero il pene che svetta verso
l’alto.
“Non
ti facevo così ben messo. Sei proprio bello, così grosso e
lungo…”.
“Che
bel cazzo che hai, fratellino, ora te lo bacio…”.
Prende
a menarmi con maestria, mi libera e poi ricopre con la pelle
dell’asta il glande, turgido e violaceo dall'eccitazione, mi
bacia la cappella, l’asta, i testicoli, mi prende in bocca… io
mi rovescio indietro dal piacere, m’insaliva per bene e aumenta
sempre di più la quantità di pene che ingoia, sento la sua lingua
lavorarmi, mi sta portando in un vortice di piacere, dai fondo sento
salire sempre più in fretta l’orgasmo fino a sbocciare in una
eiaculazione cospicua e prolungata. Lei è colta di sorpresa, riceve
il mio sperma in bocca, in parte l’ingoia e il resto lo riceve sul
viso a bocca aperta.
“Sei
venuto subito… quanto voglia avevi… e quanto sperma…”.
Continua
a menarmi e a leccarmi il pene, questo per qualche attimo perde la
sua rigidità e diventa molliccio fra le sue labbra per poi subito
ridiventare duro come un bastone.
“Bravo…
ora vuoi dare un po’ di piacere alla tua sorellina?”.
Segno
affermativo con la testa.
“Hai
mai baciato il sesso di una donna?”.
Segno
negativo.
“Vuoi
baciare il mio?”.
Segno
affermativo.
Si
distende a gambe larghe e con le mani si apre il sesso, vedo
l’interno di un bellissimo color corallo e mi butto a leccarla.
Lei
mi ferma la testa.
“No,
fai con calma… piano e con determinazione, ti guido io, e ricorda
che tu mi lecchi per darmi piacere… e che ti fa piacere leccarmi…
io godo tanto sul clitoride”.
Con
le dita mi mostra la piccola appendice turgida che sporge dalla sua
vagina.
“Passa
la lingua ora lievemente ora con forza su questo bottoncino, poi su
tutta la lunghezza della figa e poi ricomincia…”.
Appoggio
la bocca al suo sesso, umido dei suoi umori e godo del suo afrore, mi
piace il suo sapore e il suo odore, fino a quel momento mi faceva
senso baciare così una donna.
Lei
mi guida con dolcezza, ora mi fa leccare con forza su tutta la
fessura, ora solo con la punta della lingua sul suo bottoncino, io
eseguo con la massima sollecitudine, voglio darle il massimo del
piacere.
Lei
mugola e geme anche, ma nulla in confronto alle urla ferine di
sabato. Allora insisto, ci metto tutta la mia passione, lei smette di
parlare, s’inarca sul divano e scuote la testa in preda all'orgasmo e poi si abbandona immobile.
La
bacio sulla bocca lungamente, so del suo afrore e godo che lei lecchi
le mie labbra umide, bagnate di lei, poi mi siedo sul divano, le
gambe unite e la invito a montarmi, mi scavalca, mi mostra le sue
natiche mentre tiene in mano il mio pene e si infila, che
sensazione…! Il pene entra come in un suo fodero naturale, fatto su
misura, caldo, umido e prensile. Si alza e si abbassa sul mio ventre
fino ad unire i nostri peli pelvici. Le prendo i seni e le strizzo
leggermente i capezzoli turgidi. Io mugolo in preda al piacere,
mentre lei geme e mormora parole che non capisco. I suoi movimenti si
moltiplicano, ora s’impala con più forza e con maggior frequenza,
io l’assecondo con delle spinte verso di lei. Poi, si blocca e si
siede sul mio ventre mentre dei brividi la scuotono.
Ora
la faccio alzare, la faccio chinare con la testa sul divano e
indirizzo il pene verso la sua apertura fradicia, entro e comincio a
stantuffarla con forza, ma perché non urla di piacere? Si, gode... questo è evidente, ma non come con il suo compagno del sabato.
Moltiplico il mio impegno, sono in bagno di sudore, lei geme e
continua ad emettere suoni che sono parole o qualcosa di simile. Sono
in preda ad un parossismo sessuale che addirittura mi permette di
controllare il mio piacere, voglio che lei goda… che goda come
sabato. Esco da lei e m’inginocchio, le allargo le natiche e lecco
il suo buchetto, continuerei fino a consumarmi la lingua, con dito
forzo la rosellina del suo ano, lo introduco più e più volte
mentre lei si dimena. La faccio sollevare dal divano e l’invito ad
inginocchiarsi sul tappeto con la testa a terra…
“Mi
vuoi inculare…?”.
Le
faccio un segno affermativo mentre mi tocco l’asta del pene.
“Aspetta…
metto del lubrificante perché il tuo cazzo è veramente grosso…”.
Con
queste parole solletica tanto il mio ego che le perdono di non godere
come con il suo amante.
Potenza
della psiche femminile.
Sculetta
in bagno e torna dopo un minuto….
“Ho
fatto anche pipì…”.
Lei
da brava riprende la posizione adatta.
Allargo
le gambe e mi metto sopra il suo sedere e le indirizzo la punta fra
le sue natiche, la lavoro con il glande finché sento che il suo
sfintere si allarga e spingo prima leggermente e poi con maggior
forza… ora tutta la cappella è dentro di lei, lei spinge il suo
culo verso il mio ventre, vogliosa di essere penetrata di più. La
posizione è faticosa e voglio finire, voglio godere… eiaculare
dentro di lei… la monto con forza, la penetro fino ad incontrare i
suoi glutei con il mio ventre… finalmente sento montare l’orgasmo,
sento correre lo sperma verso di lei mentre spasmi di piacere mi
squassano… vengo… poi mi accascio sulla sua schiena.
“Lascialo
dentro…”.
Ubbidisco
e riprendo a poco a poco a respirare normalmente. Sono pesante ma lei
non si lamenta. Quando infine mi libero, un fiotto di sperma e un
rigurgito d’aria le escono dal suo buchetto allargato, lei si
distende accanto a me.
Passa
qualche istante e si stringe a me baciandomi:
“Sei
contento ora? Hai fatto tutto quello che hai visto sabato…”.
“E’
stato magnifico…. Potremo rifarlo, vero?”.
“Tutte
le volte che vorrai fratellino, mi hai fatto godere un’infinità di
volte… solo… niente gelosie… perché ho intenzione di
continuare a scopare con tutti quelli che mi faranno venire la voglia... d’accordo?”.
Mentre
lo dice sorride soddisfatta.
“Però
con lui gridavi e gemevi veramente come un’invasata, sembravi in
un’estasi continua, mentre con me…”.
“Avevo
bevuto mezza bottiglia di Dom Perignon…”.
“Allora
domani ne compro dieci casse…”.
“Bravo…!“.
Ora
ride.
Che
fa, mi prende in giro?
Poi,
sempre ridendo:
“A
proposito… io ho trascorso tutto il fine settimana a Firenze. Qui
non ci ho messo piede…”.
“Cosa…?!
Ma allora… chi era…? No… non può essere… la mamma!”.
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